RELAZIONE DI NARRATIVA

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I FIORI BLU

 

 di Daniel Migliozzi

TITOLO

Il titolo deriva dal fatto che in questo romanzo sono nominati dei particolari fiori di colore blu, all’inizio e alla fine della vicenda, simbolo di quello che decade e che poi rinasce (citazioni rispettivamente del primo e dell’ultimo capitolo sono “Qui il fango è fatto dei nostri fiori. – …dei nostri fiori blu, lo so.”, “Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.”). L’edizione è Einaudi, traduzione di Italo Calvino.

AUTORE

Queneau nacque a Le Havre il 21 febbraio 1903. Laureatosi in filosofia, fra il 1924 e il 1929 partecipò attivamente al movimento surrealista. Redattore della casa editrice Gallimard a partire dal 1938, ebbe un ruolo di spicco nella cultura dell’antifascismo europeo, entrando nel 1944 nel direttivo del Comitato nazionale degli Scrittori, nato negli ambienti della Resistenza francese. Fu appassionato di matematica, linguistica, letteratura, psicoanalisi. Esordì nel 1933 col romanzo Il pantano (1933) che ebbe un immediato successo di critica e di pubblico. La produzione antecedente la seconda guerra mondiale, mostra, all’interno di una prevalenza di interesse esistenziale, un crescente interesse per la meta-letteratura, ovvero per la pratica letteraria come terreno di oggettiva relatività dei segni linguistici. È un processo che lo portò, negli anni successivi, a sciogliere le durezze sperimentali nella direzione di una scrittura più libera e fantastica, densa di implicazioni gnoseologiche, in cui il suo retroterra culturale erudito ed eclettico gioca con lo humour nero e surrealista, e con l’ironia dialettica di tradizione razionalista. Il suo è un relativismo radicale, che fa leva sulla scoperta della casualità dei linguaggi. Nel 1960 fondò “Ouvroir de littérature potentielle” (Oulipo), che divenne ben presto un importante punto di riferimento per la sperimentazione letteraria europea. A partire dagli anni Cinquanta lavorò attivamente nel cinema come ideatore, sceneggiatore e qualche volta anche come attore. Morì a Parigi nel 1976.

RIASSUNTO

La mattina del venticinque settembre milleduecentosessantaquattro il Duca d’Auge, dopo aver considerato un momentino la situazione storica, si affida al suo cavallo ciarliero, Demostene, per farsi portare a Parigi, accompagnato dal suo fedele scudiero Mouscaillot d’Empoigne. Durante il viaggio viene osservato come il fango di quell’epoca fosse fatto dei loro fiori blu e si discorre sul proseguimento del lavori per la costruzione della cattedrale a Parigi. Giunti a Notre-Dame per vedere i lavori alla cappella, incontrano il re Luigi IX, che propone al Duca di intraprendere, insieme a lui, un’altra crociata; dopo aver rifiutato l’offerta si dirige verso una locanda e si mette a riposare.

Nel 1964, in una chiatta ormeggiata a Parigi, vive, immerso nell’ozio, Cidrolin. La sua chiatta sarebbe vuota, se non fosse per sua figlia Lamelia, sempre in cerca di un marito, ma capace di tenere a bada la chiatta e, ciò che più conta, preparare dell’ottima essenza di finocchio, di cui il padre è ghiotto. Gli unici problemi della vita di Cidrolin sono dovuti alla riverniciatura mattutina della staccionata davanti alla sua chiatta, sporcata ogni notte da insulti di vario genere (molto frequenti sono gli accenni alla sua precedente e scontata pena in carcere), e quella di rispondere ai passanti che lo importunano ogniqualvolta si trovi a pensare tra sé e sé.

Il Duca d’Auge torna al suo castello con Mouscaillot e si vede costretto a pagare una certa somma di denaro per finanziare le spese per la crociata, non andandoci lui di persona: rifiuta di pagarla e decide di comprare dei cannoni per difendere il suo castello dagli attacchi che, probabilmente sarebbero seguiti, dopo quel rifiuto. Il Duca d’Auge si trova sempre più spesso in conflitto con Onesiforo Biroton, sacerdote del suo castello e con l’abate Riphinte, per questioni di tipo religioso e culturale: viene accusato varie volte di praticare il neologismo, mentre racconta dei suoi sogni, nei quali vive a Parigi a bordo di una chiatta.

I problemi per Cidrolin sorgono quando Lamelia decide di maritarsi con un dipendente trasporti pubblici. Ora Cidrolin si ritrova nella chiatta da solo, ed è per questo che si rivolge ad Albert, incontrato per caso al Bar Biturico, il cui proprietario è Onesiforo; Albert gli avrebbe procurato una governante che gli avrebbe tenuto in ordine la chiatta e che gli avrebbe fatto compagnia. Sulla strada del ritorno, sorpreso da un temporale, viene ospitato dal proprietario di un campo per campisti: fanno amicizia e si promettono di rivedersi presto.

Il duca decide di sposarsi con la figlia di un taglialegna, Russula, incontrata in un bosco nei suoi possedimenti un giorno in cui si era perduto. Convinto poi dal suo destriero di meritare una statua equestre si mette in marcia alla volta di Firenze, dove l’avrebbe fatto scolpire, e durante il cammino, nel bel mezzo di un temporale, si imbatte in Timoleo Timolei, un alchimista. Incuriosito dalle sue pozioni, decide di prenderlo con sé al castello, suscitando le proteste della giovane moglie, che avrebbe preferito un sedicente astrologo di nome Dupont che già le aveva predetto un erede. Alla fine il Duca opterà per l’alchimista, nella speranza di poter usufruire di alcune scoperte come l’elisir di lunga vita e la pietra filosofale.

Dopo qualche settimana di attesa, finalmente Lalice prende il posto di governante nella chiatta di Cidrolin; inizialmente sono un po’ distaccati ma si affezionano in fretta e si crea fra loro un rapporto speciale.

I problemi al castello del Duca degenerano: per essersi intromesso in una lite personale fra il Duca e a sua moglie, Mouscaillot viene ucciso e prontamente sostituito dal fratello Pouscaillot; lui e il Duca d’Auge si avviano verso la solita locanda di Parigi.

Lalice si abitua presto alla vita sedentaria tipica di Cidrolin e impara ed apprezzarlo per quello che è. Spesso lui vorrebbe raccontarle i suoi sogni che hanno come argomento un Duca e i suoi viaggi per la Francia.

L’abate Riphinte comunica la morte di Russula al marito che, per nulla affranto, tenta di abbattere definitivamente le teorie religiose sull’inesistenza dei Preadamitici, portando l’abate in alcune caverne del Périgord: in queste caverne vengono ritrovate sulle pareti delle incisioni infantili. Il religioso è costretto, dopo un’accurata analisi, ad ammettere l’esistenza dei Preadamitici, dopodiché si dirige verso Parigi, dove è in corso una rivoluzione. Intanto il Duca e il suo scudiero decidono di partire per la Spagna per evitare la rivoluzione.

Un camper si ferma in prossimità della staccionata di Cidrolin e l’autista gli chiede la direzione per il campo per campisti. Cidrolin si offre di ospitare l’intera compagnia del camper, non essendo stata accettata nel campo per via di due cavalli che portavano con loro. Durante il loro soggiorno, l’autista, un Duca di nome Auge, e Cidrolin scoprono di avere in comune molte cose: entrambi sognano, entrambi dipingono (Cidrolin sulla sua staccionata e il Duca sulle pareti delle caverne del Périgord), entrambi vanno pazzi per l’essenza di finocchio. Il Duca d’Auge si sistema così nella chiatta per qualche giorno, insieme a sua figlia, a Pouscaillou e alla madre del Visconte. Per tutto il periodo del soggiorno, sia il Duca che Cidrolin non sognano nulla di significativo. Per sdebitarsi dell’ospitalità, il Duca d’Auge promette di catturare il responsabile degli insulti scritti sulla staccionata. Dopo qualche ora di appostamento, il Duca rientra vittorioso nella chiatta con il colpevole: Labal, il proprietario del campo per campisti e guardiano del palazzo in costruzione davanti alla chiatta di Cidrolin. Ma il sospetto è scagionato dalla sua convinta orazione, Labal sarebbe una sorta di giustiziere, che conosce solo la pena di morte per i suoi imputati. Nella sua vita si è sempre occupato di fare giustizia laddove la giustizia non compiva il suo dovere, e per questo si era già macchiato di più di trecento omicidi; quella sera, come da molte altre sere, si era appostato nei pressi della staccionata per cogliere sul fatto il colpevole, e sarebbe stato per questo catturato ingiustamente: viene rilasciato e promette di catturare il vero responsabile di quella che lui reputa un’ingiustizia. La sera seguente il giustiziere scopre il colpevole: è Cidrolin che la notte scrive frasi ingiuriose sulla propria staccionata, per aver qualcosa da fare il giorno successivo. Lalice rimane molto scossa da questa scoperta e, dopo essere scappata in cerca di Albert, che scopre essere in prigione, trova l’unico sfogo in una significativa discussione con il Duca, nella quale rivela il suo amore per Cidrolin e fa ritorno dal suo amato. Intanto crolla inspiegabilmente il palazzo in costruzione davanti alla chiatta: nessuno vi abitava ancora, ovviamente, tranne il guardiano. L’indomani mattina, una volta assecondata la volontà dei cavalli di scendere nella chiatta per l’imminente pioggia, il Duca d’Auge taglia gli ormeggi ed è pronto a partire con la chiatta. Cidrolin scende nel canotto di salvataggio con Lalice e sparisce. L’imbarcazione finisce per arenarsi su una torre, dalla quale il Duca d’Auge considera un momentino la situazione storica: cominciano a sbocciare dei piccoli fiori blu.

PERSONAGGI

Protagonisti

—Il Duca d’Auge è un nobile francese che inizia la vicenda analizzando la situazione storica dall’alto della sua torre: simbolo di chi è superiore agli altri e capisce meglio le cose (sembra infatti che il Duca sappia sempre tutto nella storia). Questa sua posizione lo induce a rifiutare l’offerta di partire per la crociata insieme a Luigi IX (come se sapesse la fine che avrebbe fatto) o lo spinge a dipingere disegni infantili sulle pareti di alcune caverne del Périgord e fingerle come prova dell’esistenza dei Preadamiti. Anche questa sua ostilità a ciò che riguarda il religioso è caratteristica, infatti un uomo che conosce e analizza le cose esclusivamente dal punto di vista materiale non ha una sua fede personale; questa sua lotta contro gli ideali della chiesa lo spingono varie volte a scontrarsi con i religiosi che lo affiancano durante le sue vicende. Alla fine del romanzo, si trova nuovamente in cima ad una torre, dove è approdato con l’Arca di Cidrolin, ad analizzare la situazione storica. Gli capita spesso di sognare di essere Cidrolin.

—Cidrolin è una specie di fannullone dell’età moderna i cui unici passatempi sono ridipingere la staccionata davanti alla sua chiatta, sempre imbrattata da calunnie nei suoi confronti, e sognare: il suo sogno è un’unica storia delle vicende del Duca d’Auge che si susseguono come a “puntate”.

Personaggi secondari

—Mouscaillot d’Empoigne è un Visconte, compagno di viaggio del Duca. Resta sempre zitto perché sa che il Duca userebbe violenze sulla sua persona se non lo facesse: verrà persino ucciso dal Duca per essersi intromesso in una faccenda tra lui e sua moglie.

—Luigi IX è il re di Francia che invita il Duca d’Auge a partecipare con lui ad un’altra crociata. Muore durante l’impresa , a causa di un’epidemie di peste.

—Onesiforo Biroton è il sacerdote che vive al castello del Duca e con il quale il Duca si trova spesso il conflitto per quanto riguarda questioni sia di ordine teologico che mondano. È anche il barista del locale dove Cidrolin incontra Albert.

—Riphinte è un abate che discute ardentemente con il Duca d’Auge sulla questione dell’esistenza dei Preadamiti, non appoggiata dal religioso. Dopo aver ottenuto la (finta) prova dell’esistenza dei Preadamiti abbandonerà il Duca per dirigersi a Parigi dove di starà svolgendo una rivoluzione.

—Demostene è il cavallo del Duca. La caratteristica di questo animale è quella di saper parlare ed avere persino doti di eloquenza: spesso s’intrattiene a discutere con il padrone riguardo a questioni politiche o che considerano la società del tempo.

—Stephane è il cavallo di Mouscaillot, anche lui sa parlare ma preferisce tacere per via dei duri maltrattamenti che, altrimenti, subirebbe da parte del Duca.

—Pouscaillot è il fratello di Mouscaillot. Diventa Visconte alla morte del fratello e compagno di viaggio del Duca d’Auge: diventa una copia esatta di Mouscaillot, tranne per quanto riguarda l’intervenire nelle questioni private del Duca, non si permette mai, infatti, di intromettersi (sempre per evitare l’uso di prepotenze sulla sua persona).

—Timoleo Timolei è un alchimista che vive nella foresta vicino al castello del Duca. Quando questi lo incontra lo porta subito nella sua dimora per aiutarlo nei suoi esperimenti, per poi ricavarne qualche beneficio.

—Russula è la seconda moglie del Duca d’Auge. Gli è fedele ma è divergente sulle opinioni riguardo alla religione. Muore di consunzione pochi mesi dopo la morte di Mouscaillot.

—Lamelia è una delle tre figlie di Cidrolin. È sempre gentile con il padre e rimane con lui fino a quando non diventa moglie di un dipendente trasporti pubblici.

—Albert è un caro amico di Cidrolin. È lui che gli procura una governante dopo il matrimonio di Lamelia. Viene arrestato per istigazione alla prostituzione.

—Lalice è la governante della chiatta di Cidrolin dopo il matrimonio dell’ultima figlia di quest’ultimo. Gli diventa subito molto affezionata, e quasi innamorata, ma lo vuole lasciare dopo aver scoperto, grazie a Labal, che era lui stesso a scrivere quegli insulti sulla staccionata di fronte alla chiatta, poi, convinta dal Duca d’Auge, ritorna da Cidrolin.

—Labal è il guardiano del campo per campisti. È in realtà un “vendicatore”, cioè punisce colore che, nonostante la propria colpevolezza, sono stai assolti dal giudice in tribunale. Si fa assumere come lavoratore per la costruzione di un palazzo di fronte alla chiatta di Cidrolin per scoprire chi fosse il colpevole degli ingiuriosi insulti alla persona di Cidrolin, che lui considerava innocente. Muore travolto dalle macerie del palazzo in costruzione.

SPAZIO

La storia è ambientata in Francia, il luogo di ambientazione rimane sempre lo stesso in tutto il romanzo, cambia soltanto l’epoca in cui i protagonisti vivono le proprie vicende. I luoghi in cui si svolge la vicenda sono prevalentemente aperti, vi sono spesso viaggi che portano i personaggi a spostarsi attraverso pianure, boschi, strade o piazze. Non mancano comunque scene in luoghi chiusi, in questo caso castelli, locande, caverne, bar e chiatta di Cidrolin. In molti casi i luoghi rispecchiano i pensieri e le sensazioni dei personaggi (Cidrolin sempre immobile come la sua chiatta che è sempre rimasta ormeggiata e il Duca d’Auge è spesso sofferente della “situazione storica” in cui si trova).

TEMPO

La storia narrata si svolge tra il 25 settembre 1264 e il 1964. La caratteristica particolare di questo romanzo è il completo disfacimento della storia: il Duca d’Auge nel 1264 incontra Luigi IX, nel 1439 compra cannoni, nel 1614 incontra un alchimista, nel 1789 dipinge sulle pareti delle caverne del Périgord, nel 1964 incontra Cidrolin. Le scene sono prevalentemente statiche; le immagini scorrono sotto gli occhi del lettore con la stessa velocità con cui si legge. Si alternano tempi lenti, in cui i personaggi riflettono sulle vicende, e scene di movimento o di dialogo.

STILE

L’autore utilizza a volte termini del linguaggio moderno per nominare una cosa del tempo in cui si trova il Duca (si dice infatti che utilizza neologismi). Fa esprimere i personaggi in modo formale o informale a seconda della situazione in cui si trovano, a volte anche in modo volgare. L’autore utilizza una scrittura semplice, per dar modo al lettore di non soffermarsi sull’interpretazione del modo di scrivere, ma di renderlo partecipe delle vicende e delle riflessioni dei personaggi e dell’autore stesso.

TECNICHE DI PRESENTAZIONE DELLE PAROLE E DEI PENSIERI

In questo romanzo sono presenti alternativamente (per tener vivo l’interesse del lettore) discorsi diretti e indiretti. Nei dialoghi i personaggi non esprimono sempre i loro pensieri, questo compito è riservato alle riflessioni interiori di alcuni di loro. È presente il discorso indiretto libero, soprattutto se il narratore sta esprimendo i pensieri dei personaggi tramite riflessioni interne.

NARRATORE

Il narratore è onnisciente e racconta i fatti come uno spettatore esterno. Il romanzo è diviso in tante scene distinte in cui agiscono i vari personaggi: il narratore prima racconta una parte della storia di alcuni e poi ritorna sulle scene degli altri. Si crea una specie di dualismo tra i protagonisti, che verso la fine del romanzo uniranno le proprie vicende. Il narratore non assume il punto di vista dei personaggi, ma ne esprime, a volte, i pensieri, tramite il discorso indiretto libero.

TEMATICHE

La tematica fondante di questo romanzo è la “problematica storica”: la storia, che all’inizio della vicenda è presentata con la frase “Qui il fango è fatto dei nostri fiori. – …dei nostri fiori blu, lo so.”, alla fine cambia in “Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando. Questo mutamento della “considerazione della situazione storica” che il Duca d’Auge attua è lo stesso pensiero dell’autore, che nota un’evoluzione in positivo della storia dell’intera umanità: avvengono regolarmente (ogni 175 anni) vicende che interessano il Duca e che lo coinvolgono in fatti di grande importanza storica (incontro con Luigi IX, invenzione dei cannoni, presa della Pastiglia). Le opinioni che il protagonista dà sugli eventi da lui vissuti si indirizzano sempre più verso una rivalutazione della società (e quindi della situazione storica), che lo portano a pensare che qualcosa possa “sbocciare” dal “fango” che ricopre momentaneamente la terra; anche il temporale che si ha alla fine del romanzo può simboleggiare una sorta di “diluvio universale” che purifica la società, e che la fa apprezzare agli occhi del Duca (critico della società).

COMMENTO

Devo ammettere che mi sono sentito un po’ confuso quando ho iniziato a leggere questo libro: i numerosi rimandi prima alla storia del Duca, poi a quella di Cidrolin sembravano sequenze di fatti senza alcun filo logico. A mio parere, senza un’adeguata preparazione alla lettura, sarebbe veramente difficile comprenderlo; infatti, solo dopo molte pagine si scopre che i due protagonisti si stanno sognando a vicenda e non sempre è facile cogliere quella sottile ironia che lega le parole utilizzate dall’autore (e, in questo caso, dal traduttore) e penso che senza la cognizione esatta di questi particolari aspetti il libro non valga la pena di essere letto. Il linguaggio utilizzato dall’autore è abbastanza comprensibile, anche se, in alcune parti, un po’ troppo ermetico; ma credo che sia questo lo faccia appartenere a quel filone di opere che indaga sulla situazione, soprattutto interiore, dell’uomo, in questo caso, utilizzando il sogno come mezzo comunicativo. Mi sembra anche un’idea originale quella di far analizzare al protagonista la “situazione storica” all’inizio e alla fine del romanzo, esplicitando chiaramente le sue valutazioni e lasciando, invece, al lettore tutte le analisi delle epoche storiche intermedie. Il messaggio dell’autore sembra proprio quello di un cambiamento immanente della società: in miglioramento (lo si intuisce dalla frase conclusiva del romanzo). Nonostante questa quasi esplicita dichiarazione dell’autore, non capisco perché identifichi la società moderna con la personalità debole ed eternamente nullafacente di Cidrolin, mentre la storia del passato con il poco avventuroso e violento Duca d’Auge. Pur rimanendo con questo dubbio, credo che la lettura di questo libro sia stata piacevole e, in qualche modo, istruttiva.

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