Riassunto del libro Il settimo cielo di Nagib Mafhuz

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Il Settimo Cielo 

Nagib Mafhuz, lo scrittore de: “Il settimo cielo” ha diviso il suo libro in otto racconti.

Il primo dà il nome al libro stesso e s’intitola appunto “il settimo cielo”.

IL SETTIMO CIELO

Il protagonista di questo racconto è Ra’uf, un giovane ragazzo di origini egiziane che è stato ucciso dal suo migliore amico Anus, perché quest’ultimo era innamorato come Ra’uf di Rashida, e non ammetteva che ci fosse la “concorrenza” di un altro.

Così lo spirito di Ra’uf si ritrova davanti a una sorta di tribunale celeste dove viene giudicato per le azioni commesse in tutta la sua vita.

Il suo avvocato difensore si chiama Abu e gli spiega che le sentenze vanno dall’assoluzione alla condanna a morte.

In caso di assoluzione, l’anima del defunto rimane per un anno nel primo cielo e deve dimostrare di avere l’animo buono, nel caso “intermedio” lo spirito farà da guida ad un umano sulla terra, e infine la condanna a morte consiste nel rinascere e condurre un’altra vita.

Ra’uf viene condannato alla pena intermedia, e l’uomo che dovrà guidare sarà il suo assassino: Anus.

Purtroppo Anus muore dopo pochi giorni, ucciso da Rashida, della quale aveva cercato di abusare, e così anche Ra’uf fallisce il suo compito di guida.

Entrambi vengono condannati a morte e rinascono l’uno nella famiglia dell’altro e vengono chiamati l’uno con il nome dell’altro.

Le loro vite sono totalmente differenti: Anus (Ra’uf) vuole bene a suo padre, nonostante commetta crimini anche gravi, viene istruito e quando diventa maggiorenne e capisce che presto scoppierà una rivolta nel quartiere contro suo padre, scappa di casa.

Ra’uf (Anus) invece, cresce molto umilmente e va a lavorare presso un forno.

In questo stesso luogo scatta la rivolta contro il suo ex padre , e i due si uccidono a vicenda.

Quando il padre di Anus si trova al primo cielo, viene condannato a morte (è la terza volta), mentre a Ra’uf viene assegnato il compito di guida dell’agente che lo aveva ricercato per l’omicidio del suo migliore amico.

 

CHIARO DI LUNA

Il secondo racconto presente nel libro, narra la storia di un pensionato cinquantenne, un ex militare che ogni sera va in un locale per vedere cantare una donna (appunto Chiaro di Luna), della quale si era innamorato perdutamente.

Per arrivare a lei escogita i piani più svariati, facendosi amiche alcune persone, anche non troppo rispettabili, esclusivamente per interessi.

Ad esempio diventa amico delle sue “guardie del corpo”; l’una è un venditore di droga, l’altra, che si chiama Musa el Quabali, gestisce un harem. 

La sua rispettabilità diminuisce di giorno in giorno, fino a svanire in seguito al suo arresto, tutto per attingere più informazioni riguardanti Chiaro di Luna.

Sulla ragazza infatti nessuno sapeva praticamente nulla: l’unica informazione in possesso del pensionato era che ogni sera, dopo il lavoro, la veniva a prendere il proprietario del locale con la sua auto.

Il giorno stesso viene rilasciato ma lo stesso destino non tocca a Musa el Quabali.

Al direttore serviva una guardia del corpo per Chiaro di Luna, e così il pensionato venne assunto.

Per non essere licenziato dovette anche fare il contrabbandiere di droga, fino al giorno in cui il padrone del locale si ammalò gravemente e gli spiegò che sua figlia, proprio Chiaro di Luna era fuggita.

Il proprietario del locale morì, e con lui anche tutte le speranze del pensionato nel ritrovare la figlia del suo capo.

Il pensionato cercò di crearsi una nuova vita, consultò uno psicologo che gli consigliò di sposarsi ( era uno scapolo) e di prendere parte alla vita politica.

Il pensionato seguì il consiglio dello psicologo e  tramite un suo amico di partito, seppe che Chiaro di Luna era diventata famosa, così le scrisse una lettera di apprezzamento, alla quale lei ripose con freddezza.

Il pensionato, ormai non più tale, ci rimase male, ma pensò che dopotutto la sua era stata una bella avventura.

 

I VIP

Il narratore racconta la storia di Muhammad, un poliziotto onesto e della sua famiglia composta oltre che da sua moglie e le sue tre figlie, anche da sua nipote e da sua sorella rimasta vedova.

Per il “sovrappopolamento”, la situazione economica non era delle migliori, per questo tutti non vedevano l’ora che la figlia di sua sorella si sposasse con un uomo ricco e se ne andasse di casa insieme a sua madre.

L’occasione si presentò, ma il pretendente era troppo povero.

Intanto Muhammad stava lavorando alla rapina di un portafoglio di un mercante benefattore da parte di un ladro.

Si ricordò che poco tempo fa aveva rivisto un carcerato arrestato da lui stesso che in pochissimo tempo era diventato ricchissimo.

Così indagò sulla faccenda e scoprì che sia il benefattore sia l’ex detenuto si erano arricchiti grazie al contrabbando.

La cosa più sconvolgente era che l’ex detenuto aveva chiesto la mano della figlia di sua sorella a sua insaputa.

Qualche giorno dopo aver chiarito la faccenda in famiglia, scoprì che anche il benefattore-contrabbandiere aveva chiesto la mano di sua nipote.

Viste però le condizioni economiche della famiglia, si sentì costretto ad acconsentire.

Il giorno dopo la nipote, la quale non voleva unirsi in matrimonio al benefattore, scappò di casa.

Diede sue notizie qualche giorno dopo, dicendo che aveva trovato un lavoro onesto dopo che, spinta dalla disperazione, si era rivolta all’ex detenuto.

Egli, volendo dimostrare di essere onesto, le aveva offerto un lavoro da barista degno di essere chiamato come tale. E tutti i problemi della famiglia si risolsero.

 

 

L’AMORE SULLA COLLINA

Nel quarto racconto di questo libro, è narrata la storia di un giovane orientale sulla trentina che non ha mai avuto fidanzate.

Questo lo preoccupa molto, e da un po’ di tempo ha iniziato a fantasticare sulle donne. Ciò lo porta a distrarsi di continuo, tanto che per poco un giorno aveva rischiato di essere investito da un’auto.

Il giovane protagonista era ostacolato non dal fatto di essere poco piacente, anzi, ma dal fatto di essere povero.

Ormai le aveva provate tutte, aveva anche consultato un uomo molto saggio che però non aveva potuto dargli consigli.

Qualche giorno dopo la consultazione del saggio, arrivò in ufficio una bella ragazza di nome Ragà.

I due iniziarono a frequentarsi, e dopo un primo appuntamento non proprio da incorniciare, capirono che erano fatti l’uno per l’altra.

Entrambi non disponevano di ingenti ricchezze, ma decisero di continuare la loro storia.

Quando ne vennero a conoscenza i genitori di lei, cercarono subito di farli lasciare: cercavano per Ragà un uomo ricco.

I due quindi furono costretti a lasciarsi.

Constatarono però che non potevano vivere l’uno senza l’altra, quindi si fidanzarono nuovamente e si sposarono in segreto.

Visto che non avevano un “nido d’amore”, decisero di andare di tanto in tanto in un albergo.

Qualche tempo dopo furono scoperti dal loro capo e quindi dovettero confessare tutto.

Quando ne furono a conoscenza i genitori di Ragà, la cacciarono di casa.

Decisi a non tornare più in albergo, si appartarono sulla collina della piramide.

Anche qui però, dovettero pagare una sorta di “pegno” ad un poliziotto, proprio come in albergo.

SIMARA EL-AMIR

In un palazzo egiziano viveva una giovane e bella schiava che godeva di stima da parte di tutti: si chiamava Shalabiyya .

Un giorno, per amore di un uomo, scappò insieme a lui che si accordò con il proprietario di un locale per farla lavorare lì come ballerina e così lei cambiò nome e divenne Simara.

Lei era infelice e capiva che il suo uomo la stava solo sfruttando e non la amava ma la considerava una macchina da soldi.

Simara, oltre ad avere il compito di ballare, doveva sedersi ai tavoli dei clienti che la chiamavano, ma rifiutare i loro inviti a cena.

Il primo invito che accettò fu per un signore perbene che da lì a poco divenne un suo grande amico.

Purtroppo si ammalò e morì, e questo la gettò nello sconforto.

Si presentò anche un finanziere inglese, ma a Simara faceva ribrezzo, quindi rifiutò.

Pochi giorni dopo il finanziere le presentò un Pascià che abitava sopra casa sua.

Per Simara egli diventò come un padre, infatti lei aveva perso i genitori quando era molto piccola.

Purtroppo l’uomo era già anziano, quindi poco tempo dopo si ammalò e morì.

Questo successe però dopo che lei ebbe conosciuto un ispettore del fisco, infatti dopo averlo conosciuto, ebbe il coraggio di ribellarsi al suo attuale fidanzato e di scappare insieme all’ispettore.

I due si sposarono ed ebbero un figlio, ma proprio quando rischiavano di essere al verde, seppero che il pascià a cui Simara aveva voluto molto bene era morto e le aveva lasciato parte dell’eredità.

Qualche tempo dopo Simara scoprì che suo marito aveva il vizio del gioco e così sperperò praticamente tutti i loro averi.

Il marito disse poi alla moglie che al suo tavolo di gioco si era seduto anche l’ex fidanzato di lei, quello che l’aveva sfruttata per far soldi, e Simara si preoccupò non poco.

Alcuni giorni più tardi, ci fu una rissa tra i due e il marito di Simara venne ucciso dal suo ex fidanzato lasciandola sola con un bambino da crescere.

Dopo quella disgrazia, si presentò a casa di Simara un uomo che lavorava al locale dove lei aveva fatto la ballerina, al quale lei era molto legata, e oltre al lavoro le offrì anche il suo sostegno e il suo amore.

 

L’UOMO E L’ALTRO UOMO

In questo racconto si narra la storia di un uomo che ne segue un altro durante i suoi spostamenti giornalieri.

L’inseguitore infatti vuole trovare un posto adatto dove ucciderlo.

Dopo aver fatto i suoi acquisti e le sue tappe quotidiane nei bar, la vittima ignara ritorna nel suo appartamento, ma non fa in tempo ad entrarvi, perché il pedinatore lo uccide con un coltello sull’ascensore.

Per festeggiare la riuscita del suo piano, l’assassino si reca in un bar, dove dopo aver mangiato si appisola, facendo un lungo sogno.

Infine torna a casa, ma ad aspettarlo c’è proprio la sua vittima.

Ciò lo sorprese, ma poi si rese conto che non era morta solo la sua vittima ma anche lui.

Così si lasciò condurre su un carretto trainato da cavalli, in un viaggio lungo e senza fine. 

 

L’UOMO DELLA FOTOGRAFIA

Un giorno, in una tranquilla e ricca famiglia egiziana, scomparve un uomo, facendo perdere le sue tracce e lasciando una moglie e un figlio.

Il fatto scosse molto sia la famiglia sia la comunità, visto che l’uomo non aveva nemici e nemmeno apparenti ragioni per essere rapito o fuggire di casa.

Le sue ricerche continuarono, ma invano, e la moglie si aggrappava sempre più all’idea che ad uccidere suo marito fosse stato suo genero.

Il figlio intanto si sposò con la figlia di suo zio, ovvero la figlia del presunto assassino di suo padre.

La madre non lo volle più vedere e si trasferì in una casa di campagna dove tagliò i contatti con il mondo, e si ammalò mentalmente, sprofondando nel suo dolore.

Qualche anno dopo, la moglie riprese a uscire di casa, e mentre passeggiava, mostrava a tutti la foto di suo marito, nella speranza che qualcuno avesse sue informazioni.

Un giorno il figlio, riconobbe suo padre, che ormai era diventati vecchio e anche lui malato di mente.

Decise così di far rincontrare i suoi genitori, che forse vedendosi sarebbero guariti.

Ma non fu così.

Vedendosi nessuno dei due parlò, solo la moglie, mostrandogli la solita foto, gli chiese se aveva mai visto quell’uomo.

 

FATTI INQUIETANTI

Era da un po’ di tempo che in un quartiere egiziano si stavano verificando atti vandalici in contemporanea ad atti di benevolenza.

Si pensava che tutto fosse opera di un’unica mano.

Un giorno arrivò una lettera anonima che diceva che il colpevole era un uomo di nome Abd el-Qayyum, così la polizia si mise subito ad indagare su di lui.

Si seppe che se n’era andato due giorni prima dal luogo in cui abitava, ma in quel momento nessuno sapeva dove fosse.

Dagli interrogatori dei vicini e del portiere, arrivavano pareri contrastanti: chi diceva che fosse l’uomo più buono del mondo, chi diceva che fosse acido e burbero, chi diceva che fosse pazzo…sta di fatto che non c’era più stato nulla di strano nel quartiere da quando era andato via Abd.

Poco più tardi arrivò la notizia che le stesse cose che accadevano in quel quartiere, adesso stavano accadendo in un altro e poco dopo in un altro ancora…

C’era un poliziotto che aveva preso molto a cuore questo caso e che stava seguendo il vandalo-benefattore in tutti gli spostamenti.

Finalmente Abd fu trovato, ma era un uomo rispettabile con un alibi di ferro, e così venne rilasciato.

Il poliziotto, ormai diventati lo zimbello di tutto il distretto, fu costretto a diventare avvocato.

Qualche anno più tardi si rivolse a lui lo stesso el-Quayyum, e i due divennero buoni amici anche se il poliziotto era ancora sospettoso nei suoi confronti.

Un giorno poi arrivò la notizia che avevano catturato il responsabile degli atti avvenuti in passato e così Abd fece “saltar fuori” il vecchio caso che tra i due suscitò una discussione.

Il poliziotto accusava Abd di essere strano, mentre Abd disse che non doveva basare tutti i suoi sospetti su una lettera anonima e in più lo accusò di essere il vandalo-benefattore!

Chiaramente scherzava, ma i sospetti del poliziotto nei suoi confronti erano gli stessi di prima…

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