Riassunto del primo canto dell’ Orlando furioso di Ludovico Ariosto – di Carlo Zacco

Canto I
Sommario – Proposizione,
invocazione e dedica – Orlando ritorna in Francia – Angelica, affidata al duca
Namo di Baviera, fugge dal campo cristiano – Angelica, addentratasi in un bosco.
incontra Rinaldo – Angelica, giunta sulla riva di un fiume, incontra Ferraù –
Duello tra Ferraù e Rinaldo – Ferraù e l’ombra di Argalia – Angelica, giunta in
un boschetto, incontra Sacripante – Duello tra Sacripante e Bradamante –
Sacripante, con l’aiuto di Angelica, si impossessa di Baiardo – L’arrivo di
Rinaldo e il terrore di Angelica.
Proposizione, invocazione e
dedica (1-4)
– Il Poeta si propone di cantare le donne, i cavalieri e i
fatti d’arme, che avvennero quando i Mori, sotto il comando di Agramante,
passarono in Francia per combattere contro Carlo Magno; e, nello stesso tempo,
le imprese di Orlando, che divenne folle per amore; e quelle di Ruggiero, che fu
il capostipite della Casa d’Este.
Il Poeta invoca poi indirettamente
la sua ispiratrice, Alessandra Benucci, che ha reso anche lui quasi pazzo per
amore, consumandogli un po’ alla volta il suo modesto ingegno.
Il Poeta, infine, dichiara di
dedicare l’opera al Cardinale Ippolito d’Este, figlio del duca Ercole I, come
esiguo compenso per i benefici ricevuti, purché il Cardinale, in mezzo alle sue
gravi occupazioni, possa porgere l’orecchio ai suoi versi.
L’antefatto (5-9)
Orlando, che per amore di Angelica aveva compiuto in Oriente imprese di valore,
era ritornato in Francia con la sua donna, presso il campo di Carlo Magno, che
era attendato sotto i Pirenei per far pagar caro a Marsilio, re dei Mori di
Spagna, e ad Agramante, re dei Mori d’Africa, l’ardire di aver mosso guerra al
regno di Francia. Ma proprio qui, in terra amica, il Paladino aveva perduto la
sua donna, che aveva difeso in tanti aspri pericoli. Infatti Carlo, per sedare
una contesa d’amore sorta fra Orlando e Rinaldo, aveva affidato Angelica al duca
Namo di Baviera, promettendola in premio a quello dei due che avesse ucciso in
battaglia il più gran numero di nemici. Ma le sorti della battaglia volgono al
peggio per i francesi; lo stesso Duca Namo di Baviera viene fatto prigioniero e
il padiglione rimane incustodito.
Angelica, addentratasi in un
bosco, incontra Rinaldo (10-12)
– Qui si trovava Angelica che,
vedendosi sola, si dà alla fuga. La donzella, addentratasi in un bosco, incontra
Rinaldo che corre a piedi in cerca del suo cavallo Baiardo, e,
avendolo riconosciuto, fugge da lui a briglia sciolta. Il Paladino, a sua volta,
riconosce in lei la donna tanto amata, e si  dà  tosto  ad  inseguirla.
Angelica, giunta sulla riva di
un fiume, incontra Ferraù (13-16)
– Ma Angelica, dopo aver vagato spaventata
per la folta foresta, giunge sulla riva di un fiume, dove incontra Ferraù,
un guerriero saraceno, che, essendosi ritirato dalla battaglia in cerca d’acqua
e di riposo, aveva lasciato cadere nel fiume l’elmo che aveva sottratto ad
Argalia
, fratello di  Angelica, da lui ucciso, e non era più riuscito
a riprenderlo. Ferraù, riconoscendo la voce di Angelica, che giunge gridando,
mosso a un tempo da impulso cavalleresco e da ardente amore per lei, le si fa
incontro per porgerle aiuto.
Duello tra Ferraù e Rinaldo
(17-22)
– Ferraù, tratta la spada, affronta Rinaldo, ma, intanto che essi
combattono furiosamente. Angelica fugge di nuovo. Rinaldo, essendosi accorto
della fuga, fa allora notare al rivale l’inutilità del duello, che favorisce la
fuga della donna contesa, e gli propone una tregua tinche non abbiano raggiunto
la fuggitiva. La proposta non dispiace al Pagano, che fa salire il Paladino in
groppa al suo cavallo; e così – oh gran bontà dei cavalieri antichi! —,
trasformati improvvisamente da nemici in amici, muovono entrambi in traccia di
Angelica. Ma giunti ad un bivio, non sapendo che via prendere, si separano per
seguire un diverso sentiero.
Ferraù e l’ombra di Argalia
(23-32)
– Ferraù, dopo essersi aggirato lungamente per il bosco, si ritrova
sulla riva del fiume, dove gli era caduto l’elmo. Egli riprende con una pertica
che aveva formato con un ramo a frugare il fondo dell’acqua, quand’ecco che in
mezzo al fiume gli appare l’ombra di Argalia, armato di tutto
punto e col famoso elmo in mano, che lo rimprovera acerbamente di non aver
mantenuto la promessa di gettargli dopo quattro giorni l’elmo nel fiume, e lo
consiglia di conquistarsi quello di Orlando, che fu già di Almonte, o quello di
Rinaldo, che fu già di Mambrino. Ferraù, sbigottito, rimane senza parola, e,
riconoscendo che l’ombra ha ragione, giura per sua madre Lanfusa di non portare
altro elmo che quello di Orlando. E tosto si pone sulle tracce del Paladino.
Rinaldo, a sua volta, procedendo per un altro sentiero, s’imbatte nel suo
cavallo Baiardo, ma questi, sordo a ogni voce, fugge più veloce che mai.
Angelica, giunta in un
boschetto, incontra Sacripante (33-58
) – Intanto Angelica, fuggendo per
selve spaventose e oscure, come una daina che ha visto un leopardo sgozzarle la
madre, giunge, dopo un giorno e una notte, in un boschetto bagnato da due
mormoranti ruscelli, e, dopo aver lasciato il palafreno a pascolare, si corica
in mezzo ad un cespuglio di rose. Ma ecco che, dopo breve tempo, è destata dal
calpestio di un cavallo, e, sorgendo dal cespuglio, vede che un cavaliere armato
è giunto presso il ruscello. Essa, non sapendo se egli è amico o nemico,
trattiene timorosa il respiro; finché il cavaliere, dopo essere rimasto pensoso
più di un’ora, rompe in sospiri e in lamenti, che avrebbero spezzato un sasso
per la pietà. Egli è Sacripante, re di Circassia, che era venuto
dall’Oriente per amore di Angelica, e che, avendo appreso la fuga di lei dopo la
sconfitta dei Franchi, si era posto sulle sue tracce. Egli teme che la donna da
lui amata abbia dato ad altri il suo affetto, e cerca conforto al suo dolore,
pensando che la vergine è simile alla rosa, la quale, non appena vien colta dal
rosaio, non è più pregiata da nessuno; ma, nonostante ciò, non riesce a
dimenticare la bella infedele. Angelica, che riconosce nel cavaliere il re di
Circassia, non si commuove ai suoi lamenti, e, trovandosi sola tra quei boschi,
pensa di trarre profitto dal suo amore per farsi accompagnare da lui nel regno
paterno. Essa esce improvvisamente dal cespuglio, apparendogli come una dea; e
il Saraceno, vedendosi innanzi la donna del suo cuore, come ad abbracciarla.
Essa gli narra tutto ciò che le era avvenuto dal giorno in cui lo aveva mandato
in Oriente a domandar soccorso al re dei Sericani, e come Orlando l’aveva sempre
difesa da ogni pericolo, in modo che essa aveva potuto serbare intatta la sua
onestà. Sacripante, al colmo della felicità, si propone di non essere sciocco
come Orlando, e di cogliere senza indugio la buona occasione.
Duello tra Sacripante e
Bradamante (59-70)
-Ma ecco venire per il bosco un cavaliere, che porta una
candida veste e per cimiero un bianco pennacchio. Sacripante, sdegnato che il
nuovo sopraggiunto interrompa la sua felicità rimonta in sella e lo sfida
senz’altro a duello; ma quello gli tiene fronte valorosamente. Dopo furiosi
assalti, entrambi i cavalli stramazzano al suolo: quello del Saraceno rimane
morto, cadendo con tutto il suo peso addosso al suo signore; mentre quello
dell’ignoto cavaliere si rialza, e il guerriero, vedendo l’avversario a terra
col cavallo, ritiene finito il combattimento e si allontana a briglia sciolta
per la selva. Sacripante rimane stordito e pieno di vergogna, tanto più che è
stato abbattuto sotto gli occhi di Angelica; ma essa lo aiuta a rialzarsi e
tenta di confortarlo; ricordandogli che il primo che abbandona il cimento è
colui che veramente perde. Intanto sopraggiunge a galoppo, sopra un ronzino, un
messaggero, che chiede di quel cavaliere sconosciuto; e Sacripante, per sua
maggior vergogna, apprende che esso era una donna, la valorosa e gentile
Bradamante
. Sacripante, a tale notizia, rimane tacito e muto, e, salito
sul cavallo di Angelica, prende la donna in groppa, allontanandosi per un luogo
più tranquillo.
Sacripante, con l’aiuto di
Angelica, si impossessa di Baiardo (71-76
) – Ma dopo due miglia di cammino
odono un grande strepito per la selva, e poco dopo vedono un destriero, bardato
d’oro, che tutto rovescia nella sua corsa. Angelica riconosce in esso
Baiardo
, e, poiché pensa che è poco adatto un solo ronzino per due, si
rallegra per quell’incontro. Sacripante, smontato di sella, gli si accosta,
tentando di prenderlo per il freno; ma la bestia gli sferra calci poderosi, che
per fortuna non colpiscono nel segno. Poi va incontro tutto mansueto alla
donzella, che riconosce per colei che in Albracca lo serviva di propria mano,
quando essa amava non riamata Rinaldo. Allora Sacripante, cogliendo il momento
opportuno, gli salta in groppa, mentre Angelica rimonta in sella al suo ronzino.

L’arrivo di Rinaldo e il
terrore di Angelica (77-81)
– Ma mentre stanno per riprendere il cammino,
Angelica vede venire avanti un cavaliere a piedi, che riconosce subito per
Rinaldo
. Essa avvampa d’ira e di dispetto, perché odia il Paladino
quanto questi arde d’amore per lei, mentre vi fu già un tempo in cui essa
l’amava quanto invece egli la odiava più che la morte. Questo mutamento fu
causato da due fontane, una dell’odio e l’altra dell’amore, che scorrono presso
le Ardenne. Angelica ha ora bevuto alla prima, ed è divorata dall’odio; Rinaldo
ha bevuto alla seconda e si strugge d’amore. La donna, tremando di paura,
supplica Sacripante di fuggire con lei; ma il Circasso si ha a male che essa lo
stimi così dappoco, dimenticando come in Albracca egli l’abbia difesa da
Agricane. Essa non risponde, perché ormai Rinaldo è troppo vicino, ha
riconosciuto lei e Baiardo, e il duello non può mancare.