Riflessioni e commento sul romanzo “Uno, Nessuno e Centomila” di Luigi Pirandello – di Daniele Saporito

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Narrato in prima persona da Vitangelo Moscarda, detto Gengè ,il romanzo pirandelliano descrive il cambiamento psicologico avvenuto a questi. Il Moscarda viene presentato come una persona normalissima che svolge il suo lavoro di banchiere e usuraio, professioni ereditate dal padre, sempre generoso col prossimo e felicemente sposato con la moglie Dida. Ma è proprio quest’ultima a scatenare la crisi nel protagonista; lei infatti, in modo scherzoso, fa notare al coniuge che il naso gli pende leggermente verso destra. Questo piccolo e innocente commento sul viso del giovane marito diventa un argomento di riflessione interiore che da inizio ad un susseguirsi di pensieri e ragionamenti che rendono interessante e soprattutto unico ed inimitabile il romanzo. Gengè, dunque, si rende conto di apparire al prossimo diverso da come lui si è sempre percepito, iniziando così a ossessionare gli altri, persino sconosciuti fermati per strada, con le sue paranoie. Queste poi, da semplice crisi psicologiche, si trasformano in vera e propria pazzia che modificherà interiormente il protagonista; quando si guarda allo specchio ha la sensazione che l’immagine riflessa sia di un altro, una persona completamente diversa da lui, quell’altro IO che le persone vedono. I discorsi con la moglie lo fanno giungere a tale conclusione: il Gengè  che Dida pensa di aver sposato non è quello che si sente di essere lui; diverso nei modi di fare e soprattutto diverso nei gusti. Vitangelo inizia così a cambiare drasticamente i suoi modi di fare per cercare di sopraffare la sua ossessione, ma ciò non fa altro che alimentarla e portarlo a distaccarsi dai cari. Prima sfratta una famiglia di affittuari ma regala loro una casa, poi decide di sbarazzarsi della banca paterna e così facendo, allontana da sè i familiari e la moglie. Questa per il bene dell’impresa lo farà rinchiudere nell’ospizio che egli stesso donò alla città. Interessante dai punti di vista narrativo e psicologico è il rapporto tra il Moscarda e Anna Rosa, amica di Dida. Inizialmente quasi sconosciuti, il primo trova in lei, nel susseguirsi delle vicende, l’unica figura in cui decide di riporre la propria fiducia. Questo equilibrio viene rotto quando Anna Rosa, ormai sfinita dalle ossessioni dell’amico, gli spara ferendolo gravemente .Alla fine Gengè si ritrova da solo nell’ospizio, dove però finalmente trova la pace interiore. Il romanzo pirandelliano lascia una forte impronta filosofica nella mente del lettore il quale, attraverso la lettura, capirà che ognuno di noi è contemporaneamente UN singolo individuo che attraverso dei ragionamenti (come quelli fatti da Gengè nel romanzo) può arrivare a considerarsi NESSUNO, ma comunque sia egli vestirà  una moltitudine “maschere” differenti a seconda della situazione o delle persone con cui si raffronta , che lo faranno apparire in altrettanti modi così da potersi considerare CENTOMILA persone diverse.

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