Schopenhauer

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di Elena Fortini

L’eredità kantiana e la polemica antihegeliana: la filosofia di Schopenhauer prende spunto da Platone da cui attinge la dottrina delle idee, da Kant per l’ipostazione soggettivistica della sua gnoseologia, dall’illuminismo il filone materialistico, dal romanticismo il tema dell’infinito.

Gli influssi provenienti dalla filosofia indiana: in Schopenhauer, si può notare molto facilmente che nei suoi scritti sono presenti numerosi motivi del pensiero dell’estremo oriente da cui ha desunto un prezioso repertorio di immagini. Quest’ultime sono quasi tutte derivanti dall’ Upanisad, scritture sacre della religione induista. 

La realtà in quanto rappresentazione e in quanto volontà: per Schopenhauer il fenomeno è parvenza o “velo di Maya” dietro cui si nasconde il noumeno, che il filosofo ha il compito di scoprire. Il fenomeno è una rappresentazione che esiste solo nella coscienza, il mondo è quindi una rappresentazione soggettiva del fenomeno. La rappresentazione ha due aspetti essenziali che costituiscono la forma della conoscenza: il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato. Differentemente da Kant, S. distingue tre forme a priori: spazio, tempo e causalità a cui sono riconducibili le altre. Questa assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera ovvero, come principio del divenire, dell’essere e dell’agire. La rappresentazione è sogno, ma l’uomo unico animale pensante è portato a stupirsi della sua esistenza e a interrogarsi sul fine della vita. Avendo noi anche u corpo, possiamo non solo vederci come rappresentazione, ma viverci dal di dentro squarciando così il velo di Maya e capendo l’essenza del nostro io: la volontà di vivere (volontà inteso come energia o impulso). La volontà è unica poiché è al di fuori di spazio e tempo, inoltre è eterna e indistruttibile, ed essendo al di fuori di tutte le categorie è come una forza libera e cieca. Dio non esiste e l’unico assoluto è la volontà stessa che si oggettiva nelle idee, la cui rappresentazione nel mondo fornisce il fenomeno.

Il pessimismo: affermare che la vita è volontà significa che la vita non può che essere dolore, perché il volere qualcosa spinge l’uomo a desiderare pur non avendo quindi a soffrire. Il piacere o la gioia sono solo cessazioni momentanee del dolore. Il male non è nel mondo, ma nel principio stesso da cui esso dipende. 

La liberazione dalla Volontà: la vera risposta al dolore del mondo non consiste nell’eliminazione di una o più vite ma nella liberazione della stessa volontà di vivere. Il suicidio non è una via di liberazione della volontà poiché è affermazione stessa della volontà, ed uccide il corpo, non la volontà in se

Arte ed ascesi: per S. le vie di liberazione del dolore sono l’arte, l’etica della pietà e l’ascesi. L’arte intesa come contemplazione delle idee sottrae il soggetto ai suoi bisogni, anche se solo per un breve periodo. L’etica della pietà con cui, riconoscendo il male negli altri sperimentiamo l’unità metafisica. La morale si concretizza in due virtù: la giustizia (che è negativa) e la carità (positiva).L’ascesi è l’esperienza per la quale l’individuo cessando di volere la vita e il volere stesso, si propone di estirpare il proprio essere, di godere e di volere.

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