SCIENZA

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LATINO

Ovviamente il concetto che i latini avevano di scienza è ben diverso da quello moderno. Un caso emblematico è quello di Seneca

SENECA: “Naturales quaestiones”. Con quest’opera Seneca dà una dimostrazione di conoscenza delle teorie scientifiche di ascendenza stoica. Infatti gli stoici non consideravano la scienza come autonoma, libera e disinteressata ricerca: per essi, quindi anche per Seneca, la scienza era subordinata alla filosofia (nell’accezione la metafisica provvidenzialista stoica). Nondimeno, in quest’opera Seneca si sforza di demolire molte credenze superstiziose e fantasiose in voga all’epoca.

PLINIO IL VECCHIO “Naturalis historia” è un’opera in 37 libri che si occupa di cosmografia, geografia, antropologia, zoologia, botanica, agricoltura, medicina e mineralogia. Plinio il vecchio dimostra qui una grande curiosità intellettuale (quella stessa che gli costerà la vita nel corso della famosa eruzione del Vesuvio, come testimoniato nella lettera del nipote Plinio il giovane). Egli imposta la sua opera in modo enciclopedico: accoglie tutte le teorie e le ipotesi scientifiche dell’epoca, senza operare un taglio o un vaglio critico, tuttavia, rispetto a Seneca, professa una maggiore autonomia della scienza da ogni tipo di metafisica.

LUCREZIO: “De rerum natura”: per lui ovviamente “scienza” corrisponde a “ragione”, pertanto anche per Lucrezio non vi è distinzione fra scienza e filosofia, nel senso che la scienza corrisponde alla filosofia epicurea, in grado di illuminare, secondo lui, le menti obnubilate degli uomini, spiegando in modo razionale non solo le questioni etiche, ma anche la struttura della materia.Tutti gli elementi sono composti da atomi che, scontrandosi fra di loro in modo del tutto casuale, generano gli organismi e i fenomeni.

 

LETTERATURA E ARTE: finalmente nel novecento queste si svincolano dalla sudditanza nei confronti della scienza, in cui hanno vissuto nella seconda metà dell’ottocento (impressionismo, naturalismo, verismo, ecc…) e anzi si scopre che la poesia ha un valore conoscitivo maggiore rispetto a quello della scienza

 

ITALIANO

 

PRIMO LEVI: è un chimico. In alcuni suoi romanzi e, soprattutto, racconti, comunica l’amore per la scienza che, tuttavia, non supera mai il suo amore per l’uomo. La scienza dà a Primo Levi lavoro e soddisfazioni personali, ma forse non risolve le sue angosce esistenziali, amplificate dalla terribile esperienza nel campo di concentramento.

CALVINO: è un grande conoscitore di materie scientifiche, in particolare la botanica, vista l’occupazione dei suoi genitori (ingegneri agronomi). Leggendo il romanzo Palomar (vedi per esempio quando parla della “spada di luce”) si ha l’impressione che conosca molto bene anche le geometrie non euclidee, ed in generale gli sviluppi della fisica e della scienza in particolare dopo la teoria della relatività.

INGLESE

 

 

FILOSOFIA

Dopo le esperienze del positivismo ottocentesco, agli inizi del novecento nasce la “filosofia della scienza”, una disciplina autonoma tendente all’ esplicitazione consapevole e sistematica del metodo dei fondamenti e delle condizioni di validità delle asserzioni scientifiche.

Il neopositivismo fu creato nel centro culturale denominato “Circolo di Vienna” dove gruppi di scienziati e filosofi (tra i quali Schlick, Neurath e Carnai) si incontravano periodicamente per discutere sulle questioni più importanti della filosofia della scienza. Linee programmatiche del neopositivismo sono:

1.     formulazione di una scienza unificata, comprendente tutte le conoscenze provenienti dalla fisica, dalle scienze naturali, ecc…

2.     il mezzo per tale fine doveva consistere nell’uso della logica matematica

3.     contribuire alla chiarificazione dei concetti e delle teorie della scienza empirica e alla chiarificazione dei fondamenti della matematica

Il principio basilare del neopositivismo è il principio di verificazione, in base al quale

hanno senso solo quelle proposizioni che si possono verificare empiricamente; hanno senso cioè soltanto le proposizioni della scienza empirica.

Da ciò deriva l’antimetafisica poiché metafisica e religione, non essendo verificabili, non hanno senso

 

Vale la pena anche di ricordare che il neopositivismo ebbe oppositori di rilievo, tra cui si si distinse Carl Popper. Egli affermava che “l’induzione non esiste” vuole minare le basi del verificazionismo per affermare il suo principio di falsificazione. Con il principio di verificazione i neopositivisti vollero stabilire una linea di demarcazione tra linguaggio sensato e insensato, mentre Popper propone il suo criterio di falsificazione come criterio di distinzione fra scienza empirica e non scienza. Una teoria è scientifica se è falsificabile. Dire però che un’asserzione non è scientifica non equivale a dire che sia insensata. Popper infatti attribuisce un certo valore alle idee metafisiche poiché esse non possono essere verificate, ma sono criticabili.

 

MATERIE SCIENTIFICHE: in generale, il ‘900 ha visto crollare la presunzione, tipica del periodo precedente, di una scienza in grado di formulare leggi valide universalmente e in grado di risolvere i grandi misteri del mondo e dell’uomo. Paradossalmente, le questioni “aperte” sono addirittura aumentate di numero, poiché approfondendo l’indagine se ne sono sollevate di nuove, come si può capire dai paragrafi seguenti:

 

SCIENZE

BIOLOGIA

Gli scienziati si scontrano con la difficoltà di effettuare previsioni certe sull’evoluzione dei sistemi viventi. Viene meno quindi la presunzione del periodo darwiniano e si scopre che i sistemi viventi presentano un grado di complessità estremamente elevato, poiché i fattori che influiscono sono molteplici

 

ASTRONOMIA

Nel 1915 Wegener formula la sua teoria della deriva dei continenti. A questo punto anche il nostro pianeta fornisce un esempio di sistema complesso. Non si può infatti conoscere con esattezza il suo passato, soprattutto quello più remoto, né si può essere certi su come si evolverà in futuro

 

ARTE

Il puntinismo di Courbet sembra avere degli elementi in comune con le contemporanee scoperte scientifiche (struttura dell’atomo ed individuazione di particelle sempre più piccole alla base della materia), ma è ancora legato ad visione oggettiva dell’arte. Solo con le avanguardie di inizio secolo si scardina la presunzione che l’opera d’arte sia una imitazione oggettiva della realtà e si fa largo l’idea che invece sia un’interpretazione soggettiva della realtà (cubismo, fauvismo, astrattismo, ecc…)

 

MATEMATICA

Nella seconda metà del XIX secolo alcuni matematici, tra cui Lobacevskij, Gauss e Bollai, riuscirono a comprendere che la geometria euclidea non era l’unica, ma solo una tra le diverse possibilità.

 

FISICA

Il modo tradizionale di indagare la realtà rivela i suoi limiti soprattutto nel campo della fisica. Osservare una particella vuol dire determinare, in un dato istante, la sua posizione e la sua velocità (oppure la sua quantità di moto). A causa della sua natura ondulatoria, una particella non può essere localizzata in un determinato punto dello spazio. Si può al massimo definire la posizione della particella in un segmento Δx, rappresentandola con un pacchetto di onde. La particella è diffusa ora soltanto nel segmento Δx e quindi la sua posizione è localizzabile con un indeterminazione pari a Δx. Questa indeterminazione è di fondo, cioè è connessa con la natura stessa delle cose; in questo caso con il carattere ondulatorio della particella, e non è eliminabile migliorando gli strumenti di misura. Allo stesso modo della posizione, anche la quantità di moto è individuabile con una indeterminazione Δq. Werner Heinsenberg pose inn evidenza che le due indeterminazioni sono connesse tra loro e soddisfano la relazione Δx ∙ ΔQ ≈  h, dove h è la costante di Plance. Questa legge, formulata nel 1927, è nota come principio di indeterminazione di Heisenberg. L’indeterminazione dipende dalla natura ondulatoria della particella, che è rilevabile durante l’interazione tra la particella stessa e l’apparecchiatura usata per misurare. Questa interazione crea un’indeterminazione tra le misure, che soddisfa il principio di Heisenberg.

Questo principio mette in crisi la fisica classica che, con le sue leggi, si proponeva di spiegare ogni fenomeno in maniera precisa. L’errore che si presentava di volta in volta era ritenuto un fatto puramente sperimentale e quindi riducibile all’infinito. Il principio di Heisenberg dimostra invece chge l’imprecisione è dovuta alla natura stessa delle cose. La fisica classica può essere ancora ritenuta valida su scala umana, ad esempio in molte applicazioni pratiche, mentre se ne riscontrano i limiti in ordini di grandezza molto piccoli o molto grandi. Le leggi classiche non sono più universali: ogni ambito richiede un’interpretazione particolare. Cade quindi il cosiddetto postulato di continuità della realtà, secondo il quale le leggi valide in un  ambito erano universali.

Questo sconvolgimento della fisica mette in crisi il metodo scientifico stesso. La conoscenza umana era sempre stata basata sulla percezione sensoriale. Quando le nuove tecniche permisero di ampliare la possibilità di indagine, si scoprì la limitatezza delle nostre conoscenze. Le leggi classiche, troppo semplici, descrivono situazioni eccezionali rispetto alla realtà, che è invece molto complessa. Sul comportamento futuro di molti sistemi non può essere fatta alcuna dettagliata previsione quantitativa. 

 

CONCLUSIONE

Alla fine di questo percorso vale la pena di leggere questo famoso e interessantissimo  documento, che testimonia come lo scienziato moderno riconosce di sapere molto di meno di quanto presupponeva di sapere uno scienziato dei secoli precedenti:

“La più bella e profonda emozione che possiamo provare è il senso del mistero. Sta qui il seme di ogni arte, di ogni vera scienza […]

L’uomo per il quale non è più familiare il sentimento del mistero, che ha perso la facoltà di meravigliarsi e di umiliarsi davanti alla creazione è come un uomo morto […]

Nessuno si può sottrarre a un sentimento di riverente commozione contemplando i misteri dell’eternità e della stupenda struttura della realtà. È sufficiente che l’uomo tenti di comprendere soltanto un po’ di questi misteri, giorno dopo giorno, senza mai demordere, senza mai perdere questa sacra curiosità” Albert Einstein

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