Seconda lezione del corso fidanzati

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Chiamati per un compito

C’è un grido che ci accomuna tutti: io non ti voglio perdere!
E non voglio perdere me stesso!
… Ma è inevitabile che mi perda, perché la legge dell’evidenza è che tutto passa e finisce.
L’unico che mi ha promesso stabilità, eternità e certezza è Cristo.

Ma chi è costui? Chi sei Tu, per me, per noi?
E’ una domanda alla quale – se siamo uomini – non ci si può sottrarre perché Cristo arriva proprio al cuore del bisogno umano, cioè mio e tuo.
Ma soprattutto dov’è Cristo oggi, adesso?
Cristo si presenta con la caratteristica di un’attrattiva umana, cioè attraverso il metodo di una preferenza, una stima di te così come sei, compresi i tuoi bisogni.
Pensiamo all’episodio delle nozze di Cana [Gv 2, 1-12]: ha pietà e guarda con una simpatia piena di tenerezza quest’uomo e questa donna (che siamo noi, che siete voi) che alla festa del loro matrimonio erano rimasti senza il vino. Il Mistero qui sposa l’umano, entra nella quotidianità: viceversa, il Mistero Nuziale ci appare subito, fin dall’origine della vita pubblica di Gesù – cioè del suo farsi presente, del suo proporsi come compagno alla vita dell’uomo- il luogo privilegiato dove conoscerLo.
Che stupefacente imprevisto, che avvenimento pieno di una gratuità mai neppure supposta, fu per la vita della Samaritana questo incontro con Lui, in cui lei ha capito l’inconsistenza di sé ed il suo autentico bisogno: non il rapporto con un uomo (ne aveva avuti tanti!) ma la sete di Lui [Gv 4, 5-42 ].

 Incontrando Cristo, la Samaritana capisce che ha sete di quell’amore vero che si svela e si approfondisce poi, nella condivisione della vita. Allora, innanzitutto, occorre (ed è sufficiente, per partire) che uno sia capace di riconoscerLo: la verità si svela, poi, sempre più, nel tempo e non si esaurisce mai. Per questo la prima caratteristica del matrimonio cristiano è la fedeltà, perché uno sia aiutato ad andare sempre più a fondo dell’insondabile mistero che è la preferenza di Cristo per lui.
Questa fedeltà porta i suoi frutti persino di fronte al tradimento: Pietro dovette rispondere, “Sì’” quando Cristo gli chiese Mi ami tu?”, e non gli chiese conto del suo tradimento, della sua imperfezione, della sua plateale e recentissima infedeltà; gli chiese solo di riconoscere il primato nella sua vita della Sua Preferenza [Gv 21].
E’ questa la misura di Dio: Egli trapassa e salva il nostro limite e lo usa come occasione di andare più a fondo del rapporto con Lui. Lo vediamo anche nell’episodio del cieco nato[Gv 9,1-41]: l’incontro con Cristo ti toglie la cecità della tua misura, che sovrappone all’evidenza di un fatto la sua interpretazione e persino la sua negazione. Gesù ci toglie il buio dell’avvenire, l’oscurità della diffidenza (come è falso l’adagio che è meglio non fidarsi! Come si può vivere nella completa diffidenza?! Certo, occorre imparare come affidarsi, quando è ragionevole), l’assenza dei punti di riferimenti: la non-speranza!
“Io prima non ci vedevo: ora ci vedo!” Questo legame è indissolubile: prima non eri nulla (non ci vedevi), ora, con lei, sei (ci vedi). Niente può distruggere questa vita nuova: non separi l’uomo ciò che Dio unisce.
Ma… e se poi si distrugge? Ci viene in aiuto l’episodio dell’adultera. E’ sempre possibile il perdono, perché Cristo ci invita a partire dall’io, dalla considerazione del male di noi siamo capaci: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra!” E tutti se ne andarono, a cominciare dai più anziani. Tutto si può ricostruire in forza del perdono.
Incredibili i frutti di questa indissolubile fedeltà. Tu hai fatto un incontro con una Bontà che ti dona una fecondità impossibile. “Donna non piangere!” dice Gesù alla vedova di Naim, perché tu sei chiamata ad essere madre! [Lc 7, 11 – 17]. Una bontà infinita perché sei chiamato alla stessa capacità creativa di dio! Sei anche tu protagonista del miracolo della paternità e maternità. Siete capaci di generare figli consapevoli del loro destino di uomini: e questo è il grande tema, la grande avventura della educazione.
Certo, senza un’esperienza di Cristo come pienezza dell’uomo, l’ideale del Cristianesimo per il matrimonio è inconcepibile e irraggiungibile! Per questo si abbassa il tiro: ma a quale prezzo?
Attenzione: uno potrebbe ora dire, con le parole del poeta spagnolo Jiménez: “Ora è vero; ma è stato così falso che continua ad essere impossibile!” Certo ci saranno difficoltà: la nostra fragilità, il male… Ma Cristo si è fatto compagno del cammino per noi; Gesù permane presente nella compagnia di uomini che lo riconoscono. Per questo il cammino per conoscere Cristo è molto semplice: aprirsi alla possibilità di poterlo incontrare e riconoscerlo in quei volti umani che ti trasmettono uno sguardo pieno di tenerezza verso di te, verso il tuo Destino. Solo così sei in grado di non lasciarti vincere dalla paura o dal panico.
Questo riconoscimento di Cristo, presente nell’attrattiva di una presenza, nessuno lo può capire meglio di uno sposato. Vi voglio leggere, quasi per introdurci alle testimonianze delle famiglie della volta prossima, e soprattutto a conferma della possibilità reale di quanto abbiamo detto stasera (se per uno è stato possibile, allora lo è per tutti!) questa lettera scritta da uno come voi: Il dono più prezioso che mi ha fatto il matrimonio è stato quello di farmi costantemente scontrare con qualcosa di molto vicino e intimo, ma nello stesso tempo assolutamente altro e irriducibile, in una parola reale. Ho bisogno di Gesù Cristo e non di qualcosa che gli assomigli, amo mia moglie e non qualcosa che le assomigli. La mia immagine di Dio è fatta a pezzi una volta dopo l’altra, la fa a pezzi Gesù stesso: che sia fatta a pezzi è uno dei segnali della sua presenza. L’incarnazione è l’essenza per eccellenza, manda al macero tutte le immagini preconcette che si possano avere del Messia. L’amata terrena, anche quando è ancora vivente, trionfa sempre sulla mera idea che di lei si può avere, ed esige uno che sia così. Amare lei è diventato, entro certi limiti, amare Cristo. Non l’immagine di Dio, ma Dio, non l’immagine della mia donna, bensì la mia donna.

Dopo questi primi incontri, vi elenco alcune domande che potrebbero essere uno spunto per il dialogo tra voi e tra  tutti, se volete.

1)    Che cosa cerco veramente nella vita; che cosa mi sta più a cuore?

2)    L’incontro con la mia ragazza/o che cosa ha risvegliato in me? Questo amore che ho scoperto come la cosa più bella della mia vita, come faccio a non perderlo?

3)    Più la guardo e più non posso riconoscere che non l’ho fatta io! Chi è allora Colui che me l’ha data e come faccio a conoscerLo?

4)    Mi è stato detto che Cristo è l’origine e il destino di questo amore fedele, indissolubile e fecondo. Ma allora come c’entra Cristo con il mio Matrimonio?

5)    Se la vita è un miracolo, io che cosa c’entro con questo “dono” che è la “mia” vita e la vita dei “miei” eventuali figli?

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