Storie di cronopios e di fams


di Jul’io Cortà ¡zar

LA VITA E LE OPERE

Jul’io Cortà ¡zar nasce il 26 agosto 1914 a Bruxelles, in Belgio, durante i giorni dell’occupazione di Bruxelles da parte dei tedeschi, all’inizio della prima guerra mondiale.
Dopo quattro anni ritorna in Argentina con i suoi genitori.
Sin da giovanissimo si dedicava molto alla lettura, leggendo di tutto, ed era affascinato dal disegno del labirinto, che andava fabbricando nel giardino di casa sua.
Secondo me questo suo interesse si esprime soprattutto nella produzione letteraria, in particolare nelle Storie di cronopios e famas”.
Legge di tutto e di più. I libri sono i suoi amici, gli unici non soggetti all’ideologia nazionalista imperante con relativo bagaglio di idee antisemite e xenofobe.
Successivamente comincia a pubblicare con lo pseudonimo di Jul’io Denis.
Dal 44 al 45 insegna letteratura francese, ma presto lascia la cattedra perché si oppone al populismo peronista. Amò in modo smodato la musica.
Nel 51 compare la prima edizione di Bestiario e si stabilisce definitivamente a Parigi, dove inizia a tradurre i racconti di Edgar Allan Poe.
Seguono altre opere come Il persecutore , I re, Il premio – prima traduzione di un’opera di Cortà ¡zar – Fine del gioco, Il gioco del mondo, Tutti i fuochi il fuoco. Incide anche un disco Cortà ¡zar legge Cortà ¡zar dove appunto legge alcuni brani della propria opera. Muore a Parigi il 12 febbraio 1984.

Storie di cronopios e di fams

Quest’opera vede la luce nel 1962, edita da Einaudi con traduzione di Flaviarosa Nicoletta Rossini.
Il volumetto è agile, tascabile, si legge in qualsiasi posto, si può interrompere e riprendere in ogni momento: non c’è una trama da seguire, i racconti sono brevissimi e scorrono via con estrema facilità.
All’inizio troviamo il Manuale di istruzioni, Occupazioni insolite, Materiale plastico, che sembrano fare da introduzione alle vere e proprie Storie di Cronopios e famas.
Personalmente mi sono chiesto il significato di questo titolo ed alla fine del libro, dopo una breve riflessione sulla derivazione greca, ho scoperto una nota dell’autore: E una parola che mi è venuta per pura invenzione – dice l’autore – insieme alle immagini. Allora mi sono messo a scrivere le prime storie e sono apparse in modo simile le immagini dei Famas e delle Speranze”.
Riassumendo, i famas sono l’opposto dei cronopios e le speranze servono da intermediari.
Lo stesso autore confessa, poi, di non essere riuscito a delineare nitidamente chi essi fossero e come fossero.
E importante che il lettore non generalizzi eccessivamente ritenendo i cronopios come una semplice espressione della fantasia in antitesi alla logica dei famas. Infatti, l’autore non li ha voluti caratterizzare consapevolmente, ne descrive solo alcune abitudini : come si fanno le scale, come si piange, come si perde e recupera un capello, e cos’ via.
Secondo me Cortà ¡zar, tramite tante immagini che scaturiscono dalla sua mente, seguendo forse il percorso di un labirinto, ha voluto rappresentare le sfaccettature della mente umana, fantasiosa ma allo stesso tempo razionale, che esistono in tutti noi: c’è un po di cronopios e un po di famas in ognuno di noi; sono modi di vivere.
Concludendo, secondo me, è certamente un’opera originale, molto particolare, che colpisce e può lasciare perplesso il lettore.
Mi ha colpito in particolare la frase di Pablo Neruda : Chiunque non legga Cortà ¡zar è condannato”. Condannato a che cosa ? Condannato a non conoscere se stessi o l’umanità in cui si è inseriti ?
Questa è una possibile interpretazione ma, si sa, la vita non è bianco o nero: è quello che scegli.