Tacito orror di solitaria selva

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di Vittorio Alfieri

Analisi del testo, del prof. Luca Manzoni

Vittorio Alfieri, Tacito orror di solitaria selva

Tacito orror di solitaria selva di sì dolce tristezza il cor mi bea, che in essa al par di me non si ricera tra’ i figli suoi nessuna orrida belva.   E quanto addentro più il mio piè s’inselva, tanto più calma e gioia in me si crea; onde membrando com’io la godea, spesso mia mente poscia s’inselva.   Non ch’io gli uomini abborra, e che in me stesso mende non vegga, e più che in altri assai; nè ch’io mi al buon sentier più appresso;   ma non mi piacque il vil secol mai: e dal pesante regal giogo oppresso, sol nei deserti tacciono i miei guai.                                                    VITTORIO ALFIERI, rime

1. Comprensione complessiva

Esegui la parafrasi del sonetto.

2. Analisi del testo e interpretazione

2. 1 Rileva le caratteristiche del paesaggio. Può essere definito preromantico”? Quale rapporto il poeta stabilisce con la natura?

2. 2  Attraverso quali manifestazioni si esprime lopposizione del poeta al vil secolo”?

2. 3 Rintraccia nel testo elementi della tradizione petrarchesca e al tempo stesso evidenziane le discordanze.

3. Approfondimento

Confronta il messaggio contenuto negli ultimi due versi con la posizione espressa da Alfieri nel trattato Della tirannide.

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