Tagliati altri ventimila docenti precari


Entro il 2009 ventimila docenti precari in meno

Ricerca su personale non di ruolo: senza lavoro anche 8mila Ata

ApCOM, 11.2.2009

Roma, 11 feb. (Apcom) – Secondo la Uil Scuola sarebbero circa 40mila le cattedre d’insegnamento nella scuola tagliate negli ultimi due anni: 20mila lo scorso anno ed altrettante, a seguito dei decreti di risparmio e degli annunciati pensionamenti, nel 2009. Il dato emerge da una ricerca del sindacato sull’andamento del personale non di ruolo della scuola, relativa agli ultimi cinque anni, in base alla quale risulta che tutti posti di lavoro scomparsi hanno fatto o faranno perdere l’attività di insegnamento esclusivamente a docenti precari.
Le previsioni negative non risparmiano il personale non docente: sempre in base ai tagli imposti dalla finanziaria di fine 2008 e alle ‘cessazioni’ lavorative bisogna infatti aggiungere un segno negativo anche per 8mila lavoratori precari. Tutti amministrativi, tecnici ed ausiliari che non verranno confermati.
Secondo i dati resi noti ieri dal sindacato confederale risulta che nel 2007 circa 8.600 insegnanti non sono stati confermati nelle nomine, nel 2008 sono state 11.628. Per il prossimo anno scolastico la riduzione di organico prevista dalla legge 133/08 è di circa 43.000 docenti.
Le proiezioni dello studio Uil ipotizzano poi, sulla base delle serie storiche, circa 23.000 pensionamenti, il numero di chi non conseguirà alcuna nomina potrà arrivare a 20.000 persone (con forti variazioni nelle diverse regioni dovute alla presenza o meno di precari).
Nella scuola – si legge nel rapporto finale – la percentuale di precari che rischia di perdere il posto di lavoro è pari al 15% del totale. Di fatto, in poco meno di tre anni, si sono ridotti gli effetti delle ultime immissioni in ruolo del 2006 e oggi lavorano nella scuola oltre 130 mila insegnanti precari. Di questi un quinto lavora con un contratto a tempo determinato annuale (per l’intero anno scolastico) mentre lastragrande maggioranza (quasi 110 mila) lavora con un contratto fino al termine delle lezioni ( da settembre a giugno) “.
Per quanto riguarda il personale Ata, la percentuale di precariato è molto alta (le stime ufficiali indicano che non è di ruolo almeno un lavoratore su tre): pertanto tutti i tagli diventano inevitabilmente persone in meno che lavorano.
In base alla legge 133/08 – continua la Uil Scuola – si prevede, per l’anno prossimo, un taglio di 15.000 posti in organico: ipotizzando, sulla serie storica, 7.000 pensionamenti, ci saranno almeno 8.000 persone che non troveranno più un posto di lavoro”. E’ decisamente amaro il giudizio di Massimo Di Menna, segretario generale della Uil scuola, sui tagli del personale primari stimati che si concretizzeranno entro la fine del 2009: si abbatteranno su “un precariato ‘specifico’: persone che hanno vinto un concorso, che insegnano da anni, hanno esperienze che sono state verificate, e spesso hanno un’età avanzata”, ha commentato il sindacalista.
Il leader sindacale del comparto scuola si sofferma anche sul personale Ata: “siamo di fronte ad una percentuale di personale precario che ha raggiunto livelli molto alti: quasi la metà del personale ha contratti che vengono rinnovati. La contrazione di organico, in questo settore della scuola, rischia di tagliare un numero inaccettabile di posti di lavoro”.
Di Menna confida però nella contrattazione: su una possibile assunzione di personale a tempo indeterminato, ed in generale sul precariato, venerd’ scorso si è infatti aperto un confronto specifico al ministero dell’Istruzione: “come da impegni presi a palazzo Chigi – sottolinea – questo confronto mira a dare maggiore stabilità alle scuole e al personale”.
Questa la linea indicata dal sindacato a seguito della ricerca sui precari: “per prima cosa – chiarisce il leader dalla Uil scuola – occorre quantificare con precisione il numero delle persone che a seguito della contrazione di organico rischia di non avere confermato l’incarico. L’analisi territoriale è importantissima perché la distribuzione tra personale di ruolo e personale precario è diversa nelle varie province: la situazione di Caserta, ad esempio è diversa per numeri e materie da quella di Milano”.
Per il sindacato occorre in pratica sapere quali sono le concrete ricadute dei provvedimenti e tirar fuori il numero preciso delle persone. “Non si possono fare generalizzazioni – conclude il segretario – e vanno individuate rapidamente misure a tutela del lavoro e del reddito”.
Questa la proposta: immissioni in ruolo e contratti pluriennali, finché ci sono posti disponibili; utilizzo del personale che rischia di non venire confermato in tutte le attività in ambito provinciale; utilizzo del personale nell’ambito dei progetti regionali, con parte delle risorse che le regioni destinano alle attività scolastiche; favorire il turn over attraverso meccanismi incentivanti i pensionamenti.