Tema svolto sull’aborto

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UNA STORIA DI NATALE

Le mie parole ti arriveranno lontane, leggere, lievi come il vento caldo che increspa le onde del mare dopo aver attraversato distese aride e senza vita: Arriveranno a te e non chiedertene la ragione, ma ascolta, per quello che puoi, la “voce di uno che grida nel deserto”. La storia che ti racconto è uscita con difficoltà dalla penna di uno scrittore in erba, aveva un foglio bianco e tanta voglia di far sognare.

<<Era quasi Natale e come sempre accade nelle favole, la neve cadeva soffice e leggera in una danza ipnotica che tenne Gina incollata alla finestra per ore a bocca aperta ma con il cuore infranto…>>

A questo punto il nostro scrittore si fermò, non sapeva come andare avanti, ma le grida dell’editore che riecheggiavano ancora nelle sue orecchie fecero quello che neanche la più grande ispirazione aveva mai fatto.

<<…Gina ogni mattina stava molto male, una nausea la colpiva appena alzata dal letto e non la lasciava neanche fare colazione. La sua stanza era vuota e fredda e sulla scrivania si accumulavano i libri da studiare per la tesi, era quasi vicina alla laurea, le mancava poco. Ingoffita nel suo pigiamone scese silenziosamente le scale, mise i primi vestiti che aveva pescato nell’armadio e uscì. La città imbiancata dalla nevicata della sera prima riuscì a strappare un sorriso dal suo volto bianco, struccato, segnato dalle lacrime. Tanti interrogativi la assalirono durante il suo tragitto, domande strane, dure a sentirsi, e le risposte arrivavano ancora più egoiste, si andava mitragliando di quesiti e rispondeva pensando al proprio bene e al  proprio male. Prese il tram, si sedette nel posto più nascosto e cominciò a piangere, a lasciar sciogliere il ghiaccio che le aveva coperto il cuore con il calore delle lacrime. Le domande degli altri passeggeri la bombardavano, ma lei era immune a quelle pallottole e non si preoccupava di rispondere al fuoco. Scese al capolinea, barcollava, non riusciva a tenersi in piedi, le lacrime le si gelavano sulle guance trafiggendo il giovane viso di spine che arrivavano fino al cuore…fu un attimo e tutto fece un po’ di ghiaccio, in un secondo si trovò a terra sprofondata nella neve, aprì ancora gli occhi, vide i palazzoni che alti incombevano su di lei e non le facevano vedere il cielo…Quando si risvegliò era in un ospedale, al caldo, sdraiata su un lettino, una infermiera si avvicinò subito a lei, dolce le accarezzò i capelli e disse: “Ci dispiace, ha avuto un aborto spontaneo…e ha perso il suo bambino”. E Gina scoppiò in lacrime, un pianto che però era diverso dagli altri precedenti anche se poi, dopo tutto, era lì che doveva arrivare quella mattina…>>

No, fermi un attimo. No, il vostro scrittore non apprezzò per niente la conclusione che la sua penna gli aveva fatto scrivere su quel foglio che, un tempo immacolato, era ora segnato dalla morte. Cancellò l’ultima sequenza, ritornò un po’ indietro e riprese…

<<Gina prese ilo tram, si sedette sul posto più nascosto e cominciò a piangere. Le domande ipocrite e compassionevolmente retoriche delle persone che le stavano sedute vicino non la sfioravano neanche di striscio. Si fermò al capolinea, scese tremando dal tram, piangeva ancora ma finalmente era arrivata all’ospedale per la sua I.V.G. L’edificio tetro era davanti a lei, fece qualche passo, era debole e il ghiaccio la fece scivolare. Non cadde a terra, però trovò un braccio saldo dietro di lei che la reggeva “Lo sapevo che saresti arrivata da sola fin qui” disse una voce. Gina si girò di scatto e trovò…il viso di Tommy che la guardava con due occhi pieni di un amore che neanche l’impresa più grandiosa avrebbe dimostrato in modo così puro e vero. “Dai andiamo insieme” continuò Tommy e si avviarono mano nella mano come fanno i bambini, verso l’ambulatorio. Gina entrò, firmò le soliti inutili carte che suonavano come una beffa. Si sdraiò, si preparò, l’infermiera accese una macchina e coperse con uno strano gel il pancino di Gina. Di lì a poco si sentì un lieve tum…tum…tum, regolare, ritmico, cadenzato. “Che cos’è” chiese Gina, “È il cuore del suo bambino che batte” rispose fredda l’infermiera, e girò verso di lei lo schermo che stava osservando, “Ecco lo vede, dobbiamo sapere dov’è per procedere all’intervento…è uno stadio molto avanzato…”. Fu allora che Gina scoppiò in lacrime, si alzò e corse così come era da Tommy, lo abbracciò e un bacio sciolse ogni dubbio sul futuro di quella nuova famiglia…>>

Ora il nostro scrittore era contento, con poche parole credeva di essere riuscito a condensare tanti sentimenti, tanti problemi, dubbi, errori che si sarebbero accumulati sul foglio se non avesse fatto così, se non avesse fatto parlare il cuore e se non avesse nascosto tutte le sue idee tra le righe di una favola. Non gli interessava se l’editore non avesse apprezzato il racconto perché… perché solo così lui sapeva non essere finto e retorico… “per coloro che comprendono la vita, sarebbe stato molto più vero. Perché non mi piace che si legga il mio libro alla leggera…”(A. de S. Exupéry). Infatti, veri o verisimili, valgono più di mille parole e i sentimenti parlano diritti al cuore e non al cervello. E poi, se non fosse andata così, oggi non sarei qui a scrivere questa storia che mi hai raccontato e alla quale io in fondo al cuore credo. Beh, l’avresti detto mai, papà Tommy?

Marco Tonello – IV F – Liceo Scientifico “Bramante” di Magenta

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