The Positronic Man

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L’uomo positronico – L’uomo bicentenario

di Isaac Asimov e Robert Silverberg

AUTORI:

Isaac Asimov biochimico statunitense (Petrovichi, U.R.S.S., 1920-New York 1992). Professore all’Università di Boston, autore di importanti volumi di divulgazione scientifica, è unanimemente apprezzato come scrittore di fantascienza, per avere unito la plausibilità scientifica a una ricca vena inventiva, in storie che sono metafore di tematiche psicologiche e sociali e toccano i nodi problematici del vivere contemporaneo. Dal 1939, quando la rivista Astounding Science Fiction pubblicò i suoi primi racconti, A. ha scritto più di duecento volumi meritando numerosi riconoscimenti, tra i quali il Blakeslee Award per la saggistica, il Science Fiction Writers Award e il prestigioso
Hugo Award per la fantascienza. Una parte importante della sua produzione è raccolta nel ciclo della Fondazione (Cronache della Galassia, 1951; Il crollo della Galassia Centrale, 1952; L’altra faccia della spirale, 1953; Preludio alla Fondazione, 1988) e in quello dei Robots (Io, Robot, 1950; Il secondo libro dei Robot, 1964; Il robot completo, 1982). Vanno poi ricordati Un viaggio allucinante (1964), Un soffio di morte (1968), Neanche gli dei (1972), In principio (1981), Sogni di robot (1986), Grande come l’universo – Saggi sulla scienza (1988), Nemesis (1988).

Robert Silverberg Nato nel ’35 a New York.
Ha incominciato ad interessarsi di Sf fin da giovane con la lettura di riviste specializzate, ed è poi passato ad un’intensa attività nel campo amatoriale, collaborando a parecchie fanzines.
Il suo esordio avvenne nel ’54 con il racconto “Gordon Planet” apparso sulla rivista “Nebula”.
Nel ’56 si laurea alla Columbia University e contemporaneamente riceve il premio Hugo come autore più promettente.
La sua prima produzione è essenzialmente di genere avventuroso, dedicata quindi al pubblico più giovane, e in questo periodo la qualità letteraria del Nostro è assai scarsa;in mezzo a questa produzione disimpegnata, troviamo il romanzo “Master of Life and Death” che sembra quasi appartenere al suo periodo migliore per tematica e stile.
Bisogna dire che Silverberg fu estremamente prolifico, soprattutto nel campo della produzione breve.
Collaborò per lungo tempo con lo scrittore Randall Garrett.
Verso la fine degli anni ’50 Silverberg si unisce in matrimonio con Barbara.
Silverberg, poi, seppe maturare il suo stile e le sue tematiche , in un crescendo vertiginoso di qualità; il fenomeno iniziò con il romanzo “The Time Hooper”, del ’67, con il quale egli passa a scrivere opere decisamente più mature e problematiche.
Seguirono quindi una serie di romanzi molto validi, che lo hanno portato alle vette della popolarità.
È interessante notare quanto questa carriera sia estremamente simile a quella di Brunner, e di come siano praticamente parallele.
Ha scritto anche alcuni volumi di saggistica, fra i quali sono stati tradotti “The Realm of Prester John”, ’72 (“La leggenda del prete Gianni”, ed. Piemme, ’98) e “The Golden Dream”, ’67, ’85 (“Alla scoperta dell’El Dorado”, ed. Piemme, ’98), e ha curato molte antologie di Sf.
Tiene una rubrica di opinioni su “Amazing Stories”

EDITORE: Bompiani

GENERE:

fantascienza quindi il tema fondamentale l’impatto che una scienza e/o una tecnologia (attuale o immaginaria) avrà sulla società o sull’individuo. I personaggi possono essere umani, o anche alieni, robot (come nel caso di questo libro), cyborg o mutanti; la storia può essere ambientata nel passato, nel presente o, più spesso, nel futuro.

RIASSUNTO:

storia di NDR-113 è la storia di un robot come l’autore stesso lo definisce “stile patetico” ossia quelle sue storie in cui i robot assumono, più che nelle altre, forti connotazioni umane. NDR-113 è un robot della U.S. Robots and Mechanical Man che viene acquistato, agli albori dell’era robotica sulla terra, dalla famiglia Martin come governante. NDR-113 o come diverrà in seguito, per analogia con la sua sigla, Andrew Martin, è un robot particolare con capacità e caratteristiche molto peculiari, se non addirittura anomale. Nella complessità della realizzazione dei cervelli positronici infatti sono previsti alcuni margini di imprevedibilità dei risultati e alcuni di questi infinitesimali margini hanno conferito a Andrew straordinarie capacità artistiche come quella della lavorazione del legno o della scultura. Insieme a queste però non tardano a presentarsi in lui parametri non previsti nella sua progettazione: la creatività, l’emotività, il senso dei sentimenti e, più insolito di tutti, il valore di essere uomo.
Andrew Martin, per questo si distingue da tutti gli altri robot suoi simili: Andrew comprende il valore della libertà che i robot non possiedono e in qualche modo è capace di inibire gli stimoli delle tre leggi della robotica che lo governano. Per questo motivo, Andrew, pur essendo per quasi duecento anni il robot della famiglia Martin, acquisterà sempre più indipendenza e autonomia.
Come in una nuova lotta per i diritti, NDR-113 ripercorrerà tutte le fasi del cammino che porta verso la libertà: la presa di coscienza della dignità, la lotta per i diritti fondamentali e infine le battaglie per il pieno riconoscimento del proprio ruolo nella società. Durante questo cammino, Andrew si sforzerà sempre di più di somigliare a un essere umano, fino a progettarsi pezzo per pezzo un perfetto corpo androide, un miracolo di bio-tecnologia, che lo renderà quasi a tutti gli effetti uomo. Il cammino di Andrew sarà ostacolato da tutti i pregiudizi e le ostilità che da sempre gli uomini covano nei confronti del diverso. Davanti all’ultimo ostacolo sulla via che porta all’ “umanità” Andrew sarà costretto a un gesto disperato che gli varrà tuttavia il pieno titolo di uomo.

COMMENTO:

Questo romanzo narra le vicende di un robot e del suo desiderio di essere simile ad un uomo. La sua vita, i suoi desideri, le sue aspirazioni verranno analizzati con un occhio caldo e affettuoso, un punto di vista completamente differente rispetto al passato, in cui robot e androidi erano visti come mostruose creature aberranti
Da questo bellissimo e commovente libro è tratto l’altrettanto notevole film L’Uomo Bicentenario. Il libro però regala al lettore quelle sfumature e emozioni che il film non può donare, anche se personalmente l’ho visto due volte e credo lo rivedrò per altre e altre ancora.
Consiglierei spassionatamente la lettura di questo libro a chi è appassionato di fantascienza tecnologica, di androidi e robot, dovrebbe leggere questo eccellente volume, che, contrariamente a quanto potrebbe far pensare la tematica trattata, è ricco di umanità, vivide emozioni, profonda sensibilità. Un passo obbligato per il lettore che voglia ricredersi sulla qualità del genere letterario fantascientifico.

Flaminia Cattaneo

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