Tonio Kröger di Thomas Mann

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Tonio Kröger

Relazione di narrativa

Introduzione

Tonio Kröger è un romanzo breve il cui protagonista, che ha dei tratti in comune con lo stesso autore Thomas Mann, vive una dicotomia, una doppia natura, che ha le sue origini negli influssi contrastanti dei suoi genitori. Infatti il padre, stimato borghese, dotato di importanti cariche pubbliche, lo indirizzerà al rigore formale delle convenzioni del tempo, mentre la madre, di origine meridionale, dotata di passionalità e insofferente delle imposizioni, lo spingerà ad un’analisi critica della borghesia.

Riassunto

Capitolo I

Quando Tonio Kröger ha quattordici anni va incontro alla sua prima delusione. Infatti Hans Hansen, il primo della classe che Tonio ammira e invidia, dimostra di non gradire la sua amicizia e di preferire l’equitazione ed altri sport alla frequentazione di Tonio. Infatti Tonio è un ragazzo inquieto, amante della letteratura, e Hans trova più allegro e spensierato frequentare altri amici piuttosto che il problematico Tonio. Inoltre, Hans si dimostra gentile con Tonio solo quando sono soli, mentre in compagnia lo beffeggia, anche per quel nome così latino e zingaresco (Tonio, abbreviazione di Antonio)

Capitolo II

A sedici anni Tonio si innamora di Ingeborg Holm, una bella ragazza dalla treccia bionda, ma andrà incontro ad una seconda cocente delusione. Infatti Tonio, totalmente privo di grazia nel ballo, esegue il MOULINET DES DAMES della quadriglia in modo goffo, facendo ridere tutti e soprattutto Inge, che gli preferisce nettamente il vuoto, ma elegantissimo, maestro di ballo François Knaak. La poesia e la sensibilità di Tonio non sfuggono invece a Magdalena Vermehren, una ragazza, tuttavia, così brutta e introversa da non attirare assolutamente Tonio. A Tonio piacciono Hans e Inge (quelli che gli hanno provocato le delusioni più brucianti) proprio perché sono l’opposto di lui, pieni di vita e spensieratezza.

Capitolo III

Dopo la morte della nonna paterna e del padre, e il nuovo matrimonio della madre Consuelo con un musicante italiano, Tonio decide di lasciare la sua città natale nel Baltico a diciassette anni e vive per tredici anninel sud, a Monaco, acquistando fama di poeta. [Il particolare della città del Baltico, presumibilmente Lubecca, sottolinea il carattere autobiografico del testo]

Capitolo IV

A poco più di trent’anni si descrive il colloquio di Tonio con Lisaveta Ivanovna, una pittrice rappresentante del mondo “radicale” degli artisti che irridono i borghesi, i loro modi e la loro esteriorità. Tonio parla con lisaveta dell’arte e dice che l’arte non si fonda sul sentimento, sulla sensibilità e sull’umanità, come pensavano invece i romantici. L’artista, per Tonio, è freddo, distaccato, disumano e mostruoso. Insomma è un castrato, come i cantori della cappella papale, impossibilitato a vivere e ad affrontare la realtà. L’arte non è un mestiere, ma una maledizione. l’artista è predestinato, dannato e addirittura, in un certo senso, un delinquente, un sofferente, un malinconico, poiché è un borghese rifiutato dalla società, uno che esprime in tal modo la sua vendetta sulla vita. Lisaveta alla fine del dialogo, però, dice a Tonio che in realtà lui è un borghese su una strada sbagliata

Capitolo V

Tonio decide di fare un viaggio, non più, come aveva già fatto, nella sensuale Italia, terra senza coscienza e profondità umana, ma in Danimarca.

Capitolo VI

Tonio passa per la sua città d’origine (abbiamo già detto che probabilmente si tratta di Lubecca) e sta quasi per essere arrestato, perché scambiato per un delinquente in fuga. Qui scopre che la sua vecchia casa di famiglia è diventata una biblioteca popolare.

Capitolo VII

Nel corso del viaggio sulla nave, incontra un insulso commerciante, che si diletta di scrivere versi, ma è balordo e credulone. Infine, dopo una visita a Copenaghen, Tonio si dirige ad un alberghetto sulla costa ad Aalsgraad, oltre Helsingor

Capitolo VIII

L’albergo semideserto favorisce il bisogno di solitudine e di svago di tonio. Solo che un giorno, attratta dalla bella giornata, arriva una comitiva di gitanti, in mezzo alla quale Tonio scorge Hans Hansen e Ingeborg Holm. la comitiva, dopo la gita, torna in albergo per un ballo, e qui Tonio rimane in dubbio se scendere o rintanarsi in camera, e alla fine decide di scendere. Dopo così tanti anni non è cambiato nulla. Nei confronti di Hans e Inge, Tonio prova gli stessi sentimenti di un tempo: invidia per la loro spensieratezza, per la loro beata mediocrità, libera dal tormento creativo e dalla maledizione della conoscenza. [Thomas Mann, in questo senso, fa venire in mente Leopardi, e alcune delle sue più belle poesie] Tonio Kröger non ha il coraggio di rivolgere la parola ad Hans e Inge, né tanto meno vuole farsi vedere ballare un’altra volta da Inge e torna tristemente in camera. Gli capita però che una donna debole e pallida (che si tratti di Magdalene?) cada e terra durante la quadriglia, e lui la solleva

Capitolo IX

Nella conclusione del testo, Tonio scrive a Lisaveta di essere per metà artista e per metà borghese. Le delizie della mediocrità resteranno sempre i suoi temi preferiti e continuerà a provare per i beati mediocri un misto di invidia malinconica e di disprezzo.

Conclusione

Mann in questo romanzo breve riflette sulla classe della borghesia. Se da una parte Tonio Kröger è criticato ed escluso dalla classe borghese, perché non rientra nel modello del tipico uomo borghese, in base a categoria puramente esteriori e formali, dall’altra è lui stesso a distaccarsi dalla sua classe di origine. Eppure, egli si discosta anche dagli artisti dell’ARTE PER L’ARTE, da simbolisti, esteti adoratori della bellezza, e vive quindi in mezzo a due mondi, estraneo all’uno e all’altro, provando invidia ora per la spensieratezza degli uni, ora per la radicalità degli altri.

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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