Tiberio: 14-37 d.C.

dalla Storia romana

di Carlo Zacco

Tiberio: 14-37 d.C.

Passaggio dei poteri. La transizione da Augusto a Tiberio fu indolore: dopo la lettura del testamento Tiberio si recò in Senato, dichiarando di volersi ritirare a vita privata, ma venne acclamato Princeps, e ‘obbligato’ ad assumere la carica.

Germanico. Inizialmente fu prudente e rispettoso delle istituzioni. Una delle priorità era la difesa dei confini settentrionali: vi invia Germanico, che si comporta valorosamente scongiurando i rischi di rappresaglia delle tribù al di là del Reno. Tuttavia il successo di Germanico mise in allarme Tiberio, che viene dunque spostato agli estremi confini orientali dell’Impero, dove morirà misteriosamente, forse su comando di Tiberio stesso.

Impopolarità. La morte di Germanico getta delle ombre sull’immagine di Tiberio, che da questo momento diviene via via più impopolare presso la popolazione. Allo stesso tempo l’imperatore si fece più sospettoso, e incominciò ad allestire una serie di processi per lesa maestà ai familiari di Germanico e agli oppositori, condannandoli.

Ritiro. Nel 26 d.C. Tiberio decide cos’ di ritirarsi dalla vita pubblica, e si trasferisce nella sua villa a Capri, mettendo tutto nelle mani del prefetto del pretorio Seiano. Tuttavia incominciò a sospettare anche  Seiano, temendo che volesse impadronirsi della carica, e lo fece uccidere nel 31 d.C. L’ultima fase del principato di Tiberio è caratterizzata dalla repressione sistematica dei nemici, veri o presunti.

Giudizio storico. Presso gli antichi fu molto negativo. Ma nel complesso Tiberio lasciò l’impero in buone condizioni economiche, con un potere stabile e frontiere tranquille.

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