Ultime scoperte sulle cellule staminali

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2.4. ULTIME SCOPERTE: MAPC, TRANS-DIFFERENZIAMENTO, STAMINALI NEL LIQUIDO AMNIOTICO

Fino a pochi anni fa il mondo scientifico aveva una specie di “dogma” (parola che è sempre inadatta alla ricerca scientifica): le cellule staminali adulte di un tessuto possono generare solo cellule differenziate appartenenti a quel tessuto. Questo dogma è stato abbattuto, poco a poco, a partire dal 1998; quando un gruppo composto da Giulio Cossu e da altri ricercatori italiani ha pubblicato un articolo che dimostrava che, nei topi, le cellule sanguigne possono produrre cellule muscolari. Questa prima ricerca dimostra come cellule di un tessuto possono, in realtà, generare cellule di un altro. Da allora sono stati pubblicati moltissimi altri studi volti a dimostrare l’inter-convertibilità delle staminali di un tessuto in cellule di un altro. Questi fenomeno sono detti di trans-differenziamento e sono una scoperta molto importante. Se un giorno fosse possibile trans-differenziare una cellula staminale adulta di un determinato tessuto, in cellule di tutti gli altri tessuti, non sarebbe più necessario ricorrere alle staminali embrionali. Questo risolverebbe sia i problemi etici legati alle embrionali, sia il rischio di rigetto connesso a un trapianto di cellule non autologhe (dell’organismo stesso). Infatti un paziente che avesse bisogno di tessuti nuovi potrebbe riceverli a partire da cellule del suo stesso organismo, che quindi verrebbero riconosciute dal suo sistema immunitario.

 

Tra il 2001 e il 2002 una ricercatrice americana, Catherine Verfaille, lavorando su cellule staminali del midollo osseo di topi ha scoperto un nuovo tipo di staminali: le MAPC. Le MAPC (Multipotent Adult Progenitor Cells) sono staminali adulte che sembrano avere tutte le caratteristiche delle embrionali ovvero: capacità di crescita e di dare origine a tutti, o quasi, i tessuti di un organismo. Da allora i ricercatori hanno iniziato a cercare queste cellule anche nell’uomo. Per ora però non sono ancora state trovate, anche se si è scoperto alcune staminali del midollo osseo, le mesenchimiali, hanno notevoli capacità di transdifferenziare.

Nel numero di gennaio 2007 della rivista Nature Biotechnology è uscito un articolo, firmato da un team guidato dall’italiano Paolo De Coppi, che riporta la scoperta di cellule staminali nel liquido amniotico. Già da un po’ si sapeva che nel liquido amniotico, cioè quel liquido nel quale è immerso il feto all’interno della placenta, sono presenti molte cellule immature. Questa ricerca ha dimostrato che nel liquido amniotico sono presenti delle cellule che hanno caratteristiche molto simili a quelle embrionali, sono cioè totipotenti. La quantità di queste cellule è circa l’1% delle cellule contenute nel liquido. La scoperta è molto importante perché, se le cellule hanno davvero le caratteristiche delle embrionali, permetterebbe di abbandonare l’uso di embrioni. Tuttavia, anche per quanto riguarda questo tipo di cellule le cose non sono ancora del tutto chiare ed è necessaria ancora della ricerca.

 

Queste ultime scoperte hanno valorizzato enormemente le staminali adulte, che sembrano in grado di dar vita a un numero sempre maggiore di tessuti. Questo però non deve indurre a pensare che la ricerca sulle embrionali sia ormai obsoleta; infatti, come sostiene Angelo Vescovi (nel libro La cura che viene da dentro) per arrivare a questi risultati si sono utilizzate tecniche proprie della ricerca sulle embrionali. In definitiva, la ricerca sulle embrionale e quella sulle adulte sono strettamente legate tra loro e molto spesso la scoperta in un campo è molto utile anche per l’altro.

 

C’è un ultimo campo per il quale l’uso delle staminali embrionali sarebbe molto utile: la ricerca biomedica. In breve: con le embrionali c’è la possibilità di creare tessuti umani, i quali possono essere utilizzati per la ricerca sulle cause di alcune malattie. Tessuti creati ad hoc potrebbero essere utilizzati per verificare gli effetti dei farmaci sui tessuti stessi. Infine possono essere usati, in ambito genetico, per capire a cosa servono singoli geni che, nei tessuti di prova verrebbero alterati.

Torna all’indice della tesina La scoperta delle cellule staminali: Aspetti scientifici e filosofici di Cristiano Parisi

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