Una giornata di Ivan Denisovic

Aleksandr Isaevic Solzenicyn

Relazione di narrativa di Melissa Galloni 2aD

"Una giornata di Ivan Denisovic"

Titolo

1.     Il titolo del libro che ho letto questo mese è Una giornata di Ivan Denisovic”.

Autore

2.    L’autore è Aleksandr Isaevic Solzenicyn, nato a Kloslovodsk, nel Caucaso settentrionale, nel 1918. Fu allevato dalla famiglia materna e crebbe a Rostov sul Don, dove comp’ gli studi. Si laureò in fisica e matematica ed entrò nell’esercito ma, nel 1945, fu accusato di propaganda antisovietica (venne arrestato e condannato ad otto anni di reclusione). Rilasciato nel 1956, iniziò a scrivere; nel 1971 ricevette il premio Nobel per la letteratura e di recente è deceduto.

Riassunto

3.    La vicenda è ambientata nel 1951, quando Ivan Denisovic (chiamato Suchov all’interno del campo), quarantunenne, era dentro già  da otto anni. Essere fatto prigioniero dai tedeschi, all’epoca, aveva la valenza di un tradimento della patria, che andava difesa anche a costo della morte. Qui, all’interno di questo campo di concentramento stalinista, Suchov trascorre giornate tutte uguali, in cui lavora e mangia una misera sbobba che gli viene fornita. Questo libro racconta una di queste giornate, che, per Suchov, è stata ricca di doni in quanto sono successe le seguenti cose: non era  stato sbattuto in prigione, la sua squadra non era stata spedita al villaggio socialista”, a pranzo aveva rubato una scodella di polenta, era riuscito a non farsi beccare la sega alla perquisizione, la sera aveva guadagnato qualcosa da Cezar, aveva comperato il tabacco e non si era ammalato.

Personaggi

4.    Il protagonista principale è Suchov ma ci sono altri personaggi:

    – Ivan e Mezzo: sergente magro con occhi neri che, inizialmente       mette un po paura ma poi si rivela il più trattabile dei guardiani.

    – Kuzjomin: primo caposquadra di Suchov che nel 1943 stava dentro già  da dodici anni.

    – Alyoska: vicino di Suchov, il battista.

   – Bujnovskiy: era sotto di Suchov, ex capitano di fregata che si trovava nel lager da meno di tre mesi.

   – Tartaro: cittadino capo.

   – Tjurin: caposquadra di Suchov.

   – Fetjokov: compagno di squadra di Suchov che contava meno di tutti. Aveva messo via il piatto di minestra a Suchov ma si era mangiato tutte le patate. Aveva tre figli ma dopo che essere arrestato, fu ripudiato dalla famiglia e la moglie si risposò.

   – Zoppo: detenuto addetto alla mensa che manteneva a spese sue un aiutante. Era un tipo pronto, picchiava i detenuti miti e, una volta, aveva pestato anche Suchov.

   – KilGas: era un lettone che vendeva tabacco fatto in casa.

   – Kolja Vdovuskin: infermiere.

   – Stepan GrigorEvic: dottore arrivato con i nuovi detenuti. Era un tipo svelto e prepotente, fautore della lavoro- terapia.

   – Pavlo: aiutante del caposquadra, ucraino occidentale.

   – Cezar Marcovic: compagno di squadra con i baffi neri. Prima di essere arrestato, lavorava nel cinema.

   – Volkovoj: responsabile del regime disciplinare molto temuto.

   – Der: capomastro.

   – SenKa Klevsin: era sordo in quanto gli era scoppiato un timpano nel 1941. In seguito era stato fatto prigioniero, aveva cercato di scappare invano ed era stato spedito a Buchenwald.

   – Gopcik: sedicenne di un’altra squadra.

   – Skuropatenko: (BI- 209),detenuto come gli altri che faceva la guardia ai prefabbricati.

   – Cha- 123: vecchio, condannato a 20 anni di lager duro che era seduto di fronte a Cezar, in ufficio.

   – Prjacha: aiutante di Volkovoj.

   – Ermolaev: siberiano russo, che aveva da scontare 10 anni.

   – Camuso: guardia piccoletta e rubiconda che cercava coloro che dovevano scrivere la giustificazione.

Spazio

5. La vicenda si svolge nei diversi ambienti del lager, alcuni chiusi, altri aperti.

Tempo

6.I fatti narrati si inseriscono nel periodo dei lager (1951) e la vicenda dura solo un giorno. Prevalgono tempi lenti e ci sono diversi ricordi dei vari personaggi.

Stile

7. Il linguaggio adottato dall’autore è semplice e il registro è  colloquiale.

Tecniche narrative

8. Vi sono presenti sia il discorso diretto che quello indiretto.

Narratore

9. Ci sono due narratori in quanto alcune parti sono raccontate da un narratore onnisciente mentre altre sono raccontate dal protagonista.

Tematiche

10. Il testo fa riflettere molto sul discorso dei lager e ci spiega come venivano trattati i detenuti, parlando anche delle regole che dovevano rispettare.

Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio

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