“Uno, nessuno, centomila” di Luigi Pirandello

Pirandello è sicuramente uno degli interpreti più acuti della “crisi dell’io”, poiché  la considera una serie di stati incoerenti, che suscita nei suoi personaggi angoscia ed orrore nel vedersi vivere, nell’esaminarsi dall’esterno come sdoppiato.  Questa tendenza risulta essere un insieme di ossessioni, angosce, impulsi inconfessabili perché violenti o crudeli, che giacciono nel profondo della psiche, nell’inconscio. L’unica via di fuga da tale realtà risulta essere la pazzia, ovvero la condizione di colui che si esclude e guarda gli altri vivere.
Il romanzo “Uno, nessuno, centomila” è il testo narrativo che meglio esprime la concezione pirandelliana di pazzia, vista come il voler essere ad ogni costo come gli altri ci vedono; la normalità è quindi l’accettazione dei cambiamento, l’inverosimile.  Il protagonista, Vitangelo Moscarda, viene messo in crisi della moglie che nota che il suo naso pende verso destra, mentre egli lo credeva “almeno molto decente”.  L’uomo non so più se è quello che crede di essere o quello che credono gli altri e scopre cosi di non essere nessuno.  Questa disgregazione di personalità di Moscarda travolge tutta la sua vita, dalle amicizie alla suo posizione sociale.  Egli, infatti, ritenendo che solo attraverso la “lucida follia” può distruggere l’immagine che gli altri hanno di lui ed essere finalmente se stesso, si comporta in modo irrazionale, compiendo azioni liberatorie, ma in netto contrasto con le sue convenzioni sociali.  Al termine dei romanzo però, il protagonista costretto ad accettare l’ennesima “forma” attribuitagli dalla comunità, quella dell’adultero, riesce finalmente e liberarsi dalle angosce che lo ossessionavano, dalla solitudine provocata della sua consapevolezza di non essere li nessuno”: ora, infatti, accetto di buon grado di alienarsi totalmente della sua personalità, rifiuta addirittura qualsiasi nome o identità personale abbandonandosi gioiosamente al mutevole fluire della vita, morendo ogni attimo e rinascendo sempre nuovo senza fissarsi in alcuna forma.

dalla tesina multidisciplinare esame di stato 2005 di Chiara Colavitto:

La follia

Quel mistero oltre la ragione

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