“Figlia” è una canzone scritta e interpretata da Roberto Vecchioni, inclusa nel suo album “Il Grande Sogno” pubblicato nel 1995, dedicata alla figlia, qui Vecchioni riflette sul suo rapporto con lei.
Attraverso le parole della canzone, Vecchioni esprime il suo amore e la sua preoccupazione per sua figlia, mentre riflette sul passaggio del tempo e sulla sua crescita. La canzone parla anche delle speranze e dei sogni che Vecchioni ha per sua figlia, e dell’importanza di proteggerla e sostenerla mentre affronta le sfide della vita.
“Figlia” è una canzone dolce e commovente, caratterizzata dalla voce profonda e toccante di Vecchioni e da un’atmosfera intima e riflessiva. È diventata una delle canzoni più amate e significative di Vecchioni, apprezzata per la sua bellezza musicale e il suo significato emotivo.
Sapeva tutta la verità
Il vecchio che vendeva carte e numeri
Però tua madre è stata dura da raggiungere
Lo so che senza me non c’era differenza
Saresti comunque nata
Lei ti avrebbe comunque avuta
Non c’era fiume quando l’amai
E non era propriamente ragazza
Però penso di avere fatto del mio meglio
Così a volte guardo se ti rassomiglio
Lo so, lo so che non è giusto
Però mi serve pure questo
Poi ti diranno che avevi un nonno generale
E che tuo padre era al contrario un po’ anormale
E allora saprai che porti il nome di un mio amico
Di uno dei pochi che non mi hanno mai tradito
Perché sei nata il giorno che a lui moriva un sogno
E i sogni, i sogni
I sogni vengono dal mare
Per tutti quelli
Che han sempre scelto di sbagliare
Perché, perché vincere significa accettare
E se arrivo vuol dire che a qualcuno può servire
E questo, lo dovessi mai fare
Tu, questo, non me lo perdonare
E figlia, figlia
Non voglio che tu sia felice
Ma sempre contro
Finché ti lasciano la voce
Vorranno la foto col sorriso deficiente
Diranno: “Non ti agitare, che non serve a niente”
E invece tu grida forte
La vita contro la morte
E figlia, figlia
Figlia sei bella come il sole
Come la terra
Come la rabbia, come il pane
E so che t’innamorerai senza pensare
E scusa, scusa se ci vedremo poco e male
Lontano mi porta il sogno
Ho un fiore qui dentro il pugno
Audio Lezioni sulla Letteratura del novecento del prof. Gaudio
Ascolta “Letteratura del novecento” su Spreaker.