
Schermitutti
27 Gennaio 2019
Una rassegna di imperdibili
27 Gennaio 2019Utilizzo del tablet al posto dei libri di testo: una questione più complessa di quanto sembri
La domanda sembra semplice e chiede una risposta netta: sei d’accordo o no? Ma come spesso accade nelle questioni educative, la realtà è molto più articolata di quanto un sì o un no possano esprimere. Il tema del tablet al posto dei libri di testo tocca questioni pedagogiche, tecnologiche, economiche, sociali e persino antropologiche che meritano di essere esplorate con attenzione, senza posizioni ideologiche preconcette.
Il fascino della novità e il rischio dell’entusiasmo acritico
Ogni volta che emerge una nuova tecnologia, c’è la tentazione di vederla come la soluzione a tutti i problemi della scuola. È successo con la televisione negli anni Sessanta, con i computer negli anni Ottanta, con le lavagne interattive multimediali negli anni Duemila. Ora tocca ai tablet e più in generale ai dispositivi digitali.
Il meccanismo è sempre lo stesso: si enfatizzano le potenzialità straordinarie del nuovo strumento, si immaginano rivoluzioni didattiche, si promettono miglioramenti negli apprendimenti. Poi, nel confronto con la realtà quotidiana della classe, l’entusiasmo iniziale si scontra con difficoltà impreviste, resistenze, problemi pratici. E spesso si finisce per usare il nuovo strumento in modo tradizionale, riproducendo con tecnologie diverse le stesse modalità didattiche di sempre.
Questo non significa che le tecnologie digitali non abbiano valore o che non possano migliorare la didattica. Significa che bisogna guardarle con realismo, riconoscendone le potenzialità ma anche i limiti, evitando sia il rifiuto pregiudiziale sia l’adesione entusiastica e acritica.
I vantaggi evidenti: leggerezza, aggiornamento, multimedialità
Partiamo dagli aspetti positivi, che sono innegabili. Un tablet pesa poche centinaia di grammi e può contenere tutti i libri di testo di cui uno studente ha bisogno, più altri materiali integrativi. Confrontato con lo zaino tradizionale, che spesso pesa dieci o più chilogrammi sulle spalle di ragazzini di undici o dodici anni, il vantaggio è ovvio.
Questo non è un dettaglio trascurabile. Gli ortopedici da anni lanciano allarmi sui danni alla schiena causati da zaini troppo pesanti. Alleggerire il carico fisico che gli studenti devono trasportare quotidianamente è un obiettivo di salute pubblica, non un capriccio tecnologico.
Poi c’è la questione dell’aggiornamento. I libri di testo tradizionali nascono già vecchi: tra il momento in cui l’autore scrive, quello in cui la casa editrice pubblica, quello in cui la scuola adotta e quello in cui gli studenti ricevono il libro possono passare anni. In discipline che evolvono rapidamente, questo è un problema serio.
Un testo digitale può essere aggiornato continuamente. Nuovi dati, nuove scoperte, eventi recenti possono essere integrati senza aspettare la prossima edizione. In teoria, almeno. Perché nella pratica questo aggiornamento continuo spesso non avviene, e i testi digitali finiscono per essere semplici versioni PDF dei libri cartacei, senza alcun vantaggio in termini di attualità.
La multimedialità è un altro punto di forza teorico. Un testo digitale può integrare video, animazioni, simulazioni interattive, link ad approfondimenti, esercizi autocorrettivi. Può offrire percorsi personalizzati in base al livello dello studente. Può includere strumenti per prendere appunti, evidenziare, creare mappe concettuali.
Tutto questo è pedagogicamente prezioso. Sappiamo che gli studenti hanno stili di apprendimento diversi: alcuni sono più visuali, altri più uditivi, altri ancora hanno bisogno di manipolare e sperimentare. Un testo multimediale ben fatto può offrire stimoli diversificati, adattandosi meglio alla varietà degli studenti.
I problemi pratici: costi, connettività, competenze
Ma passiamo ora agli aspetti problematici, che sono altrettanto reali. Innanzitutto i costi. Un tablet non è gratuito. Certo, nemmeno i libri di testo lo sono, ma almeno per questi esistono il comodato d’uso, la cedola libraria per le famiglie meno abbienti, la possibilità di comprare libri usati o di passarsi i testi tra fratelli.
Con i tablet la situazione si complica. Bisogna comprare il dispositivo, che ha una vita limitata (tre, quattro anni al massimo) e poi va sostituito. Bisogna mantenerlo, ripararlo quando si rompe (e i ragazzi non sono sempre delicati con le loro cose), aggiornare il sistema operativo, gestire le app e le licenze software.
Per le famiglie benestanti questo non è un problema. Ma per quelle che fanno fatica ad arrivare a fine mese? Si rischia di creare un nuovo divario digitale, dove chi può permetterselo ha accesso a strumenti sofisticati e sempre aggiornati, mentre chi non può resta indietro.
Poi c’è la questione della connettività. Molti contenuti digitali richiedono una connessione internet stabile e veloce. Ma non tutte le scuole ce l’hanno, e non tutte le famiglie hanno a casa una connessione adeguata. Durante la pandemia, con la didattica a distanza, questo problema è emerso in tutta la sua gravità: migliaia di studenti esclusi o penalizzati perché non avevano connessione sufficiente.
E non parliamo solo di questioni tecniche. C’è anche il problema delle competenze. Non tutti gli insegnanti sono a loro agio con le tecnologie digitali. Molti hanno bisogno di formazione, di tempo per sperimentare, di supporto tecnico quando qualcosa non funziona. Buttarli nel digitale senza preparazione adeguata significa condannarli alla frustrazione e probabilmente vanificare qualsiasi potenzialità dello strumento.
Le questioni pedagogiche: attenzione, profondità, memoria
Ma i problemi più seri non sono quelli tecnici o economici. Sono quelli pedagogici e cognitivi. Diverse ricerche negli ultimi anni hanno sollevato interrogativi importanti sull’impatto della lettura su schermo rispetto a quella su carta.
Sembra che leggere su schermo favorisca una lettura più superficiale, più frammentaria, più distratta. Lo sguardo tende a saltare da un punto all’altro, cercando informazioni specifiche piuttosto che seguire il filo di un ragionamento complesso. La comprensione profonda, la capacità di cogliere sfumature, di mantenere in mente strutture argomentative articolate sembra essere migliore con la lettura su carta.
Questo non significa che sia impossibile leggere in profondità su schermo. Significa che è più difficile, che richiede uno sforzo maggiore di concentrazione, che le caratteristiche dello strumento non aiutano ma ostacolano questo tipo di lettura.
Poi c’è la questione della memoria. Sfogliare un libro, vedere fisicamente dove si trova un’informazione (in alto a sinistra, verso la fine del capitolo), avere una percezione spaziale del testo sembra aiutare la memorizzazione. Con il testo digitale questa dimensione spaziale si perde, tutto appare più indistinto, più difficile da ancorare nella memoria.
E c’è il problema della distrazione. Un tablet non è solo un libro di testo, è anche una porta aperta verso infinite possibilità di distrazione. Basta un tocco per uscire dal libro e aprire un gioco, un social media, un video. La tentazione è sempre lì, a portata di dito. E la capacità di resistere alle tentazioni, di rimanere concentrati su un compito anche quando ci sono alternative più attraenti disponibili, non è scontata, soprattutto in età evolutiva.
Il rapporto con la materialità del libro
C’è poi una dimensione più sottile ma non meno importante: il rapporto con la materialità del libro. Un libro è un oggetto che si può toccare, annusare, sfogliare. Ha un peso, un volume, una texture. Si possono piegare gli angoli delle pagine, sottolineare con la matita, scrivere note a margine. Si può prestare a un amico, lasciare sulla scrivania, mettere in uno scaffale dove diventa parte visibile della propria storia culturale.
Tutto questo crea un legame affettivo con il libro che va oltre il suo contenuto informativo. I libri che abbiamo studiato, sottolineato, annotato diventano parte della nostra biografia intellettuale. Conservano le tracce del nostro incontro con loro, del momento della vita in cui li abbiamo letti, delle domande che ci hanno suscitato.
Un file digitale non ha questa qualità. È impalpabile, immateriale. Può essere cancellato con un clic, può scomparire se il dispositivo si rompe o se cambia il formato. Non diventa parte del paesaggio fisico della nostra vita.
Questo può sembrare un argomento sentimentale, poco rilevante dal punto di vista pedagogico. Ma non è così. Il rapporto affettivo con i libri, il piacere della lettura come esperienza anche sensoriale e non solo intellettuale, è parte importante della formazione del lettore. E formare lettori, persone che non solo sanno leggere tecnicamente ma che amano leggere, che cercano nei libri risposte, emozioni, compagnia, è uno degli obiettivi fondamentali della scuola.
La questione ecologica: un falso problema?
Spesso si sostiene che i libri digitali siano più ecologici di quelli cartacei perché non richiedono carta, quindi non si abbattono alberi. Ma è un ragionamento superficiale. I dispositivi digitali hanno un costo ambientale enorme: richiedono terre rare, processi produttivi inquinanti, consumo energetico continuo per il funzionamento e la ricarica. E diventano rapidamente rifiuti elettronici difficili da smaltire.
I libri cartacei, invece, sono fatti di materiale rinnovabile (la carta può derivare da foreste gestite in modo sostenibile), possono durare decenni o secoli, possono essere facilmente riciclati a fine vita. E soprattutto possono essere condivisi, prestati, rivenduti, tramandati senza bisogno di energia elettrica o di connessione internet.
Dal punto di vista ecologico, probabilmente una biblioteca scolastica ben fornita di libri cartacei che vengono usati da generazioni successive di studenti è più sostenibile di tablet che vanno sostituiti ogni tre o quattro anni.
Una possibile via di mezzo: la coesistenza intelligente
Forse la domanda iniziale è mal posta. Non si tratta di scegliere tra tablet e libri cartacei, come se fossero alternativi e incompatibili. Si tratta di capire quali strumenti siano più adatti per quali scopi, per quali discipline, per quali età, per quali tipi di attività didattica.
Per consultare rapidamente informazioni, per esercizi interattivi, per simulazioni, per accedere a banche dati, il digitale è imbattibile. Per la lettura profonda, per lo studio sistematico, per testi che richiedono concentrazione prolungata, il libro cartaceo mantiene vantaggi importanti.
In matematica e scienze, dove servono simulazioni, grafici interattivi, possibilità di manipolare variabili e vedere gli effetti in tempo reale, il digitale offre opportunità straordinarie. In letteratura e filosofia, dove bisogna immergersi in testi complessi, seguire ragionamenti articolati, rileggere più volte, il libro cartaceo può essere più adatto.
Per i bambini piccoli, che stanno ancora sviluppando le capacità di base della lettura e della concentrazione, il libro cartaceo offre probabilmente un ambiente meno distraente e più favorevole all’apprendimento. Per gli studenti più grandi, che hanno già acquisito queste competenze, il digitale può essere uno strumento prezioso da affiancare, non da sostituire, ai testi tradizionali.
Il ruolo dell’insegnante resta centrale
In tutto questo, c’è un punto fermo: qualunque strumento si usi, quello che fa davvero la differenza è la qualità dell’insegnamento. Un bravo insegnante può fare miracoli anche con strumenti poveri, mentre un insegnante inadeguato sprecherà anche le tecnologie più sofisticate.
Il tablet non insegna da solo. È uno strumento, niente di più e niente di meno. Può essere usato bene o male, può arricchire la didattica o impoverirla, può favorire l’apprendimento o ostacolarlo, a seconda di come viene impiegato.
Quello che serve non è scegliere lo strumento giusto, ma formare insegnanti capaci di usare consapevolmente tutti gli strumenti disponibili, scegliendo di volta in volta quello più adatto agli obiettivi che si vogliono raggiungere, agli studenti che hanno davanti, ai contenuti che devono insegnare.
Una riflessione finale
Tornando alla domanda iniziale – sei d’accordo con l’utilizzo del tablet al posto dei libri di testo? – la risposta onesta è: dipende. Dipende da come viene fatto, con quali obiettivi, con quale preparazione degli insegnanti, con quale attenzione alle differenze tra gli studenti, con quale consapevolezza dei pro e dei contro.
Se si tratta di sostituire meccanicamente il libro cartaceo con la sua versione PDF su tablet, senza sfruttare nessuna delle potenzialità del digitale, tanto vale risparmiare i soldi del dispositivo e tenere la carta. Se si tratta di riempire gli studenti di app e di stimoli multimediali senza una regia pedagogica chiara, il rischio è la frammentazione e la distrazione.
Ma se si riesce a costruire un ambiente di apprendimento che integra intelligentemente carta e digitale, che usa ciascuno strumento per quello che sa fare meglio, che forma gli studenti a un uso critico e consapevole delle tecnologie, allora sì, il tablet può essere una risorsa preziosa.
La scuola non può ignorare il digitale, che è parte ormai costitutiva del mondo in cui viviamo. Ma non può nemmeno abbandonare troppo in fretta competenze e strumenti che hanno dimostrato il loro valore nei secoli. La saggezza sta nel tenere insieme tradizione e innovazione, nel non buttare via il vecchio solo perché è vecchio né abbracciare il nuovo solo perché è nuovo, ma nel valutare con onestà e senza pregiudizi cosa serve davvero ai nostri studenti per imparare bene e per formarsi come persone pensanti, critiche, capaci di orientarsi in un mondo complesso.
Risultati del sondaggio su atuttascuoladuepuntozero
Dicembre 2013 – Gennaio 2014
L’ utilizzo del tablet al posto dei libri di testo è materia controversa. Gli utenti di atuttascuola sembrano dividersi quasi a metà, fra i fautori entusiasti (il 22 % afferma di essere d’accordo sul loro utilizzo) e i detrattori (il 28% invece non è d’accordo).
Invece, la maggioranza comunque degli utenti, pari al 49%, ritiene che i tablet debbano essere usati accanto ai libri, non in totale sostituzione.
Materiale didattico su atuttascuola
-
Libri di testo di A.Lalomia
-
Guida alla lettura della circolare sulle adozioni dei libri di testo di Enrico Maranzana
-
Consiglio di stato: non si possono cambiare i libri di testo
-
Utilizzo del tablet al posto dei libri di testo: sei d’accordo?
Materiale didattico su altri siti
- Associazione Italiana Editori: da questo sito è possibile anche fare le adozioni online dei libri di testo
🎤🎧 Audio Lezioni, ascolta il podcast sulla Pedagogia e organizzazione della scuola del DS Luigi Gaudio
Ascolta “Pedagogia e organizzazione della scuola” su Spreaker.




