Alto Medioevo, origine del termine superstizione e del Male – Daniele Sammartino

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Il grande filosofo, poeta e scrittore illuminista Voltaire,
pseudonimo di  François-Marie Arouet  (1694-1778) asserì:

la superstizione sta alla religione come
l’astrologia sta all’astronomia, la figlia molto pazza di una madre molto
saggia.”

Le origini del termine
Per comprendere il significato del termine “superstizione”, e
il legame fra questo e l’Alto Medioevo, è necessario partire dagli albori di
questo interessante vocabolo. Il termine superstitio è stato collocato dai
linguisti nel vocabolario indoeuropeo. Esso deriva dal latino, più precisamente
dal verbo super-stare ( essere superiori a, essere al di sopra di), che indica
la condizione del testimone (superstes): il testimone è colui che può
testimoniare che un evento è avvenuto, perché è “sopravvissuto” a un dato
avvenimento.
Inizialmente, il significato del termine superstizione non è
religioso. Già a partire dall’epoca romana, sono chiamati superstiziosi da
Cicerone (citato spesso durante l’ Alto Medioevo da Isidoro di Siviglia),
coloro che pregano o immolano tutti i giorni perché la prole sopravviva loro.
Il termine “superstitio” ha iniziato ad assumere una
connotazione negativa sempre nell’antica Roma, quando è messo in
contrapposizione al vocabolo “religio”, che indica la volontà dell’uomo di
adempiere ai riti sacri secondo le precise regole religiose. La “superstitio”  viene considerata come la forma “viziata”
della “religio”; viziata dall’ingigantimento
dei caratteri del rito. Il prefisso “super” indica, infatti, ciò che è
superfluo, che è inutile, o estraneo.


                       Il  legame con il mondo cristiano
Il cristianesimo acquisì il termine e questo insieme di
valori, ma successivamente li trasformò. Le “Institutiones divinae” di
Lattanzio, famoso oratore romano convertitosi al cristianesimo verso il 300
a.C., presentano questa evoluzione. Secondo quest’ultimo il vocabolo “religio”
non deriva da “relegere”, ma da re-legare, ovvero creare un legame nuovo. La
concezione religiosa cambia notevolmente; la cristianità, infatti, percepisce la
religione come il rapporto personale che crea un obbligo del cristiano verso
Dio. Inoltre Lattanzio rifiuta anche l’etimologia ciceroniana di “superstitio”,
inserendo questa in un contesto cristiano. Secondo il celeberrimo retore, i
superstiziosi sono coloro che venerano la memoria dei defunti, in quanto
sussiste ai defunti stessi, o a quelli che, aderiscono a culti domestici come
quelli in onore dei penati. Gli autori cristiani, mantennero solo il senso negativo
del termine “superstizione”, contrapponendolo a “religione”, e associarono la prima
a forme pagane rifiutate dalla cristianità vigorosamente, come l’idolatria e la
divinizzazione dei morti (o evemerismo). La superstizione viene quindi ridotta al
paganesimo, che persiste all’interno del mondo cristiano.
La religione è il culto del vero Dio, la
superstizione del falso”.
                                              
                                             San Paolo
I primi autori cristiani hanno interpretato e tradotto la
Bibbia, sulla base della primigenia griglia di lettura. Leggendo l’Antico
Testamento possiamo notare subito la presenza di anatemi scagliati da Jahvè sui
nemici degli Ebrei o sugli Ebrei infedeli. La Chiesa, nel Medioevo, utilizzerà
tali nozioni per contrastare e denunciare le superstizioni; per esempio: “
Colui che si rivolgerà agli spettri e agl’indovini per prostituirsi al loro
seguito, diventerà il mio bersaglio e lo strapperò dal suo popolo” (Levitico,
20, 6). Tuttavia, nella Vulgata ( la traduzione che San Girolamo ha fatto della
Bibbia) il termine “superstitio” non è presente. Compare solo negli “atti degli
apostoli” e in una lettera di San Paolo. Negli Atti (25, 19), comunque è
utilizzato ambiguamente, poiché  Gli
Ebrei lo adoperano per accusare San Paolo in quanto asseriva che Gesù Cristo
era ancora vivo (era tra gli uomini). Negli Atti (17, 22) si esprime, invece,
quest’ultimo e si rivolge All’Areopago D’Atene, dopo la scoperta di un altare
dedicato al “dio ignoto”. L’apostolo accusa i filosofi ateniesi pagani, poiché
ignorano che quell’altare è stato eretto prevedendo la venuta di Cristo, che è
sceso sulla terra, sacrificandosi per la salvezza dell’umanità intera. Inizialmente
il culto cristiano ammira gli Ateniesi, e li definisce “ i più religiosi tra
gli uomini”. La Bibbia greca usa, in questo caso, il superlativo del termine “deisidàimon,
ovvero colui che ama gli dei. Tale vocabolo non è ben visto dai cristiani in
quanto contiene “dàimon” , da cui deriva il vocabolo “demone”, servo del
diavolo. Qui sta il paradosso, Gli Ateniesi attendevano il Cristo ma erano
ancora pagani. Nella lettera ai Colossesi (2, 23), San Paolo si rivolge a
persone già accolte nel mondo cristiano grazie al battesimo e le sollecita a
passar sopra alle formalità alimentari; a dedicarsi piuttosto alla vera
saggezza e all’umiltà cristiane.


                                             Sant’ Agostino
Agostino, vescovo d’Ippona, (354-430) ha influenzato con i
suoi scritti tutto il modo cristiano fino a Tommaso d’Aquino, nel Duecento, e
addirittura, fino a Jean-Baptiste Thiers, nel Seicento. Sant’Agostino è
considerato il grande teorico delle superstizioni. Alla base delle sue teorie,
vi sono due idee chiave:
     
     1.
Le superstizioni sono le ”sopravvivenze” di credenze e di usanze abolite dall’incarnazione
del Salvatore e dall’istituzione del cristianesimo. Gli autori cristiani le
chiamano prevalentemente “idolatria”. La condanna di queste si collega così,
maggiormente, al primo comandamento: “Tu non avrai altro Dio all’infuori di me”.
     2.
Il
rapporto tra demonologia e superstizioni. Questo legame ebbe pesanti effetti
sul periodo medievale: le superstizione verranno considerate come sopravvivenze
dell’idolatria antica, la caccia alle streghe a partire dal Quattrocento, la
seduzione diabolica (vista come la principale causa della caduta dell’umanità
nel peccato).
I Padri della Chiesa greca e latina hanno attribuito agli
spiriti del male, nella religione cristiana, una funzione importante. Dalla
tradizione Ebraica, il cristianesimo ha acquisito soprattutto miti relativi all’origine
del male e ha tratto un complesso di riflessioni sulla natura dei demoni.

 Agostino brevetta l’espressione “patto con il
diavolo” e integra la sua demonologia nella teoria della conoscenza, che
sviluppa tra il 396 e il 426 in De doctrina christiana. Secondo Agostino, le
realtà del mondo sono di due tipi: le cose (res) e i segni (signa); i segni
sono cose che vanno oltre l’apparenza sensibile. Esistono segni naturali (ad
esempio il fuoco) e segni convenzionali ( per esempio, il linguaggio, la
scrittura e la musica). Tutti si servono di quest’ultimi. Alcuni di essi sono
necessari, altri insulsi o addirittura nefasti: le superstizioni. Queste sono
un modo attraverso il quale gli uomini e i demoni comunicano.


                                      Il diavolo e le superstizioni
Il diavolo è un’invenzione tardiva e, in larga misura,
cristiana. Questa figura si presenta solo poco a poco e in modo imperfetto nell’Antico
Testamento: il serpente della Genesi è solo una delle creazioni di Dio fra le
altre, ma la più scaltra. L’interpretazione diabolica di questo animale e
creatura di Dio, compare soltanto nel libro della Sapienza (2 , 24), nel I
secolo dell’era volgare, prima di prevaricare nell’Apocalisse e nella
tradizione cristiana. Nei libri più antichi della Bibbia non esiste un Signore
del Male. Jahvè se ne serve come di una modalità della sua onnipotenza che
confina con la duplicità; oggi la definiremmo la classica personalità borderline.
Nel libro di Giobbe, che risale al V secolo a.C., è Dio a decidere di mettere
alla prova il suo fedele servitore e “satana” è solo il suo mezzo. Nelle Cronache
(I, 21), nel III secolo a.C., Satana ( termine che significa il Nemico),viene
utilizzato per la prima volta come nome proprio.
Sono due i miti legati all’origine del Male e sono nati con
la letteratura apocrifa ebraica dei secoli III-I a.C.
                                  I due miti dell’origine del Male
Nel primo mito la caduta degli angeli ribelli ha avuto luogo
dopo la creazione. L’episodio è narrato nella Genesi (6, 1, 4) . I “figli di
Dio”( nei quali la tradizione vedrà gli angeli caduti) vennero sulla terra per
unirsi coi “figli degli uomini” e dalla loro unione nacquero i giganti. Il
libro di Enoch ci dice che Dio castigò gli uomini con il Giudizio universale e
imprigionò gli angeli caduti nelle tenebre. Quanto ai giganti, hanno dato luogo
alla nascita dei demoni, che decisero di tormentare l’uomo incitandolo a
immolare agli idoli. Il secondo mito, invece, è frutto dell’incrocio fra la
tradizione cristiana e queste antiche narrazioni della Genesi.  Per Agostino (De civitate Dei) e Gregorio
Magno (Moralia in job) Lucifero (portatore di luce) era il primo degli “angeli
della luce”: in un momento di altezzosità, volendo emulare il suo Creatore, fu
scagliato con gli altri angeli ribelli in una voragine di fuoco, nel baratro
più profondo e inaccessibile della terra. Dopo tale caduta, Dio creò l’uomo e diede
inizio alla sua storia. Lo plasmò perché, un giorno andasse a occupare in
Paradiso i seggi vuoti, lasciati dagli angeli caduti. Ma Lucifero, ora Satana,
pieno di odio, mise Adamo contro Dio, tramutandosi nel serpente tentatore. Da
allora incita gli uomini all’idolatria, alla superstizione e alla commissione
di peccati.
                                      La natura dei demoni
A questi miti i Padri della Chiesa aggiunsero altri elementi.
Il cristianesimo non poteva accettare la teoria dell’intervento dei demoni alla
creazione continua dell’universo; esso stabilì una rottura fra la trinità, sola
creatrice, e gli angeli, immortali, ma creati. Inoltre vennero distinti angeli
buoni da angeli cattivi, cioè gli angeli caduti. Il Cristianesimo finì per
stabilire la gerarchia della società dei demoni: il principale di essi, il
diavolo ( il signore della doppiezza),ne diventò il capo . I demoni, creati all’origine
del mondo, molto prima degli uomini, dispongono di una lunghissima esperienza,
e di un grande sapere. Inoltre la loro natura non del tutto spirituale, ma
neanche del tutto materiale, da’ loro una grande velocità e una capillarità che
gli consente di introdursi dovunque, anche nello spirito degli uomini e nelle
loro membra. Grazie alla loro natura hanno un dono di predizione, che stupisce
e costerna l’uomo. Non hanno la capacità di creare, ma hanno una abilità
distruttiva e ingannatrice. Possiedono il potere di provocare le malattie, di rendere
l’aria malsana e di scatenare qualsiasi altro tipo di piaghe. I demoni inoltre
sono i signori del sogno; per questo motivo, nell’ Alto Medioevo, i sogni sono
sempre stati visti con estremo sospetto. Ancora oggi, la coscienza popolare
attribuisce ai sogni la caratteristica di poter essere interpretati, cioè di
nascondere al loro interno un significato arcano. 

Audio Lezioni di Storia medievale del prof. Gaudio

Ascolta “Storia medievale” su Spreaker.

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