Annibale diviene capro espiatorio dei Cartaginesi


riduzione dal libro XXX (trentesimo) capitolo 22 delle Historiae ab Urba condita” di Livio – tratta dal libro “Littera litterae volume 2D – Angelo Diotti – casa edit. Bruno Mondadori”

Testo latino

Poenorum legati orationem eandem ferme quam apud Scipionem habuerunt, culpam omnem belli a publico consilio in Hannibalem vertentes: eum iniussu senatus non Alpes modo sed Hiberum quoque transgressum, nec Romanis solum sed ante etiam Saguntinis privato consilio bellum intulisse; senatui ac populo Carthaginiensi, si quis vere aestimet, foedus ad eam diem inviolatum esse cum Romanis; itaque nihil aliud sibi mandatum esse uti peterent quam ut in ea pace quae postremo cum C. Lutatio facta esset manere liceret. Cum more tradito a patribus potestatem interrogandi, si quis quid vellet, legatos praetor fecisset, senioresque qui foederibus interfuerant alia alii interrogarent, nec meminisse se per aetatem — etenim omnes ferme iuvenes erant — dicerent legati, conclamatum ex omni parte curiae est Punica fraude electos qui veterem pacem repeterent cuius ipsi non meminissent

Traduzione ad uso didattico (ogni altro uso non è consentito)

Gli ambasciatori dei Cartaginesi tennero esattamente lo stesso discorso pronunciato a Scipione, allontanando tutta la colpa della guerra dalla decisione pubblica e scaricandola sul solo Annibale; essi affermarono che lui aveva attraversato le contro il parere del senato cartaginese non solo le Alpi, ma anche il fiume Ebro; che lui aveva portato la guerra per sua decisione non solo contro i Romani, ma anche contro gli abitanti di Sagunto; che da parte del senato e del popolo cartaginesi, se qualcuno dovesse osservare con verità, il patto con i Romani era rimasto inviolato fino a quel giorno; e così nient’altro era stato comandato a loro di richiedere, se non che fosse concesso permanere nelle stesse condizioni di pace che erano state fatte alla fine con Caio Lutazio. Quando poi, secondo consuetudine, il pretore diede ai senatori la facoltà di chiedere agli ambasciatori cartaginesi quello che volessero, e quando i più vecchi tra i senatori, che avevano partecipato ai precedenti trattati, chiedevano chi una cosa chi l’altra, e gli ambasciatori dicevano di non ricordarselo a causa dell’età – e infatti essi erano tutti troppo giovani – da ogni parte dell’aula si urlò che, con un inganno tipico dei cartaginesi, erano stati scelti per richiedere le antiche condizioni di pace, proprio coloro che non potevano ricordarsele