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Bob dylan and west coast - Portale Scolastico | Atuttascuola

Bob dylan and west coast

recital musicale didattico del prof. Gaudio

Bob Dylan

“In tre anni (1962-65) Dylan cementò l’immagine del nuovo stile di vita individuato da Jack Kerouac e cantato da Allen Ginsberg e rappresentò l’ultimo gradino della scala percorsa dai cantanti folk di città, sempre ispirati da un desiderio di trasformazione sociale a sfondo comunitario e di ispirazione ribelle, che dalle originarie canzoni anonime, nate spontaneamente in comunità rurali omogenee (preoccupate di tramandare una tradizione regionale basata sui problemi locali) presero nel secondo dopoguerra l’idea di accompagnarsi con la chitarra per protestare contro i problemi che dilaniavano la vita cittadina: i ghetti, la discriminazione, lo sfruttamento dei minorenni, la guerra, la pace, la libertà, i sottoprivilegiati e così via. Come un nuovo menestrello, un nuovo troubador coinvolto con la condizione umana in un mondo nucleare, anche Bob Dylan, arrivato a New York, abbandonò i temi rurali per quelli urbani e si dedicò alla protesta, alla denuncia, al riscatto dall’alienazione, dalla standardizzazione e così via: qualcuno disse che fu il simbolo vivente della Beat Generation. I suoi umori furono l’ira, la solitudine, la disperazione, il furore, e li cantò con sofisticazione e stilizzazione, in completa antitesi con la spontaneità e l’ingenuità dei vecchi cantanti folk rurali. Joan Baez, l’altra cantante folk che divise con Dylan l’idolatria delle larghe minoranze di quegli anni, disse: <<Bobby esprime ciò che io e molti altri giovani sentiamo, ciò che vogliamo dire>>” Fernanda Pivano “Introduzione di Bob Dylan – blues, ballate e canzoni” ed. Newton Compton pag.13-14

Mr. TAMBOURINE MAN (Bob Dylan)

“Ritratto di uno spacciatore di marijuana, così soprannominato da una marca di cartine di sigarette, che provocò abbastanza scandalo in piena caccia alla droga americana da venire radiato dalle trasmissioni radiofoniche e televisive e da diventare l’inno nazionale di una larga minoranza di gioventù” op.cit.pag.13

 

Bob Dylan (2)

Dal 1965 in poi Dylan si accostò al rock, deludendo molti suoi sostenitori e la sua amica Joan Baez, poi nei primi anni ’70 al country&western e allo stile di Nashville, infine cambiò radicalmente tematiche. “A un intervistatore che gli chiese di precisare perché non volesse più cantare canzoni di accusa, disse: <<Mi sono guardato attorno e ho visto tutta questa gente che stava accusando la bomba. Ma la bomba sta diventando una seccatura, perché l’errore va molto più in profondità della bomba. L’errore è che troppa poca gente è libera>>”. op.cit.pag.19 Queste affermazioni “ci testimoniano dell’ansiosa ricerca del nuovo di Dylan, di una costante irrequietezza ed insofferenza”. nota da Alessandro Roffeni “Introduzione a Bob Dylan, folk, canzoni e poesie” ed. Newton Compton pag. 12

  

Bob Dylan (3)

Negli anni ’79-’80 escono due LP che testimoniano della conversione di Robert Zimmermann, ebreo del Minnesota, al cristianesimo. Il messaggio è chiaro: “bisogna abbandonare illusioni, ideologie e ambizioni terrene per servire le cause che solo il Dio cristiano può indicare” nota Massimo Scarafoni “Introduzione a Bob Dylan tutte le canzoni (1973-80)” ed. Latoside pag.17

  

CROSBY, STILLS, NASH & YOUNG

Quartetto dalla vita breve, ma intensa (1969-1971), formatosi dalla “jam session”, cioè dall’unione di musicisti appartenenti a gruppi diversi. Crosby era l’astro del gruppo dei Birds, Stills e Young chitarristi dei Buffalo Springfield e Graham Nash, pianista e compositore degli Hollies, un gruppo commerciale inglese.

 

WOODSTOCK

“Si tratta di una canzone di Joni Mitchell, che il quartetto (C.S.N.&Y.) ripropone in una spumeggiante versione elettrica (la cantautrice la eseguiva acustica mentre il gruppo inglese dei Matthews’ Southern Comfort molto più lenta e delicata, ma forse anche un po’ troppo melensa. Una canzone che diverrà l’inno del famoso festival dell’agosto 1969 cui si riferisce (nonostante la Mitchell non vi fosse presente) e che, piuttosto singolarmente, sarà destinata a rappresentare la coscienza sociale di tutta quella generazione di speranza e di ideali in cui Crosby, Stills, Nash & Young così efficacemente si riconoscono portavoci, elementi catalizzatori capaci di far vibrare, con la magica poesia delle loro musiche e lo spessore emotivo delle loro liriche. Il concetto espresso nel testo di Woodstock attiene proprio alla appartenenza, voluta e sentita, di questo mezzo milione di persone a una propria <<nation>>, la <<Woodstock nation>>, una <<partnership>> costituitasi negli anni con il mondo del rock come <<background>>, ma socialmente viva e reale proprio per la comunanza di idee e di valori dei giovani.” Pietro Noè- Marco Regali “Crosby, Stills, Nash & Young” ed.Gammalibri pag.31.

 

HELPLESS (Neil Young)

“Costruita in modo semplice: una ballata imperniata su tre soli accordi, una canzone elegiaca, dedicata a Tim Hardin, densa di una tenue e accorata malinconia” op.cit.pag.32

 

TEACH YOUR CHILDREN (Graham Nash)

“Le songs di Nash sono le più orecchiabili, anche quando toccano temi di un certo impegno, come in Teach Your Children, che tratta dei conflitti generazionali fra genitori e figli e della loro educazione; è questo il primo esempio di vera country-tune incisa da C.S.N.& Y.” op.cit.pag.32

  

OUR HOUSE (Graham Nash)

“Our house trasuda di sentimenti legati alla pace domestica e alle gioie rurali della vita a due, un’oasi di sogno nella casetta che Graham Nashe e Joni Mitchell andarono ad abitare a Laurel Canyon.” op.cit.pag.32

  

EVERYBODY I LOVE YOU (Steven Stills & Neil Young)

“Everybody I love, brano duro e rockistico, porta il titolo di una delle ultime poesie scritte da Marilyn Monroe, cui sembra ricollegarsi per la carica di disperato bisogno di aiuto che si avverte fra le righe”. op.cit.pag.31

 

CARRY ON (Steven Stills)

“Un testo di maniera ma una trascinante melodia per Carry on, canzone corale” op.cit.pag.31-32

 

4 + 20 (Steven Stills)

“Un cupo pessimismo e una passiva rassegnazione, che arrivano fino all’annullamento, all’autodistruzione (il desiderio, la speranza, quasi, che venga la morte) suggellano un episodio acustico che Stills esegue da solo accompagnandosi con la chitarra: 4 + 20”. op.cit.pag.32

 

COUNTRY GIRL (Neil Young)

“Country Girl, scisso in tre fasi, è forse uno dei momenti più sinfonici del quartetto: una canzone abbastanza lunga (5’05”) con tre linee melodiche diverse che si susseguono in un crescendo, anche strumentale, carico di tensione e che si stempea in una deliziosa armonica nel finale.

 

ALMOST CUT MY HAIR (David Crosby)

“Almost cut my hair, musicalmente stupenda, e dal testo mordace, lancia strali e invettive contro i benpensanti, per i quali i capelli lunghi erano sinonimo di sporcizia, anche morale – vedi il musical, e più tardi il film Hair, che mostra la caccia alle streghe dell’establishment, anzi più propriamente, la caccia al capellone – mentre invece costituivano aspetti deliranti della paura delle vecchie generazioni per i <<diversi>>, e per come i giovani sapevano vivere in libertà la propria vita (vedere Easy Rider, e come bene si dipinge l’odio quasi razziale per i <<freaks>>”. op.cit.pag.32

DéJà VU (David Crosby)

“Un altro messaggio filosofico che attiene soprattutto alla ciclicità dell’esistenza, vissuto in modo quasi trasposto per la sensazione di ripercorrere strade e luoghi già visti prima, almeno nella propria mente. Musicalmente si presta a improvvisazioni di stampo jazzistico, come mostrerà la versione <<live>>” op.cit.pag.32-33

  

ON THE WAY HOME (Neil Young)

“Un vecchio numero degli ultimi Buffalo Springfield [la band cui appartenevano Stills e Young], che rispetta lo spirito con cui è stata composta, mettendo in giusto rilievo il cupo pessimismo del primo Young.” op.cit.pag.36

  

COWGIRL IN THE SAND (Neil Young)

“In questa canzone Neil Young canta con sfumature sarcastiche la donna puntigliosa e resa cieca dall’orgoglio.” op.cit.pag.36

 

DON’T LET IT BRING YOU DOWN (Neil Young)

“In quest’altra, dopo aver descritto impietosamente la desolazione che si presenta agli occhi di un uomo che la vita e gli eventi hanno cercato di piegare, sembra quasi indirizzare un monito, quello di non darsi troppo gratuitamente come perdenti, perché – in fondo – sono solo castelli in fiamme” op.cit.pag.36

  

LOVE THE ONE YOU WITH (Steven Stills)

“Love the one you with, pezzo corale sempreverde, è accentratore della sommaria e discutibile filosofia stillsiana circa i rapporti con l’altro sesso” op.cit.pag.36-37

 

THE LEE SHORE (David Crosby)

“In questa canzone aleggia lo spettro di lady Cristine, la compagna morta nell’ottobre 1970 in seguito a un incidente automobilistico nei pressi della loro abitazione di Novato. Il tutto si tramuta in un palpitante momento poetico” op.cit.pag.37

  

TRIAD (David Crosby)

“I Birds si erano rifiutati di incidere questa canzone per la scabrosità del concetto espresso e David l’aveva girata ai Jefferson Airplane per l’album Crown of Creation, del 1968. La canzone, che trae ispirazione dal romanzo utopistico Stranger in a Strange Land di Robert Heinlein, tratta di un <<ménage à trois>> vissuto senza inibizioni, ma ovviamente mal digerito dalla morale sociale comune” op.cit.pag.37

  

RIGHT BETWEEN THE EYES (Graham Nash)

“In Right Between The Eyes esorta a bandire l’ipocrisia in attesa dell’Era dell’Acquario – egli appartiene a quel segno zodiacale – ovvero, in senso psicologico, l’ora della verità” op.cit.pag.37

  

CHICAGO (Graham Nash)

“In Chicago il dramma esplode in tutta la sua tensione: i numerosi incidenti verificatisi durante la <<Convention>> del ’68 e filmati nella pellicola di Haskell Wexler <<Medium Cool>> (in Italia <<America, America, dove vai>>), hanno ispirato quella che rimarrà una delle canzoni più note di Nash, anche se alcune concezioni idealistiche contenute in essa suonano oggi disarmanti per le loro astrattezza, se non addirittura risibili per la mancanza di senso della realtà, ma – giova ricordarlo – questa era la linea dei tempi” op.cit.pag.37

  

FIND A COST OF FREEDOM (Steven Stills)

“Un gioiello acustico di Stills, una breve introduzione di chitarra acustica e quindi solo le voci a stagliare quelle immagini cosmiche presaghe di un avvenire drammatico e oscuro” op.cit.pag.38

  

CIRCLE GAME (Joni Mitchell)

“Circle Game vede la presenza di C.S.N.& Y. sotto mentite spoglie; è un pezzo di grande bellezza, trasparente come un ruscello di montagna”. AAVV “Joni Mitchell” ed.Gammalibri pag.41