Calandrino nella novella dell’elitropia

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Giovanni Boccaccio – Decameron (XIV secolo) – Giornata ottava – Novella terza

Calandrino nella novella dell’elitropia è

  1. maligno perché vorrebbe rubare, resosi invisibile con l’elitropia, soldi ai cambiatori, ma anche desiderio di arricchirsi con l’astuzia simile a quella dei mercanti fiorentini, anche se purtroppo di astuzia non ne ha
  2. determinato perché vorrebbe tenersi l’elitropia, e quindi i guadagni, tutto per sé, ma mostra anche affettività, legame di familiarità nei confronti degli amici, con i quali forma una tipica brigata fiorentina, basata sul divertimento, un po come quella della cornice, e non dimentichiamo le brigate giovanili di Dante. Firenze è protagonista non a caso di molte novelle della sesta, settima e ottava giornata, che si caratterizzano per i motti e le beffe.
  3. convinto che sia stata sua moglie a fargli perdere il bene della invisibilità. La donna è colpevole perché dice lui stesso come voi sapete, le femine fanno perdere virtù ad ogne cosa”. Oltretutto Monna Tessa rappresenta un personaggio complementare e opposto al marito, perché dotata di tanta assennatezza e concretezza, quanta è la credulità e la dabbenaggine del marito.

Audio Lezioni su Giovanni Boccaccio del prof. Gaudio

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