Canone RAI. Un’iniziativa meritoria.

Canone RAI. Un’iniziativa meritoria. di A. Lalomia

La ‘campagna’ promossa dal “Giornale” contro il canone RAI (1) va accolta con estemo interesse, quando si pensi al modo in cui l’azienda tratta molti Italiani.

Al di là dei contenuti troppo spesso mediocri e faziosi che la TV pubblica offre, ciò che rappresenta motivo di forte perplessità è il fatto che, a quanto pare, in Italia, anche se non si vogliono seguire i programmi RAI e se non si possiede un apparecchio TV funzionante, è obbligatorio pagare ugualmente il canone. Bisogna versare questo tributo anche se non si possiede un televisore. Si possono inviare decine di lettere di richiesta di rescissione del canone, ma il risultato è praticamente nullo.
L’ azienda o non risponde, oppure continua a reiterare le sue ragioni.
L’unica alternativa è rappresentata dalle vie legali, che notoriamente in Italia sono piuttosto costose. E anche per questo motivo l’iniziativa del “Giornale” è meritoria e deve essere apprezzata come servizio di grande utilità per tutti, soprattutto per quelli che da anni cercano di sottrarsi alla continua azione di ‘pressing’ dell’azienda.
A questo proposito, va ricordato che, in diversi casi, la RAI continua a spedire a quello che si ostina a considerare un abbonato (il quale in realtà non ha più nemmeno il televisore) lettere che non sembra azzardato definire di diffida. In queste lettere si comunicano, con un’enfasi degna di miglior causa, ” [……] le maggiori spese conseguenti al recupero coattivo e all’eventuale fermo amministrativo dei Suoi veicoli [……] “, si equipara il cittadino ‘inadempiente’ ad un inveterato evasore fiscale e gli si intima con toni perentori di versare la somma ‘dovuta’ (maggiorata ovviamente di tutti gli interessi) ” [……] entro e non oltre [……] ” una certa data. Una formula che in genere si usa per questioni di ben altra rilevanza.
Tutto questo per me costituisce qualcosa che ritengo incompatibile con la natura di un paese di diritto.
Perdipiù, se si cerca di inviare all’ufficio competente un’e-mail nel tentativo di spiegare, per l’ennesima volta, qual è la realtà, si ha la sorpresa di scoprire che un’azienda che si vanta di essere all’avanguardia in campo tecnologico, a quanto pare incontra problemi a far funzionare efficacemente un servizio del genere (2), perché il messaggio non arriva a destinazione.
La RAI non ha certo bisogno del canone per sopravvivere, visti i miliardi di Euro che entrano nelle sue casse ogni anno grazie alla pubblicità e alla vendita all’estero dei suoi prodotti. Se i bilanci sono in rosso, cominci a pagare di meno una parte delle sue migliaia di dipendenti o, meglio ancora, favorisca la mobilità del personale soprannumerario verso qualche comparto della P.A. .

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Note

(1) Di seguito la sezione del giornale che ricostruisce la storia della ‘campagna’, con testi di grande valore anche sotto il profilo delle procedure da seguire per sottrarsi una buona volta alle imposizioni dell’azienda.

Per le ultime notizie, cfr. anche :

Il canone RAI attacca: ecco come difendersi

Il sacco di juta non si usa più da almeno 30 anni

(2) Vorrei precisare comunque che con determinati settori dell’azienda la corrispondenza per e-mail funziona e in alcuni casi si riceve anche una risposta. D’altra parte, alcune trasmissioni della RAI per fortuna non fanno rimpiangere l’ ‘Età d’oro’ dei decenni passati, quando l’azienda si preoccupava di preparare, selezionare e proporre – in fasce di primo ascolto – programmi di sicuro valore culturale (penso ad esempio ai cicli dedicati al teatro).
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