Centenario della prima guerra mondiale

saggio breve o articolo di giornale

Ambito storico-politico

tipologia B)

TIPOLOGIA B - REDAZIONE DI UN SAGGIO BREVE” O DI UN ARTICOLO DI GIORNALE”

CONSEGNE (puoi scegliere uno degli argomenti relativi ai quattro ambiti proposti)

Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando, in tutto o in parte,  e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.

Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.

Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.

Se scegli la forma dell«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.

Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

AMBITO STORICO

Argomento: Il centenario della prima guerra mondiale

 Ricordando l’entrata in guerra dell’Italia sulle ali dell’interventismo non si vuole certo celebrare l’amore per la guerra. Cos’ come, ricordando la Liberazione sulle ali della Resistenza non si vuole certo celebrare l’amore per la guerra civile, ma il significato che quell’impresa ha avuto per la libertà e la democrazia in Italia e per la nascita della repubblica. Analogamente, col 24 maggio si vuole commemorare la nascita di una nazione con una mobilitazione popolare senza precedenti e un rito di sangue che fu un’ecatombe. Ricordare quel centenario significa ripensare l’Italia, riproporre il tema dell’identità nazionale nello scenario presente e proiettarsi a pensare il futuro senza cancellare o smantellare le storie e le culture nazionali. […]

L’intervento nella prima guerra mondiale portò a compimento, come allora si disse, il Risorgimento, non solo perché ricondusse all’Italia Trento e Trieste, quanto perché coinvolse per la prima volta il Paese intero, da nord a sud, popolo e borghesia, e lo indusse a sentirsi nazione e comunità di destino, fino a donare alla patria la propria vita. L’unificazione nazionale diventò allora unificazione popolare. Quella conquista unitaria, dovuta nel secolo precedente a una minoranza, diventò con la mobilitazione totale e la leva obbligatoria, patrimonio sofferto di un popolo intero. Non mancarono episodi di valore, pagine di eroismo, un’epica popolare che coinvolse le famiglie italiane, i nostri nonni.

 (Cent’anni di smemoratezza, Marcello Veneziani, Corriere della sera, 20 maggio)

Attorno all’orribile carneficina della Prima Guerra Mondiale perdura ancora oggi una retorica mistificatoria tendente a preservarne il mito” di guerra in fondo giusta. Essa, al contrario, fu una brutale esplosione di violenza mirante a tutelare precisi interessi di classe, come spiega in maniera semplice e documentata “La grande menzogna. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla Prima Guerra Mondiale”, il volume di Valerio Gigante, Luca Kocci e Sergio Tanzarella da poco nelle librerie. […] Questo libro, scrivono gli autori nella loro introduzione, intende creare una solida coscienza critica del perché fu orrore quella guerra, come e più di altre guerre. E suscitare ugualmente orrore nei confronti della ‘grande menzogna’ attraverso la quale ancora oggi molti vorrebbero continuare a ricordarla, nonostante devastazioni, lutti, torture, prigionie, ruberie, deportazioni”.

(Oltre la retorica, l’orrore della Grande Guerra, Giovanni Avena, Micromega, 22 maggio 2015)

Il conflitto 1914-18 fu una tragedia immane che poteva essere evitata. Non dobbiamo avere paura della verità. Senza la verità, senza la ricerca storica, la memoria sarebbe destinata ad impallidire. E le celebrazioni rischierebbero di diventare un vano esercizio retorico”

(Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica, Discorso tenuto a Gorizia in occasione del centenario dell’entrata in guerra dell’ Italia, 24 maggio 2015)

Cento anni fa come oggi l’Italia è entrata nella Grande Guerra, quella «strage inutile»: preghiamo per le vittime, chiedendo allo Spirito Santo il dono della pace”

(Papa Francesco, Regina Coeli, 24 maggio 2015)