Cesare Pavese

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Linfanzia
Nasce a Santo Stefano Belbo, il 9 settembre 1908 da una famiglia borghese agiata
La madre è cagionevole di salute, e il piccolo Cesare è affidato ad una balia, cui resta molto legato
Leducazione è severa e rigorosa, ed influisce sul suo carattere introverso e instabile (vedi il racconto Il nome”)

Il padre, cancelliere di Tribunale, muore quando Cesare ha poco più di cinque anni
Seguiranno altri lutti familiari (sorella, fratelli) che renderanno ancora più cupa e triste la giovinezza di Pavese

Gli studi
Frequenta le scuole a Torino (la città di Gramsci e Gobetti) con professori antifascisti al liceo classico, in particolare il suo professore di lettere, Augusto Monti
Ha come amici di studio alcuni fra quelli che poi saranno gli intellettuali della Torino antifascista: Norberto Bobbio, Leone Ginsburg, Vittorio Foa, e Tullio Pinelli (il preferito)
Intervalla gli studi con amori adolescenziali (una ballerina) e con le prime malattie fisiche ed esistenziali (pleurite, manie suicide)
Si iscrive allUniversità (facoltà di lettere) dove mostra interesse per letteratura americana, schermo metaforico della sua condizione esistenziale, del tutto estranea al trionfalismo autarchico del regime
Scrive la sua tesi di laurea su Walt Whitman
Traduce Melville, Joyce… e insegna nelle scuole serali e private

Larresto e il confino
Incomincia la sua militanza antifascista, e nel 1935, per una accusa di antifascismo (per difendere una donna dalla voce rauca”) subisce una condanna a 3 anni di confino a Brancaleone, in Calabria, dove gode del vivificante contatto con la cultura magno-greca, e scrive le sue prime poesie, confluite nella raccolta Lavorare stanca del 1936

Il ritorno a Torino
Tornato a Torino, Cesare Pavese va incontro ad una delusione amorosa (la sua ragazza lo ha lasciato mentre era al confino)
Questo è definitivo: tutto potrai avere dalla vita, meno che una donna ti chiami il suo uomo. E finora tutta la tua vita era fondata su questa speranza. (da Il mestiere di vivere” – 5 gennaio 1938)
L’offesa più atroce che si può fare a un uomo è negargli che soffra. (da Il mestiere di vivere” – 5 ottobre 1938)

Dichiarazione di poetica
Ci vuole la ricchezza d’esperienze del realismo e la profondità di sensi del simbolismo. Tutta l’arte è un problema di equilibrio fra due opposti. (da Il mestiere di vivere” – 14 dicembre 1939)

Durante la guerra
A Torino, Pavese incomincia a lavorare per la casa editrice Einaudi, traducendo alcuni testi americani (in questi anni conosce Fernanda Pivano)
Nel 1941 esce Paesi tuoi e le critiche sono favorevoli
Nel 1943-45 si rifugia presso la sorella, nel Monferrato
Inabile alle armi per asma, assiste alla lotta per la resistenza prendendo le difese, in modo però poco attivo”, dei partigiani

Nel dopoguerra
Nel 1946 si iscrive al PCI
Diventa poi direttore editoriale alla casa edit. Einaudi, dove incontra e apprezza il giovane Calvino
Si dedica alla mitologia con i Dialoghi con Leucò
Si innamora dellattrice Constance Dowling
Appartengono agli anni 1945-50 le poesie di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”

Nonostante il successo
Gli ultimissimi anni della sua vita saranno caratterizzati dai riconoscimenti accademici e dal successo editoriale dei romanzi La bella estate (1949), La casa in collina (1949) e La luna e i falò (1950)
Gli ultimi due sono considerati universalmente I suoi capolavori
Nel 1949 riceve il Premio strega, ma proprio al culmine del successo, nel 1950 si suicida in un albergo di Torino
Il suo diario Il mestiere di vivere sarà pubblicato postumo

Le sue ultime parole
Sembrava facile, a pensarci.
Eppure donnette l’hanno fatto. Ci vuole umiltà, non orgoglio.
Tutto questo fa schifo.
Non una parola. Un gesto. Non scriverò più.

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