Come tu vuoi

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di Mario Luzi da “Onore del vero”

Parafrasi di Emiliano Ventura

Introduzione

Il poeta contemporaneo Mario Luzi, uno degli ultimi poeti ermetici, nella lirica “Come tu vuoi”, tratta dalla raccolta “Onore del vero”, affronta il problema del rapporto tra l’uomo, che vive nella sofferenza causata dalla solitudine e dall’incomunicabilità, e Dio, che è la speranza di una vita diversa, libera dal dolore.

Testo

Come tu vuoi

La tramontana screpola le argille,
stringe, assoda le terre di lavoro,
irrita l’acqua nelle conche; lascia
zappe confitte, aratri inerti
nel campo. Se qualcuno esce per legna,
o si sposta a fatica o si sofferma
rattrappito in cappucci e pellegrine,
serra i denti. Che regna nella stanza
è il silenzio del testimone muto
della neve, della pioggia, del fumo,
dell’immobilità del mutamento.

Son qui che metto pine
sul fuoco, porgo orecchio
al fremere dei vetri, non ho calma
né ansia. Tu che per lunga promessa
vieni ed occupi il posto
lasciato dalla sofferenza
non disperare o di me o di te,
fruga nelle adiacenze della casa,
cerca i battenti grigi della porta.
A poco a poco la misura è colma,
a poco a poco, a poco a poco, come
tu vuoi, la solitudine trabocca,
vieni ed entra, attingi a mani basse.

E’ un giorno dell’inverno di quest’anno,
un giorno, un giorno della nostra vita.

Parafrasi

I primi versi della lirica raffigurano un paesaggio invernale: il vento di Nord-Ovest apre delle crepe nei terreni argillosi, raggela la terra dei campi, rendendola dura e difficile da lavorare, ed agita l’acqua contenuta nelle cisterne.
Il contadino abbandona i suoi arnesi conficcati nella morsa della terra ghiacciata e lascia l’aratro, abbandonandolo in mezzo al campo. Se esce di casa per andare a prendere la legna, cammina a fatica sul terreno gelato, ogni tanto si ferma intirizzito avvolto nel mantello, tenendo rialzato il largo bavero e stringendo i denti.

Nella casa domina il silenzio: cadono la neve, la pioggia, c’è la nebbia, tutto a prova certa di un andamento sempre uguale nel tempo. Il poeta brucia pigne legnose nel caminetto e ascolta il tremolio dei vetri percossi dal vento, non è sereno, ma neppure angosciato: aspetta qualcuno che ha promesso di arrivare per scacciare il dolore e prendere il suo spazio.
Costui è Dio. Egli non può dubitare del fatto che il poeta sia pronto ad accoglierlo nella sua anima, lo stia aspettando: bussi alla triste porta della sua casa ed entri!
A goccia a goccia si è riempito il sito della sofferenza, anzi è al culmine ed essa non può più essere contenuta, esce fuori, è come l’acqua che travasa da un bicchiere colmo; resta la certezza che Dio giunga e a piene mani prenda l’anima del poeta e la consoli dandole speranza.

Dio, così, porterà la luce chiara del giorno nel freddo, buio, solitario inverno della vita umana.

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