Commento a “Scuola” di Sandro Penna

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di Michela Matani

Scuola di Sandro Penna

Negli azzurri mattini 
le file svelte e nere 
dei collegiali. Chini 
su libri poi. Bandiere 
di nostalgia campestre 
gli alberi alle finestre.

Commento di Michela Matani

L’incipit del componimento ci proietta in ‘azzurri mattini’: un’immagine 
serena ad indicare gli inizi di nuovi giorni che si prospettano luminosi e 
intensi. Significativa e’ la posizione centrale dell’aggettivo qualificativo, a 
rendere come l’idea dell’azzurrita’ stessa del giorno, in se’ promettente e 
pregno di vita da sperimentare e godere, senza ombre ne’ confini. Da rilevare 
e’ anche l’utilizzo del termine ‘mattini’: a differenza ad esempio di 
‘mattinate’, esso indica l’esordio di un nuovo giorno in se’, dunque e’ il 
simbolo di un inizio.

La successiva immagine e’ tuttavia in contrasto con l’esordio. ‘File svelte e 
nere / di collegiali’ si accampano ora ai nostri occhi. ‘File’ come di formiche 
in schiera ordinatamente in cammino verso la scuola che e’ un dovere 
frequentare; ‘svelte’ poiche’ il ritardo e’ infrazione alla norma e – e’ lecito 
al lettore presupporre – potenziale fonte di sanzioni; ‘e nere’, aggettivo 
dalla sicura valenza denotativa (le divise dei collegiali sono nere) ma forte 
anche di un valore connotativo, poiche’ nero, cupo, deludente e desolante sara’ 
il prosieguo del giorno che pure si presentava cosi’ promettente, come nero, 
cupo e triste diventera’ lo stato d’animo degli studenti che ben altro erano 
indotti a sperare dal mattino azzurro. Si noti inoltre che i bambini e gli 
adolescenti sono vengono nominati in quanto tali. Essi sono ‘collegiali’, ossia 
vengono identificati con il ruolo che rivestono. Attraverso una apparentemente 
semplice scelta lessicale, che potrebbe passare inosservata, il poeta esprime 
come la scuola neghi la natura stessa della govinezza, ossia la piena e libera 
esplorazione del mondo e della propria interiorita’ che  preme verso l’auto-
scoperta e l’espressione di se’.

‘Chini / sui libri poi’ presenta un enjambement che mira a sottolineare 
l’atteggiamento supino degli studenti, esecutori passivi e non attivi 
interlocutori. La tensione innescata dall’inarcatura rispecchia la tensione del 
poeta e quindi del lettore che, come partecipando alla castrazione imposta alla 
vitalita’ dei collegiali, e’ costretto a rallentare e forzare la dizione.

Un ulteriore enjambement e’ rinvenibile negli ultimi versi: ‘bandiere / di 
nostalgia campestre’. Per i giovani riuniti nell’aula scolastica e 
rassegnatamente chinati sui libri da leggere e studiare – si puo’ immaginare 
mnemonicamente -, gli alberi visibili attraverso i vetri della stanza sono 
richiami ad una vita vissuta a pieno contatto la natura, che risvegli emozioni 
e sensi, ed inviti all’avventura del mondo e all’esplorazione del proprio 
universo interiore; richiami destinati a rimanere inascoltati e a originare 
dunque uno struggente sentimento di nostalgia per cio’ che e’ negato. Non e’ un 
caso che il componimento termini con un’immagine di chiusura rispetto al mondo 
esterno cosi’ luminosamente presentato nell’incipit: ‘gli alberi alle 
finestre’. Risulta inoltre in tal modo ribadito il contrasto tra il mondo 
naturale confinato all’esterno e lo schermo infrangibile che si interpone fra 
quello e la realta’ positiva.

I tre puntini di sospensione paiono allora essere dotati di un significato non 
secondario. Consideriamo anche l’assenza di verbi nelle proposizioni di questo 
testo. Il verbo indica un’azione, quindi una volonta’, sicuramente un movimento 
fisico quando non intellettuale ed emotivo. Il poeta pare proporci dunque 
fotogrammi statici, metafora dell’immobilita’ e della straniata esecutivita’ 
cui sono condannati gli studenti. Null’altro resta da dire, pare volerci 
comunicare il poeta attraverso i puntini di sospensione; come se la soffocante 
impossibilita’ di azione dei giovani ridotti a collegiali avesse contagiato 
l’autore stesso; o, forse, come se quella immobilita’ sofferta fosse anche la 
sua.

Da non tralasciare e’ l’aspetto metrico. La sestina, costituita da una serie 
di settenari che presentano lo schema rimico ababcc, pare voler tentare di 
fornire un ordine sereno e quieto ad un dolore di cui l’autore non ci propone 
l’espressione diretta, potenzialmente devastante e forse difficilmente 
comunicabile quando non indicibile nei suoi precisi temini, bensi’ una prudente 
evocazione attraverso immagini di una quotidianita’ quasi trita ma 
risematizzata in forza della sua portata simbolica. Testimonianza di come 
all’arte accada di essere lo strumento per dare ordine al caos e al subbuglio 
di quella materia spesso scottante e confusa che e’ la nostra interiorita’, 
trasformata dall’arte stessa in strumento di condivisione e bellezza 
consolatoria. 

Scuola parla dunque davvero solo di scuola?

A seguito di una lettura attenta, possiamo interpretare questo testo in chiave 
simbolica. La scuola evocata da Penna e’ la vita, i cui mattini azzurri, ossia 
la giovinezza, sono gravidi di promesse condannate ad essere deluse. 

(Chissa’… forse Penna guardo’ dei collegiali e in loro trovo’ un 
rispecchiamento di se stesso e dell’umanita’ in generale; vide nel loro cammino 
il percorso da una giovinezza ‘azzurra’ ad un’eta’ adulta alienata dal contatto 
col mondo naturale e con l’altrettanto naturale dimensione dei propri 
sentimenti, desideri, aspirazioni…)

(Non potrebbe dunque Scuola interessare a tutti coloro che sentono o hanno 
bisogno di sentire quanto si sono allontanati dall’autenticita’ della loro vera 
natura, senza forse nemmeno essersene resi conto?) 

Michela Matani

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