Odi et Amo, Storia di una passione 

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letture tratte da Catullo e da altri autori classici; un percorso storico-letterario sull’amore e sulla figura della donna a Roma, condotto attraverso la lettura, in lingua e in traduzione, di vari testi sia poetici che in prosa.
– Sabato 24 marzo 2012 –
Teatro Verdi di Bonate Sopra (BG)
Dura poco più di un’ora ed è piacevolmente accompagnato e sottolineato da immagini e musiche antiche e moderne.
E’ necessaria la prenotazione (indicando scuola, classi interessate e n° indicativo di alunni partecipanti) presso la biblioteca di Bonate Sopra:
035.49.96.133 – cultura@comune.bonatesopra.bg.it
Per informazioni più dettagliate mandate richiesta a

Monica Mainikka Mainardi

Cell. 348.56.48.533

email monica@mainikka.it .

Presentazione

ODI ET AMO: STORIA DI UNA PASSIONE – letture dal Liber di Caio Valerio Catullo –

Forti Passioni e Intensi Sentimenti, per scoprire, attraverso le intramontabili Poesie del più noto rappresentante della Scuola dei Poetae Nuovi, scorci di vita passata, caratterizzati da pennellate di sorprendente attualità. 
Le letture sono proponibili in orario serale, oppure al mattino per le scolaresche.

Recensione

Hanno detto dello spettacolo: 
Odi et amo… già dal titolo lo spettatore è catapultato in un mondo surreale, fatto di emozioni forti e contrastanti: odio ed amore, due sentimenti che si collocano agli opposti estremi nella geografia delle emozioni, archetipi primordiali di ogni forma vitale di scissione e di ri-unione. 
Che cosa meglio dell’arte, che cosa meglio della poesia potrebbe dipingere a tinte forti questo contrasto? Come meglio si potrebbe raffigurare l’intensità e la dinamica delle passioni, se non attraverso la lettura delle poesie di Catullo, poeta schietto e passionale? 
Monica Mainikka Mainardi è perfettamente consapevole che la letteratura latina non appartiene ad un passato trascorso. Si tratta piuttosto di una sapienza antica che ci parla da lontano, che ci interpella continuamente, solo che noi la si sappia ascoltare. È con questa consapevolezza che Monica tesse i fili di una relazione fra il presente ed il passato, solo come un profondo conoscitore ed amante della letteratura antica può fare. 
Monica guida il pubblico alla riscoperta di emozioni semplici ed intense, con grande trasporto ed entusiasmo. Alterna le digressioni storiche all’emozionante lettura delle poesie, dapprima in latino e poi nella brillante traduzione in lingua italiana. 
La scena è essenziale: una luce intensa inquadra Monica sul palcoscenico, mentre sullo sfondo scorrono le immagini a tema. Una musica di sottofondo accompagna il ritmo delle poesie. La semplicità della scena focalizza l’attenzione sulla voce, grande protagonista di questo dialogo empatico con gli spettatori. 
Monica è donna affascinante e non disdegna, anzi cerca, il contatto con il pubblico: lo trasporta in un viaggio senza tempo attraverso il ritmo e le parole delle poesie… e come una donna sa fare, parla al cuore e apre nuove prospettive alla mente. 
Attraverso un percorso ricercato ed originale, la poesia di Catullo diventa uno strumento di ricerca della verità, per descrivere il cuore dell’uomo, la carnalità dell’amore e l’atteggiamento volubile e ingrato della donna amata. 
Ma nella poesia di Catullo c’è spazio anche per l’amicizia (più o meno goliardica ma sempre rassicurante), per le invettive contro i detrattori e per il dolore di fronte alla morte dei cari. 
In questo spettacolo, la cultura degli antichi parla al presente: sorprendendo, emozionando e facendo riflettere. 
Marzo 2010

 

Pronuncia restituta

In Italia prevale una pronuncia del latino consolidata dalla Chiesa cattolica e che si rifà ad una pronuncia più tarda di quella classica. All’estero invece prevale la cosiddetta pronuntiatio restituta, ovvero una pronuncia che si ritiene essere molto simile a quella del latino classico, della quale queste sono le principali caratteristiche:

non esistendo il suono [v] fricativo, il segno grafico ‘V’ è pronunciato come [u] o [w] (u semivocalica): ad esempio VVA (uva) è pronunciato [‘uwa]; idem VINVM (vino), pronunciato [winum] e via dicendo.

la ‘T’ seguita da ‘I’ si pronuncia [t]: ad esempio GRATIA (grazia) si pronuncia [‘gratia].

i dittonghi ‘AE’ e ‘OE’ si pronunciano [ae] e [oe]: ad esempio CAESAR (Cesare) si pronuncia [‘kaesar].

la lettera ‘H’ impone aspirazione ad inizio parola (forse non nel corpo) e ‘PH’, ‘TH’ e ‘CH’, traslitterazioni delle lettere greche φ, θ e χ, si devono pronunciare come una [p], [t] o [k] seguita da aspirazione; successivamente la pronuncia di ‘PH’ suonerà [f], e analogamente ‘PPH’, traslitterazione del gruppo greco πφ, non si pronuncerà più [ppʰ], ma [f:].

la ‘Y’ è la trascrizione dell’omonimo segno greco; per tale motivo va pronunciata [y] (come una u francese o una ü tedesca oppure anche come u lombarda).

il gruppo ‘VV’ (cioè ‘UU’) seguito da consonante si pronuncia [wo] oppure come una sola [u] nel gruppo ‘QVV’ (o ‘GVV’), dove la prima ‘V’ non fa sillaba, oppure [uo] dove le due vocali sono intese come due vere e proprie vocali: ad esempio EQVVS (cavallo) si pronuncia [‘ekwos] oppure [‘ekus]. Anche le grafie, a quanto dicono varie fonti (Quintiliano e Velio Longo, ad esempio), attestano questa situazione: il gruppo ‘VV’ era anche scritto ‘VO’ fino a tutta l’epoca augustea; il gruppo ‘QVV’ (e di conseguenza ‘GVV’) nel I secolo d.C. aveva la doppia grafia ‘QVO’, pronunciata [kwo], e ‘QVV’, pronunciata [ku].[3].

la lettera ‘S’ si pronuncia sempre [s], cioè sorda, come nella parola italiana semplice e come avviene ancora oggi nello spagnolo o nei dialetti meridionali d’Italia: ad esempio ROSA si pronuncia [‘rɔsa].

le consonanti ‘C’ e ‘G’ presentano soltanto suono velare, cioè si pronunciano sempre [k] e [g], e mai [tʃ] e [dʒ], per cui ad esempio ACCIPIO si pronuncerà [ak’kipio] e non [at’tʃipio].

Questo il sistema fonologico del latino classico (tra parentesi quadre gli allofoni) in SAMPA:

Vale la pena osservare che la Chiesa cattolica ha acquisito il latino parlato dal popolo, e non ha inventato una nuova pronuncia: non a caso infatti la pronuncia ecclesiastica è più vicina all’italiano moderno, poiché le modifiche nella fonetica latina, sebbene non riflettute nella scrittura, si sono conservate nella lingua oralmente fino ai primi scritti in italiano. Inoltre, come succede anche oggi per tutte le lingue parlate in vastissimi territori, la pronuncia di certi suoni può essere diversa da località a località. Quindi non si può escludere a priori che la pronuncia ecclesiastica e la pronuntiatio restituta coesistessero nello stesso periodo in regioni diverse o anche negli stessi luoghi, però in ceti diversi della popolazione e molto più probabilmente in epoche diverse. (da wikipedia)

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