Crisi del III secolo

dalla Storia romana

di Carlo Zacco

4.10. Crisi del III secolo

Politica

Anarchia militare. Con l’insediamento di Massimino al trono iniziò il periodo della cosiddetta ‘anarchia militare, un cinquantennio (235-284 d.C.) assai convulso in cui si succedettero ben 21 imperatori, quasi tutti nominati dagli eserciti e quasi tutti morti ammazzati a seguito di congiure.

Casi isolati. In questo stato di tracollo generale emersero alcune figure particolarmente capaci:

 – Galieno, 235-268: si distinse per aver consolidato il confine lungo il limes;

 – Claudio Gotico, 268-270: cos’ chiamato per le sue vittorie contro i Goti;

 – Aureliano, 270-275: famoso per aver circondato Roma da una poderosa cinta di mura;

 

Origini della Crisi

Il III secolo è un periodo spartiacque nella storia romana: durante questo secolo si delinea una situazione di crisi e instabilità che modificò profondamente la vita politica e sociale dell’Impero.

Rapporto tra città e campagna. Innanzitutto entrò in crisi il rapporto tra città e campagna. La popolazione dell’Impero era divisa nettamente in due parti:

1)     abitanti delle città: furono i portatori dello sviluppo culturale e civile del mondo antico, ed erano gli eredi della grande civiltà greca e poi romana; i livelli di vita potevano essere anche molto alti, perfino per gli schiavi di città; si parlava il greco e il latino;

2)     abitanti della campagna: qui era cambiato ben poco rispetto ai millenni precedenti; un contadino del III secolo d.C. non viveva diversamente rispetto ad uno dell’antico Egitto: la sua vita era fortemente condizionata da fattori atmosferici, dallo strapotere dei padroni; spesso parlavano ancora le antiche lingue locali;

Città e campagna entrano in conflitto. Fino al III d.C. città e campagna erano in rapporto di stretta interdipendenza: la campagna forniva alla città i prodotti di cui aveva bisogno. Ma da questo momento in poi le due realtà entrano in conflitto:

1)     la città comincia ad impoverire ed opprimere la campagna tramite uno sfruttamento sempre più intensivo dei lavoratori, e una tassazione sempre più pesante;

2)     dalle campagne iniziarono anche ad essere reclutati i soldati: «l’esercito romano divenne in breve tempo un esercito di contadini, anzi: dei più poveri tra i contadini» che erano gli unici a presentarsi volontari quando veniva indetta una leva obbligatoria, con la speranza di sfuggire dalla miseria della campagne.

Da questo momento in poi si creò una situazione paradossale: gli stessi generali e soldati chiamati a difendere le città provenivano a loro volta dalle campagne, e spesso si sono verificati episodi in cui i soldati saccheggiarono le città che erano tenuti a difendere.

 

Composizione dell’esercito. Col tempo, i soldati e i generali reclutati dalle campagne delle regioni di confine iniziarono a fare carriera, e alcuni di essi divennero addirittura imperatori: come Massimino, ex pastore analfabeta originario della Tracia. Alla fine del III secolo l’esercito era ormai composto da:

1)     provinciali semibarbari:

2)     Germani arruolati come mercenari da fuori confine.

Pian piano questo nuovo ceto militare in ascesa iniziò a voler prendere parte dei privilegi di cui godevano le classi dominanti. Il mondo semibarbaro della campagna si ribellò a quello civilizzato della città, finché non prese il sopravvento.

 

Altri fattori di crisi

Inflazione. Un altro importante fattore di crisi fu la fortissima inflazione che si verificò nel III secolo, ovvero un vertiginoso aumento dei prezzi, con conseguente svalutazione della moneta. La crisi fu talmente forte che in alcune zone dell’impero si tornò addirittura al baratto.

Disoccupazione. Con la povertà aumentarono anche il brigantaggio e la pirateria: di conseguenza le vie di comunicazione divennero più insicure; il commercio e l’artigianato si ridussero al minimo; La disoccupazione aumentò: in città molti persero il lavoro, e gli imperatori dovettero provvedere a mantenerli, per evitare ulteriori disordini sociali.

I servi-contadini. In campagna la situazione era anche peggiore: per evitare che i contadini fuggissero alla ricerca di migliori condizioni di vita (e che fuggissero anche dalle tasse), vennero approvate delle leggi che li obbligavano a risiedere nel loro luogo di lavoro, divenendo di fatto simili agli schiavi, anche se liberi. Nacque la figura del contadino-servo, vicina a quella di servo della gleba.

Esasperazione della crisi. In questo periodo giunsero ai livelli massimi tutti i motivi di crisi nati nel secolo precedente:

1)     Le spese militari aumentavano, e per far fronte ad esse veniva inasprita la tassazione a scapito della popolazione, già esasperata dall’arruolamento forzato dei soldati (che portava via braccia all’agricoltura);

2)     Per far fronte alla crisi economica gli imperatori continuarono a svalutare la moneta, che contenevano ormai bassissime percentuali di metallo prezioso, con conseguente aumento vertiginoso dei prezzi;

3)     Epidemie di peste aggravarono lo spopolamento delle città; e diverse carestie sterminarono quella delle campagne, già provate dalla mancanza di manodopera;

4)     Crisi militare: i generali erano costretti ad arruolare truppe mercenarie dalle popolazioni germaniche: con lo svantaggio che se non venivano pagate, abbandonavano il campo di battaglia senza pensarci due volte;

 

Flussi migratori. A questo si aggiungevano ingenti flussi migratori (le cosiddette «invasioni barbariche») di popolazioni affamate provenienti dalle regioni del nord Europa alla ricerca di terre coltivabili e di un clima più favorevole. In particolare i Goti: i visigoti (Goti dell’ovest: Ungheria) e gli Ostrogoti (Goti dell’est: Ucraina). Queste popolazioni premevano lungo i confini e chiedevano di essere ammessi all’interno dell’Impero.

Cause della crisi. Questo periodo di profonda crisi era cominciato già nel 180 d.C. con la morte di Marco Aurelio. I motivi della crisi sono numerosi e variamente intrecciati tra loro, i più importanti sono i seguenti:

 – Crisi politica. L’Impero era divenuto troppo vasto, e difficile da governare. La situazione si faceva sentire maggiormente nelle province, dove serpeggiavano forti sentimenti di malcontento nei confronti del governo centrale, spesso incapace di prendere misure adeguate. L’anarchia militare, con l’elezione in ogni parte dell’Impero di un Imperatore locale, con l’auspicio da parte degli abitanti delle province di essere da lui maggiormente rappresentati, è dimostrazione di questo disagio periferico.

 – Crisi religiosa. I cristiani erano ormai molto numerosi e capillarmente diffusi in ogni parte dell’Impero: le loro predicazioni sull’uguaglianza degli uomini e sull’obbligo di non adorare nessun uomo, compreso l’Imperatore, veniva visto come una vera minaccia per la società. Questo era il motivo delle violente persecuzioni ai loro danni, e delle leggi che vietavano loro di intraprendere la carriera militare o politica.

 – Crisi demografica. La popolazione incominciò a diminuire a causa di carestie, pestilenze, povertà, guerre. L’oppressione economica dello stato era un fattore non secondario di questo declino demografico, poiché spingeva molte persone a fuggire dalla città per darsi alla vita nomade, al banditismo e alla pirateria.

 – Crisi militare. Una causa dell’indebolimento dello Stato erano le forti pressioni dei popoli germanici ai confini e la loro inclusione, come mercenari, nell’esercito.

 – Crisi economica. Una volta raggiunta l’espansione massima (possibile) dell’Impero, e terminate le campagne di conquista, venne meno anche un importante introito per lo stato, cioè i bottini di guerra. Questo ammanco di denaro ovviamente venne compensato con l’aumento delle tasse, che provocò pericolose reazioni a catena: rallentarono le attività commerciali e industriali; scomparvero i piccoli agricoltori e si formarono i primi latifondi; le difficoltà all’approvvigionamento di metalli preziosi per il conio di monete provocò un vertiginoso aumento dell’inflazione e l’aumento dei prezzi.

Audio Lezioni di Storia Romana del prof. Gaudio

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