Dante e il vero amore

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Dante e il vero amore di Luigi Gaudio

L’idea guida dell’amore è il principio creatore dell’intero universo.

La vita dell’uomo e il suo stesso destino dipendono dall’amore.

Dio è amore e ogni cosa è stata creata per amore.

Tutti gli elementi tendono per amore alla loro sede originaria, scrive Dante nel Convivio.

Tutte le creature hanno in sé l’amore naturale.

L’uomo ha la capacità d’amare per scelta.

Dio non aveva bisogno di creare. Dio è illimitato e se avesse avuto bisogno di creare, sarebbe stato limitato da questa necessità.

Ciò vuol dire che la creazione è un atto di amore, totalmente gratuito.

Dio stesso, Padre, Figlio e Spirito, si conosce per amore.

Per i filosofi cristiani medievali l’uomo è ontologicamente un essere amoroso. Questo rende l’uomo simile a Dio.

Per Dante, tutto è collegato: l’amore, la donna, la realtà, Dio.

Tutto è un atto d’amore. Tutto parte da qui, sin dalla allegra brigata di amici con i quali vorrebbe restare per sempre “Guido, io vorrei che tu e Lapo ed io fossimo presi per incantamento”.

Parte da qui anche la sua opera. Infatti, nella Vita nova sin dai 9 anni risulta centrale questo.

Tutta la commedia può essere letta da questo punto di vista, tanto è vero che il poema  termina dicendo che è l’amore che move il cielo e le altre stelle, non è l’intelligenza, la volontà o altro, ma è l’amore.

Nell’Inferno, l’amore non è uno spalancarsi alla realtà, ma è un amore naturale, fisico, passionale. Anche l’amore di Paolo e Francesca, è “una bufera infernal che mai non resta”. Anche se Dante si commuove, comunque non è questo il vero amore, tanto è vero che Paolo e Francesca sono nell’Inferno, non in paradiso.

Nel purgatorio, poi, quando, nel passaggio dalla terza alla quarta cornice, Dante chiede a Virgilio quali sono le anime che abitano nella nuova cornice, Virgilio coglie l’occasione per spiegare che tutte le anime del purgatorio si trovano lì, e non nel paradiso, per un difetto relativo all’amore. Alcuni hanno volto il loro desiderio al male (peccano per malo obietto), e sono i superbi, gli invidiosi e gli iracondi. Altri hanno volto il loro amore troppo debolmente verso il vero, e sono gli accidiosi. Altri, infine, hanno indirizzato il loro amore troppo verso i beni finiti, e sono gli avari, i golosi e i lussuriosi.

Infine, la cantica del paradiso è la cantica dell’amore. Quello che era nelle altre cantiche si intravvedeva, come una prospettiva che la scelta umana non aveva colto nel modo corretto, qui invece si realizza totalmente.

Von Balthasar, in “Gloria”, dice che Dante vorrebbe andare oltre San Tommaso, e farsi carico di una nuova teologia. Rileggendo ancora l’ultimo verso della commedia, “l’amor che move il cielo e le altre stelle”, capiamo che Dante identifica il primo mobile con l’etica (l’amore) e non con la metafisica, come dicevano molti alla sua epoca. Attraverso l’amore, insomma, la poesia dantesca vuole cantare la verità.

di Luigi Gaudio

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: