Gheddafi. Un discorso su cui riflettere. (1)

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di A. Lalomia

Nel recente incontro con una delegazione di musulmani provenienti dall’area balcanica, il colonnello Gheddafi ha espresso dei concetti su cui vale la pena riflettere attentamente, anche se a una prima lettura le sue parole non sembrano allontanarsi dalle esternazioni tipiche del personaggio.

Il testo in arabo dell’intervento si trova sul giornale libico “Al Shams” dell’ 8-06-10; quello in lingua inglese è reperibile sul portale del Middle East Media Research Institute (MEMRI) ed ha un titolo -“Libyan Leader Mu’ammar Al-Qadhafi:

The Muslims Will Inherit Europe; Turkey will Join the EU as a Trojan Horse” (2)- che lascia poco spazio ad equivoci.

Leggendo l’articolo, emerge un ritratto ancora più inquietante di Gheddafi, che pure ci ha abituato da anni a bizzarrie di ogni genere, un ritratto con cui sarà necessario confrontarsi seriamente, adottando gli opportuni mezzi di contrasto.

I punti salienti del discorso sono stati già tradotti in Italiano (3), per cui mi sembra inutile riassumerlo in modo analitico.

Mi limiterò a sottolineare alcuni passaggi in Inglese che ritengo particolarmente incisivi, anche se l’impresa risulta tutt’altro che facile, visto che il discorso è ricco di affermazioni pittoresche (ma altrettanto prive di fondamento).

Buona parte del discorso ruota attorno ad un motivo di fondo, che assume una valenza quasi ossessiva: e cioè che gli occidentali, da tempo, stanno attuando un piano di annientamento sistematico dei musulmani, per cui questi ultimi hanno tutto il diritto di ribellarsi, facendo scontare ai ‘crociati’ le loro colpe. Il pensiero che le stragi di musulmani siano attribuibili ad altri musulmani (sciiti contro sunniti e viceversa) o a capi arabi (ma anche non arabi, dell’Africa e dell’Asia) che massacrano impunemente i fedeli di Maometto su cui impongono il loro potere dispotico, sembra non sfiorare neppure per un istante il leader libico. C’è un solo colpevole, ed è ‘l’imperialismo occidentale’. D’altronde, non bisogna dimenticare che uno dei suoi migliori amici è il presidente sudanese Omar al-Bashir, contro il quale la Corte Penale Internazionale dell’Aia ha spiccato mandato di cattura per i crimini commessi in Darfur.

1. “In Algeria, mill’ions were killed… by the imperialist invaders, who aimed to annihilate the Muslims there. In Libya, hundreds of thousands were killed in their land by the Italian imperialism. There were [also] massacres in Syria, Egypt, Sudan, Tunisia, Morocco, and all the Islamic countries of Africa and Asia. [These reflect] an attempt by the new Western imperialism to eradicate Islam.” (4)

Questo brano è quanto mai importante, perché ci riguarda direttamente.

Secondo Gheddafi, quindi, “In Libya, hundreds of thousands were killed in their land by the Italian imperialism.”.

A parte l’enormità della cifra (al limite del delirio), si deve purtroppo prendere atto, per l’ennesima volta, che il leader libico non ha perso l’occasione per manifestare senza reticenze tutto il suo astio per l’Italia, malgrado le ingenti somme che sono state versate al suo paese sin dalla fine del secondo conflitto mondiale a titolo di risarcimento (5), i beni sequestrati agli Italiani residenti (che come contropartita furono espulsi) e nonostante le solenni promesse dello stesso Gheddafi, durante la visita ufficiale dello scorso anno a Roma, che ormai i rapporti tra i due paesi si erano appianati e non esistevano più contenziosi. Anzi, in quell’occasione, aveva annunciato formalmente che all’Italia sarebbe stata assicurata la precedenza assoluta in ambito commerciale, invitando i nostri imprenditori a considerare la Libia come un partner affidabile, con cui è possibile concludere ottimi affari.

A suggello di tale intesa, le nostre Frecce Tricolori solcarono il cielo di Tripoli, nel nome della concordia tra i due paesi.

A questo punto sembra lecito chiedersi: quanto vale la parola di questo leader ? E come mai i vertici del nostro Paese non ne traggono le dovute conclusioni o quantomeno non lo mettono di fronte ad un aut aut (o la smetti di insultarci, o la Libia sarà ritenuta nazione non amica) ?

E’ vero che noi abbiamo bisogno delle risorse energetiche libiche, ma non credo che per questo motivo dobbiamo sopportare (da decenni ormai) insulti e provocazioni da parte di un personaggio che quanto a stile di governo non ha nulla da insegnarci, visto che domina sul suo paese come un satrapo, che è arrivato al potere con un colpo di stato, che si trova alla guida della Libia dal 1969 (senza mostrare alcun segno di andarsene), e al quale si sono rivolti terroristi di mezzo mondo (vogliamo parlare della strage di Lockerbie ?).

Non so se altri paesi si farebbero oltraggiare in questo modo, pur di avviare o mantenere relazioni commerciali privilegiate con un uomo che, per di più, si è dimostrato più volte inaffidabile e che continua tranquillamente a sequestrare i nostri pescherecci (per non citare, ad esempio, i suoi rapporti con la Svizzera, contro cui ha lanciato la fatwa, per la nota questione familiare).

2. “Allah promised Islam a victory against all the religions… You [Muslims] are a minority in Europe. Allah willing, you will become a majority one day, and you will gain the upper hand… You will be the imams and the heirs of the European continent.

“Turkey’s joining the European Union… means that the European continent will no longer be a Crusader or Christian continent. Islam will become a powerful partner on the European continent in terms of territory, people, and actions. We await the day that Turkey will join the EU, so that it will go down in history as a Trojan horse.” (6)

Questi passaggi, a parte la promessa minacciosa relativa alla vittoria dell’islam su tutte le altre religioni, una promessa che si lega alla profezia che “the European continent will no longer be a Crusader or Christian continent” (7), contengono anche, alla fine, la frase che fa capire per quale motivo alcuni stati europei si oppongono all’ingresso della Turchia nella UE :

“We await the day that Turkey will join the EU, so that it will go down in history as a Trojan horse.”

Più chiari di così.

Se concetti di questo tipo vengono espressi da un occidentale, è subito bollato come reazionario, xenofobo e razzista.

Se a formularli è invece Gheddafi, molti lo ascoltano compiaciuti, gioiosi della profezia che ha appena annunciato.

C’è qualcosa di grottesco, comunque, nell’ammirazione di Gheddafi per la Turchia, quando si pensi che prima della guerra del 1911-12 il suo paese era sotto il giogo dei Turchi, i quali trattavano la popolazione locale con metodi non propriamente eleganti. D’altronde, la soluzione finale contro gli Armeni (1894-1918: almeno un milione di vittime) e il trattamento riservato ai curdi, sono testimonianze tangibili di un certo modo di operare dei Turchi. Il leader libico continua a straparlare contro il nostro Paese, accusandolo delle peggiori nefandezze, tacendo sugli enormi sforzi che l’Italia ha compiuto per migliorare le condizioni di vita dei libici e chiedendo anzi altri soldi e ulteriori scuse. Con i Turchi, invece, che hanno fatto scempio del suo popolo, non una parola di condanna, non una richiesta di indennizzo o di scuse.

La Turchia, dunque. A dispetto della sua Costituzione rigidamente laica e dei severi custodi della stessa -cioè le forze armate-, da qualche tempo la Turchia sta assumendo iniziative che rappresentano una radicale svolta nelle relazioni internazionali del paese. Queste iniziative dovrebbero richiamare l’attenzione dell’Europa e degli stessi vertici della NATO, tenuto conto che le scelte di Ankara rischiano di diventare sempre meno compatibili con gli impegni che ha sottoscritto con l’Alleanza Atl’antica.

Basti pensare che il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha invitato di recente il capo di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah, in Turchia, su raccomandazione del capo ufficio politico di Hamas, Khaled Mash’al (8). Nasrallah, che attualmente si trova in Libano, andrà quindi presto in Turchia e nella sua trasferta sarà protetto da drappelli di guardiani della rivoluzione iraniani.

Ma c’è dell’altro. Oltre a Nasrallah, potrebbe andare in Turchia, per l’occasione, anche il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, per un bel vertice di grande impatto mediatico, tale da sancire in modo inequivocabile l’alleanza tra Turchia, Iran, Siria (9), Hezbollah ed Hamas. Come si dice: un quintetto con i fiocchi.

D’altronde, le responsabilità della Turchia nella vicenda che ha visto coinvolta la nave di ‘aiuti umanitari’ Mavi Marmara diretta a Gaza sono ben note (10). Anche per via di quest’ultimo episodio, Erdogan, nel mondo arabo estremista e soprattutto a Gaza, è diventato un eroe, alimentando per inciso un discreto commercio (a quanto pare, le T-shirt con la sua immagine vanno a ruba, specialmente dopo che ha chiuso lo spazio aereo turco ai voli israeliani).

Forse, anche lui ha letto le dichiarazioni di Gheddafi, che naturalmente non poteva trascurare Israele, o meglio, “so-called Israel…” .

La fine del discorso merita di essere riportata per intero.

“The statistics on the number of Muslims in Europe are incorrect… [The number] of Muslims [there] is greater than that indicated by the official statistics.

“Fortunately, the Muslims are multiplying, and their number is growing many times faster than those of other religions…

This may be proof that Allah ultimately wants the Muslims to be more numerous than the others.

“Even within Palestine, no one can stop this phenomenon. The Palestinian Muslims are multiplying four times faster than the Jews. Ultimately, the Palestinian Muslims will be a majority, even within the so-called Israel…

“Allah created the land for all people; no one can prohibit us from living in Europe. It was Allah, not the Europeans, who created Europe. You [Muslims] are residents of Europe. It is your land. It is inconceivable for you to be humiliated and persecuted there…”

Insomma, qui forse siamo ben oltre la costituzione dell’Eurabia; qui siamo alla conquista pura e semplice dell’Europa da parte dell’islam più bellicoso, all’emarginazione o addirittura allo sterminio dei cristiani, nonché alla trasformazione dell’Europa in una regione del vagheggiato impero di portata planetaria ispirato ai principi della sharia e della jihad.

Devo ripetermi: se a pronunciare queste frasi è un occidentale, lo stesso viene etichettato nella migliore delle ipotesi come xenofobo. Se le dice Gheddafi, invece, le medesime parole rappresentano la promessa di un futuro di serenità e di benessere.

Non so perché, ma dopo aver letto questo discorso mi è venuto in mente il “Mein Kampf”.

Quando nelle librerie tedesche apparve questo libro (1925-6), molti presero l’autore per pazzo.

Parecchi trovarono le idee di Hitler suggestive, ma un po’ troppo estremiste e comunque difficilmente realizzabili.

Quando lo stesso autore cercò di attuare fedelmente ciò che aveva scritto, quasi tutti furono colti di sorpresa.

Speriamo che la lezione sia servita.

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Note

(1) Si veda anche: “Un ospite pittoresco” e “Israele e la scuola italiana”, nella mia pagina all’interno di questo portale.

(2) http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/4349.htm/  del 9-06-10.

(3) http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/ , del 27-06-10 (Ugo Volli, “Gheddafi, voi musulmani perseguitati d’Europa andrete presto al potere e diventerete gli imam e gli eredi d’Europa”). Cfr. anche altri brillanti articoli dell’A., per esempio
su www.informazionecorretta.com/ , un magnifico portale su tutto ciò che riguarda Israele, l’islam e il Medio Oriente.

(4) http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/4349.htm/  del 9-06-10.

(5) In buona parte prestiti a fondo perduto concessi dagli Stati Uniti all’Italia per far fronte ai suoi impegni con le ex colonie e per il pagamento dei debiti di guerra.

(6) http://www.memri.org/report/en/0/0/0/0/0/0/4349.htm/  del 9-06-10.

(7) Forse perché sia i ‘crociati’ che i cristiani verranno massacrati senza pietà ?

(8) Lo stesso che, a fine giugno 2010, ha ribadito -a Damasco, dove si è rifugiato- che Hamas non riconoscerà mai Israele, che proseguirà la lotta armata contro ‘i sionisti’ fino alla vittoria finale, cioè fino alla ‘riconquista’ di tutto il territorio su cui oggi si estende Israele e che ci saranno “altri Shalit”. Per capire il significato che la locuzione “lotta armata” assume
in certi ambienti, cfr. www.haaretz.com/ del 22-06-10 (“New hit song for Palestinian children: When we die as martyrs”,
).
Una nuova, criminale tappa nella storia del terrorismo.

(9) Il presidente siriano, Bashar al-Assad, sempre a fine giugno 2010, non ha escluso un’operazione militare contro Israele, forse perché ha capito che le truppe con la stella di David non permetteranno mai all’Iran di dotarsi di armi atomiche.
La legittima difesa israeliana scatenerà la reazione furiosa del quintetto citato sopra, una reazione a cui comunque Israele
si sta già preparando (e l’intesa raggiunta con l’Arabia Saudita rappresenta un capitolo fondamentale della strategia
di contenimento). Anche una parte del mondo arabo (soprattutto quello moderato) guarderà all’iniziativa di Israele con simpatia, perché le mire egemoniche di Teheran non sono affatto gradite in diverse capitali arabe e in larghi settori del mondo musulmano.

(10) Sull’episodio, cfr. l’ottimo intervento di Carlo Panella, “Israele ha sbagliato a cadere nell’ agguato -prevedibile- di falsi
pacifisti”, pubblicato su “Libero” dell’1-06-10 e riportato anche su
e http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/  (26-06-10) .
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