Tanto gentile e tanto onesta pare. Parafrasi e commento delle rime di Dante – di Carlo Zacco

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Tanto Gentile
 
Parafrasi di Contini

 

Tanto

pare

gentile

e tanto onesta

la donna mia

quand’ella altrui saluta


A tal punto


è evidente


la nobiltà


e il decoro


di colei che mi è signora


nel suo salutare gli altri

 

ch’ogne lingua

deven tremando muta

e gli occhi

non l’ardiscon

di guardare.

Ella procede


che  ogni lingua


trema tanto da ammutolire


e gli occhi


non osano


guardarla.


Ella si va,

 

sentendosi

laudare,

benignamente d’umiltà vestuta,

e par

mentre sente

le parole di loda,

esternamente atteggiata alla sua interna benevolenza

e si fa evidente

 

che sia una cosa venuta

da cielo in terra

a miracol mostrare.

la sua natura di essere venuto

di cielo in terra

per rappresentare in concreto la potenza divina.

 

Mostrasi

a chi la mira

sé piacente

che dà per gli occhi


Questa rappresentazione è,


per chi la contempla,


così carica di bellezza


che per il canale degli occhi

 

al cuore

una dolcezza

che ‘ntender

non la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia


entra in cuore


una dolcezza


conoscibile


solo per diretta esperienza.


e dalla sua fisionomia

 

si mova

un spirito soave

che va dicendo a l’anima: sospira.


muove,


una soave ispirazione amorosa


che non fa se non suggerire all’anima di sospirare.

 
Termini tecnici. Molte parole apparentemente semplici sono in realtà
termini tecnici:
 – Gentile: nobile;
 – Onesta: latinismo, sinonimo di gentile ma nel senso di «decoro
esterno»;
 – Pare: non «sembra» né solo «appare» ma «appare evidente»; è la parola
chiave del componimento: occorre nella I, II e IV strofa, e nella terza è
sostituita dal sinonimo mostrasi.
 – Donna: con significato primario di «padrona (del cuore)»;
 – Cosa: non indica «ciò che sta sotto la persona a livello ontologico»,
ma più in generale «un essere in quanto causa di sensazioni e impressioni»;
 – Labbia: fisionomia.
 
Apparizione fuori dal tempo. Il termine pare si collega anche a
quelli di apparizione(apparire, che si riferiscono al manifestarsi della
divinità. Il suo significato è quindi opposto a quello di sembra.
L’apparizione della donna è una  visione estatica. Il carattere sovrannaturale
della visione fa sì che l’oggetto della rappresentazione non sia un’immagine
visiva, con uno sfondo, e una figura fatta di volumi, colori, chiaroscuri.
Alcuni elementi accentuano una visione di questo tipo :
1)     
Lentezza dei versi
. Questo senso di contemplazione estatica è
espresso stilisticamente anche dal ritmo lento dei versi: la lentezza è data non
dalle pause, ma dal grande numero di accenti ritmici in ogni verso.
2)     
I Verbi
. Tantissimi: sono ben 22, e compaiono in 11 parole-rima su
14. Ora, il verbo esprime l’azione, e questo dovrebbe teoricamente contrastare
con il senso di contemplazione estatica di cui si sta parlando. Ma nonostante il
gran numero, l’effetto è del tutto opposto.
Tipologia. La tipologia dei verbi usati rafforza questo senso di visione
estatica:
 – Presente. Non a caso i verbi sono tutti al presente: pare, saluta,
deven, si va, mostrasi, mira, dà, ecc:
non è un presente puntuale, ma un
presente abituale,
o meglio: atemporale, che non coglie
un momento puntuale del comportamento della donna, ma ogni suo comportamento,
ogni sua manifestazione terrena.
 – Infinito. Gli altri  verbi sono all’infinito, e producono lo stesso
effetto: guardare, laudare, mostrare, in posizione forte a fine verso, e
in rima con pare;
Funzione. Anche la funzione di questi verbi la anziché conferire
dinamicità al componimento, rafforza il senso non di una realtà fisica, ma
astratta, densa di significati metafisici:
a)     
i verbi di movimento sono usati in senso figurato: si va;
b)     
o metaforico: venuta da cielo in terra, della sua labbia si
mova
;
c)      
gli altri hanno un senso spirituale: pare, saluta,
vestuta
, mostrare, sospira;
d)     
oppure indicano un arresto di moto: deven tremando muta, no
l’ardiscon di guardare;
3)     
Sostantivi
. Donna, lingua, occhi, umiltà, cosa, cielo, terra,
miracol, dolcezza, core, labbia, spirito, amore, anima:
nessuno evoca una 
realtà concreta. E quelli concreti, lingua, occhi, cielo, terra, sono
usati metaforicamente o per indicare realtà spirituali.
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