I discendenti di Enea prima parte

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Eneide Libro VI – versi 752-797

Traduzione di Luca Canali

Anchise aveva parlato e condusse il figlio e insieme                                             752
la Sibilla in mezzo all’affollata turba risonante,
e salì su un’altura di dove potesse distinguere tutti in lungo
ordine, di fronte, e riconoscere il volto delle anime che passavano.
Ora ti svelerò con parole quale gloria si riserbi
alla prole dardania, quali discendenti dall’italica
gente siano sul punto di sorgere, anime illustri
e che formeranno la nostra gloria, e ti ammaestrerò sul tuo
fato. Quel giovane, vedi, che si appoggia alla pura asta,
ha in sorte i luoghi prossimi alla luce, per primo
sorgerà agli aliti eterei; commisto di sangue italico,
Silvio, nome albano, tua postuma prole
che tardi a te carico d’anni la sposa Lavinia
alleverà nelle selve, re e padre di re
da cui la nostra stirpe dominerà su Alba la Lunga.
Vicino a lui è Proca, gloria della gente troiana,
e Capi, e Numitore, e Silvio Enea che ti rinnoverà
nel nome, in uguale misura egregio nella pietà
e nell’armi, se mai otterrà di regnare su Alba.                                                        770

E all’avo s’accompagnerà il marzio Romolo,                                                           777
che la madre Ilia partorirà, del sangue
di Assaraco. Vedi come si erge il duplice cimiero sull’elmo,
e già il Padre lo segna dell’onore proprio degli dei?
Ecco, figlio, coi suoi auspici la gloriosa Roma
uguaglierà il suo dominio alla superficie della terra e il suo
spirito all’Olimpo, e unica cingerà di mura i sette colli, feconda
d’una stirpe di eroi:                                                                                                        784

Ora volgi qui gli occhi, esamina questa gente                                                         788
dei tuoi Romani. Qui è Cesare e tutta la progenie
di iulo che verrà sotto l’ampia volta del cielo. 
Questo è l’uomo che spesso ti senti promettere,
L’Augusto Cesare, figlio del Divo, che fonderà
di nuovo il secolo d’oro nel Lazio per i campi
regnati un tempo da Saturno; estenderà l’impero
sui Garamanti e sugli Indi, sulla terra che giace oltre le
stelle, oltre le vie dell’anno e del sole, dove Atlante, portatore del
cielo, volge sull’omero la volta trapunta di stelle lucenti.                                    797 

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