I Gracchi

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dalla Storia romana

di Carlo Zacco

Necessità delle riforme. Di fronte a questa situazione si rendeva necessaria una riforma che affrontasse i gravi problemi che si erano presentati, a partire da quelli legati al latifondismo. Emersero le due figure di Tiberio e Caio Gracco, vicini al circolo degli Scipioni, colti e attenti ai problemi sociali. La loro proposta era quella di ricostituire il ceto in estinzione della piccola proprietà terriera. Il primo a salire alla ribalta fu Tiberio.

 

Tiberio Gracco. Tiberio capisce che la scomparsa dei piccoli proprietari avrebbe portato a lungo andare alla rovina dello Stato, per due motivi:

1)     perché essi costituivano la spina dorsale dell’esercito, che senza la loro presenza risultava indebolito (i proletari infatti, non avendo reddito, non potevano prestare servizio militare);

2)     perché il loro impoverimento aumentava la classe dei proletari, una massa di poveri molto pericolosa per la società. Questo ceto andava dunque ricostruito.

 – Riforma agraria. Nel 133 a.C. Tiberio venne eletto Tribuno delle Plebe, propose una riforma agraria che fissava a 500 iugeri il limite massimo di estensione di un latifondo. Tutta l’eccedenza doveva essere restituita allo Stato, che avrebbe provveduto a ripartirla tra i vari piccoli proprietari. I grandi proprietari non si sarebbero impoveriti, e in compenso ciò avrebbe rafforzato l’esercito, e tolto dalla strada i proletari poveri, ed avrebbe dato loro un reddito.

 – Opposizione. Nonostante ciò l’opposizione fu ferma: da un lato gli aristocratici, che ovviamente percepivano ciò come un esproprio, dall’altro i popoli italici che si vedevano tolti i loro territori e che, non essendo cittadini romani, non potevano godere delle distribuzioni di terre.

 – Fine di Tiberio. Nonostante ciò la legge fu approvata, ma scoppiarono dei tumulti, in uno dei quali Tiberio rimase ucciso.

 

Caio Gracco. Caio fu eletto Tribuno delle Plebe nel 123 a.C. e rieletto l’anno dopo. Proseguì con la politica del fratello, ma cercando di ottenere un consenso più ampio.

1)      Consenso dei Cavalieri. La sua strategia politica era quella di opporre una forza alternativa allo strapotere del Senato, e vide in questa forza il ceto dei Cavalieri. Cercò dunque di avere il consenso dei cavalieri adottando misure in loro favore, comprese nelle Leges Semproniae, le quali prevedevano:

a) che l’appalto di riscossione dei tributi in Asia fosse assegnato ai Cavalieri;

b) che i governatori delle stesse provincie, appartenenti alla classe senatoria e che abusavano in ogni modo del loro potere, potessero essere giudicati anche da plebei.

2)      Consenso del popolo. Il Per ottenere il consenso della popolazione procedette a gratuite distribuzioni di grano alle classi più povere;

3)      Consenso degli Italici. Nel 122 a.C. viene rieletto Tribuno delle Plebe e fa emanare un’altra legge che estendeva il diritto di cittadinanza ai popoli italici, e gli conferiva il diritto di voto. Queste popolazioni erano alleate di Roma, ma erano escluse dal diritto di voto, dalle cariche pubbliche, dalla spartizione delle terre conquistate.

 

Fallimento di Caio. Questo provvedimento fu l’inizio della fine: gli si opposero non solo gli aristocratici, ma anche la plebe romana, che si sentiva minacciata da un’estensione del diritto di cittadinanza. Seguirono tumulti, alla fine dei quali Caio si fece uccidere da uno schiavo fedele. Dopo la morte di Caio si formarono due partiti, gli optimates e i populares.

 

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