I pastori

I pastori

SOGNI DI TERRE LONTANE (Alcyone)

di Gabriele D’Annunzio

di Carlo Zacco

Fine dell’estate. Siamo verso la fine del libro, che coincide, nella sua cronologia ideale, con la fine dell’estate.

Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.                       5

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natìa
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.                          10

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!                             15

Ora lungh’esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l’aria.
il sole imbionda sì la viva lana

che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquìo, calpestìo, dolci romori.                           20

Ah perché non son io co’ miei pastori?

– Settembre. Può essere inteso come vocativo, oppure come indicazione temporale: «è Settembre»;

 – È tempo di migrare. È tempo per i pastori, che destate sono stati sui pascoli montani, di migrare con le greggi verso la pianura, secondo il ritmo della transumanza;

 – ma vi è anche una consonanza col poeta che, alla fine dell’estate, sente il bisogno di migrare altrove;

 – Stazzi. Campi recintati, sui monti, dove destate vengono radunate le pecore;

 – Selvaggio. Agitato, oppure desolato;

 – Verde come i pascoli. Il mare ricorda ai pastori il colore dei campi dell’appennino abruzzese, e li consola della lontananza da essi;

Che. Affinché, valore finale: affinché;

 – Lungo: a lungo;

 – Verga d’avellano. Bastone di nocciòlo, per appoggiarsi;

 – Tratturo. Largo sentiero erboso, che scende dalla montagna, percorsi dai pastori coi loro greggi;

 – il sentiero è paragonato a un fiume che dal monte si getta nel mare;

 – O voce…marina!  La voce è il grido del pastore, che da lontano scorge la superficie del mare, che brilla colpita dal sole;

 – è citazione dantesca: Purg, I, 116-117;

 – Lunghesso. Lungo;

 – Senza mutamento. Altra citazione di Dante, Purg, XXVIII, 7;

 – Il sole. Il sole, colpendo la lana delle pecore, le conferisce un colore biondo che quasi non differisce da quello della sabbia della pioggia;

 – perché non sono anche io coi miei pastori?

Il sogno e la memoria. L’estate sta per finire: il vitalismo panico si stempera, la poesia acquista note più sommesse e malinconiche;

– il poeta si trova ancora in Versilia, e l’arrivo dell’autunno gli fa venire voglia di mutare paese, come fanno i pastori alla fine dell’estate;

 – dopo l’esaltazione sensuale,  il poeta si rifugia in se stesso, e si abbandona al sogno e alla memoria;

 – la fantasia di mutare paese risveglia in lui il ricordo della sua terra, l’Abruzzo, e apre la strada a sentimenti di nostalgia, rimpianto, desiderio;

 – il paese natio rappresenta valori antichi, gesti che si ripetono sempre identici nei secoli; dà sicurezza;

 – c’è posto anche per questo tipo di sentimenti in D’Annunzio.

Audio Lezioni su Gabriele D’Annunzio del prof. Gaudio

Ascolta “Gabriele D’Annunzio” su Spreaker.