Il mondo dopo la prima guerra mondiale

dalla Storia contemporanea

di Carlo Zacco

Il mondo dopo la guerra

Il primo dopoguerra

Le conseguenze della guerra. Secondo molti storici il XX secolo inizia con la prima guerra mondiale. Prima dell’attentato di Sarajevo il mondo non era diverso da quello del XIX secolo. Dopo la guerra mondiale le cose non  furono più le stesse.

1)     Conseguenze demografiche. La guerra fece nove milioni di vittime, e più di venti milioni di feriti, una cifra enorme per l’epoca.

2)     Conseguenze economiche. La guerra danneggiò profondamente l’economia e la società, causando gravi problemi economici ad ogni livello:

 – inflazione: per mantenere gli eserciti gli stati dovettero stampare cartamoneta;

 – disoccupazione: industrie che avevano prodotto armi fecero fatica a riprendere la produzione; i soldati che tornavano dal fronte ebbero difficoltà a trovare lavoro, e non lo trovarono affatto;

 – malcontento: la popolazione era delusa, perché pensava che la fine della guerra avrebbe portato alla fine delle proprie sofferenze;

3)     Conseguenze sociali. Dopo la guerra vi fu un generale imbarbarimento della società:

la guerra lasciò ferite profonde su chi vi aveva preso parte, sia nel corpo che nella mente, ed era vista come un male da evitare per sempre;

 – altri invece uscirono dalla guerra come abituati alla violenza, e questo provocò un imbarbarimento della vita sociale, segnata da comportamenti violenti;

 – durante la guerra molti cittadini si erano abituati alle limitazioni della libertà politica, e considerarono normali i governi repressivi e autoritari;

 – la continua propaganda contro le nazioni nemiche rese difficilissimo stabilire accordi tra le nazioni.

Trattati di pace

La conferenza di Parigi. Nel 1919 si aprì a Parigi una conferenza che avrebbe stabilito le condizioni per la pace. Vi presero parte solo i leader dei paesi vincitori: Wilson (Usa), Lloyd George (G.B), Clemenceau (Fr.), Orlando (Italia). Assenti i quattro grandi imperi che erano crollati: germanico, austro-ungarico, russo, ottomano.

I «quattordici punti» di Wilson. A guerra non ancora conclusa, nel 1918, il presidente americano Wilson aveva steso un  documento in  quattordici punti, contenente di proposte per evitare che in futuro scoppiassero di nuovo guerre del genere; tra questi vi era il principio di autodeterminazione dei popoli, secondo il quale ogni popolo aveva diritto a proclamarsi stati indipendente.

La società delle nazioni. Nel 1919 venne fondata la Società delle Nazioni, un’organizzazione composta da tutti i paesi che avrebbe dovuto prevenire l’insorgere di conflitti. La società non riuscì a prevenire la seconda guerra mondiale.

La «punizione» della Germania. Il principio di autodeterminazione non fu sempre applicato: l’interesse delle potenze vincitrici, in particolare Francia e Gran Bretagna, era quello di «punire» la Germania, considerata il principale responsabile del conflitto. Col Trattato di Versailles la Germania:

1)     Perse Alsazia e Lorena in favore della Francia; diverse regioni a est in favore della Polonia, e a Nord in favore della Danimarca (che contenevano anche popolazioni tedesche);

2)     Fu costretta al pagamento di 132 mln di marchi in oro, una cifra spropositata;

3)     Fu obbligata a non formare un esercito superiore a centomila unità.

Fine dei grandi imperi. La conseguenza più evidente fu l’aumento del numero degli Stati: i quattro grandi imperi multinazionali, infatti, crollarono, e si formarono nuovi Stati nazionali.

1)     L’Impero austro-ungarico. Al posto dell’Impero austro-ungarico nacquero vari Stati nazionali, tra cui Cecoslovacchia, Ungheria, Austria, Polonia, Iugoslavia (che conteneva Serbia e Montenegro). La Romania acquisì, dall’Impero, la Transilvania; l’Italia acquisì Trentino, Trieste, Istria e Dalmazia (in parte).

2)     L’Impero ottomano. Cessò di esistere anche l’impero ottomano, che perse tutti i suoi territori in Medio Oriente, e si trasformò, nel 1923, in una Repubblica, presieduta da Mustafà Kemal, detto Ataturk, che nel corso degli anni attuò una grande laicizzazione dello Stato, e riprese alcuni territori che erano stati occupati dai greci e dagli armeni, scacciando e sterminando le minoranze.

3)     L’Impero russo. Si formò l’Unione Sovietica, e dall’ex Impero nacquero Stati come Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania.

Crisi del colonialismo

I «mandati». Nelle colonie il principio di autodeterminazione dei popoli non fu applicato. Per aggirare questa contraddizione i paesi vincitori si spartirono i territori mediorientali appartenuti all’impero ottomano chiamandoli non colonie, ma «mandati», territori cioè affidati temporaneamente agli Stati coloniali che avrebbero avuto il compito di insegnare agli abitanti che li occupavano ad autogovernarsi.

Il Medio Oriente. La situazione dei territori medio-orientali era molto complessa:

1)     Arabia. Durante la guerra le popolazioni della penisola araba soggette all’impero ottomano avevano organizzato operazioni di guerriglia contro l’esercito ottomano, guidati dal colonnello inglese Thomas. E. Lawrence, detto «Lawrence d’Arabia», che aveva promesso loro che alla fine  della guerra avrebbero ottenuto il permesso di formare Stati indipendenti. Questo non avvenne, e i territori arabi furono assegnati come mandati a Francia e Gran Bretagna.

2)     Siria e Iraq. Il mancato riconoscimento dell’indipendenza provocò numerosi movimenti di protesta, come in Siria, dove vennero repressi con durezza dalla Francia; in Iraq invece gli inglesi concessero l’indipendenza, mantenendo comunque un forte controllo sull’economia.

3)     Palestina. Più complicata era la situazione in Palestina: nel 1917 il ministro degli esteri britannico Lord Balfour aveva scritto a uno dei capi del movimento sionista che  il governo inglese avrebbe favorito la creazione di uno Stato nazionale per gli ebrei. Questo da un lato fece crescere la speranza, negli ebrei, che il progetto sionista potesse realizzarsi; dall’altro generò le proteste degli Stati arabi che consideravano la Palestina territorio arabo.

Audio Lezioni di Storia moderna e contemporanea del prof. Gaudio

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