Il principato romano e le donne

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Il principato romano e le donne, dalla tesina “La donna” di Alice Fusé

Una delle cause fondamentali della crisi di Roma sarebbe stata quella della diminuzione della natalità che sarebbe stata determinata dal rifiuto delle donne di assumersi i pesi e le conseguenze della maternità.

Sempre più avide di piaceri e di lusso, le donne avrebbero determinato uno squilibrio insanabile nella bilancia dei pagamenti. Le sete di cui esse si vestivano dovevano essere importate dalla Cina, i profumi dall’Arabia, i gioielli dall’Oriente…  . Come già Tiberio aveva denunciato, la follia delle donne aveva fatto sì che, mentre i romani si impoverivano, i loro nemici si arricchissero. Possiamo trovare testimonianza sull’opinione negativa che in questo periodo serpeggiava nei confronti delle donne negli Epigrammata  di Marziale e, qualche decina di anni dopo, in Giovenale.

Ma nessuna delle colpe imputate alle donne è stata sufficiente a spiegare le ragioni di un crollo dovuto a ben più complessi motivi economici, finanziari e militari. La diminuzione delle nascite fu certamente una delle cause che determinarono l’ingresso di nuovi ceti ai diversi livelli del potere e fu dovuta appunto a una scelta femminile.

La crisi demografica colpì non solo le città ma anche le campagne, dove i contadini non erano più in grado di sostenere l’onere dei tributi. Fra le classi alte, inoltre, il calo della natalità fu solo in parte voluto. Molte donne che avrebbero avuto tutto l’interesse a farlo non ebbero figli: le mogli degli imperatori, ad esempio. Augusto, Tiberio, Caligola, Claudio e Nerone morirono senza lasciare discendenti. Nerva, Traiano, Adriano e Antonino, per assicurare la continuità dinastica, furono costretti ad adottare dei figli.

Di fronte alle donne emancipate, che rifiutavano la maternità come scelta di vita, quante furono costrette a rinunciarci per ragioni economiche o furono vittime di una situazione né voluta né desiderata? Quanto all’amore del lusso, poi, quanti uomini amavano gli agi e le ricchezze non meno delle loro donne?

Mi sono soffermata sull’argomento per rilevare una circostanza molto significativa: l’atteggiamento di chi, di fronte alla crisi di un sistema politico ed economico creato nel bene e nel male dagli uomini, ha creduto di poter individuare tra le sue cause le scelte e le debolezze di una minoranza di donne.

Nei secoli successivi al crollo dell’Impero Romano d’Occidente la condizione delle donne andò inesorabilmente peggiorando. I secoli dell’emancipazione erano lontanissimi. L’inversione di tendenza, determinatasi in concomitanza con la crisi dell’impero, aveva proseguito inevitabilmente il suo corso. Di nuovo, le donne erano state richiuse nei confini di un ruolo al quale, per un breve momento, avevano creduto di poter sfuggire. La famiglia, la casa, la maternità erano tornati a essere l’unico orizzonte della loro vita. L’unica alternativa era il convento.

 

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