Il superuomo e la volontà di potenza di Nietzsche

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Nietzsche nasce a Rocken nell’ottobre del 1844. Una parte del pensiero Nitzscheano fu sfruttata dai sostenitori delle politiche imperialistiche per giustificare i propri fini: infatti, in seguito all’affermazione del concetto di morte di Dio, tutto il sistema di valori tradizionali viene a perdere ogni valore ed è in questo contesto che viene introdotto un altro concetto fondamentale, ossia quello di Superuomo.

Il superuomo è quell’uomo che viene a superare le limitatezze che gli sono state imposte dal sistema di valori tradizionale, ma esterno ad esso; ora, il Superuomo deve agire cercando di aspettare quei valori che trova, non più fuori da sé, ma dentro se stesso e questi valori sono la salute, la volontà forte, l’amore, l’ebbrezza dionisiaca e un nuovo orgoglio. Il superuomo deve poi essere caratterizzato dall’amor fati, cioè dall’accettazione della vita e del destino così come sono, senza volerli diversi da come si presentano. Accettandone quindi sia i lati positivi che quelli negativi. Furono molti gli interpreti del pensiero di Nietzsche che videro nel Superuomo l’incarnazione dell’idea nazista e dell’idea di superiorità razziale ariana, individuando così nel filosofo un sostenitore dell’ideologia nazista. Queste interpretazioni furono errate poiché la vicinanza delle idee naziste con quelle di Nietzsche fu dovuta all’intervento della sorella del filosofo, Elisabeth. Tra l’altro il vero pensiero di Nietzsche emerge in due passi delle sue opere. In Zarathustra dice: “Stato si chiama il più freddo di tutti i mostri… solo là dove lo Stato cessa di esistere comincia l’uomo non inutile”; nel Crepuscolo degli idoli, invece, afferma: “La cultura e lo Stato sono antagonisti”.

Ma analizziamo ora, più da vicino, la figura Nietzscheana:

 

IL SUPERUOMO

Il Superuomo, affonda, secondo alcuni filosofi, le proprie radici nel darwinismo.Il Superuomo viene, infatti, concepito come il frutto più alto dell’evoluzione, formatosi attraverso la lotta per l’esistenza: lotta che porta necessariamente alla vittoria del più forte contro gli inetti. Il Superuomo è colui che è in grado di accettare la vita, vincere le repressioni morali e sociali, superare le contraddizioni e le lacerazioni in cui è costretto da tutta una tradizione di pensiero idealistica e cristiana, operare una trasmutazione di valori che rifiuti ogni giustificazione della vita che non venga dalla vita stessa, reggere la morte di Dio, guardare in faccia alla realtà al di la delle illusioni metafisiche, cioè con la libertà e la creatività che un cosmo di valori già fissati gli negava, vivere e superare l’eterno ritorno e porsi come volontà di potenza. Da ciò emerge la visione del Superuomo in una prospettiva futura. La teoria, o meglio il mito, del Superuomo è presentato da Nietzsche nel suo scritto più importante, “Così parlò Zarathustra” in cui è narrata l’auspicata trasformazione dell’uomo in Superuomo. Zarathustra, antico filosofo persiano vissuto nel VII secolo a.C., e fondatore dell’antica religione precristiana, diventa, il profeta del Superuomo, annunciando un nuovo messaggio:

“Io vi insegnerò cos’è il Superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto per superarlo?

Tutti gli esseri fino ad oggi hanno creato qualcosa che andava al di là di loro stessi: e voi invece volete essere la bassa marea di questa grande ondata e tornare ad esser bestie piuttosto che superare l’uomo?

Che cos’è la scimmia per l’uomo? Qualcosa che fa ridere, oppure suscita un doloroso senso di vergogna. La stessa cosa sarà quindi l’uomo per il Superuomo: un motivo di risa o di dolorosa vergogna.

Avete percorso il cammino del verme dell’uomo, ma in voi c’è ancora molto del verme. Una volta eravate scimmie, e anche adesso l’uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia del mondo.

Ma anche il più saggio di voi non è che un essere ibrido, qualcosa di mezzo fra la pianta e lo spettro. È questo forse ch’io vi comando di essere? Fantasmi o piante?

Guardate, io invece vi insegno a diventare Superuomini!

Il Superuomo, ecco il vero senso della terra. La vostra volontà quindi dica: il Superuomo diventi il senso della terra.

Vi scongiuro, o fratelli, siate fedeli alla terra e non credete a coloro che vi parlano di speranze ultraterrene! Essi sono dei manipolatori di veleni, sia che lo sappiano, o no .

Sono degli spregiatori della vita, dei moribondi, degli intossicati dei quali la terra è stanca: se ne vadano in pace!

Una volta il peccato contro Dio era il peggiore sacrilegio; ma Dio è morto, e perciò sono morti anche questi esseri sacrileghi. Peccare contro la terra, ecco la cosa più terribile che si può fare oggi; stimare di più le viscere dell’imperscrutabile che non il senso della terra!

Un tempo l’anima guardava con disprezzo al corpo: e allora questo disprezzo era la cosa più alta: essa voleva che fosse magro, affamato, orribile. Così pensava di sfuggire a lui e alla terra.

Oh, quell’anima era essa stessa orribile, magra, affamata: e la gioia di quell’anima era la crudeltà!

Ma anche voi, fratelli miei, ditemi: che cosa vi dice il corpo a proposito di questa vostra anima? Non è essa povertà, sporcizia e un miserabile benessere?

In verità, l’anima è un sudicio fiume. Bisogna essere un mare per accogliere in sé un sudicio fiume senza diventare impuri.

Ecco, io vi insegnerò a diventare Superuomini; il Superuomo è appunto quel mare, in cui si può perdere il vostro grande disprezzo.

Qual’è la cosa maggiore che può toccarvi? È l’ora del grande disprezzo. L’ora in cui anche la vostra felicità vi ripugnerà, come pure la vostra ragione e la vostra virtù.

L’ora in cui: “Che importa la mia felicità? Essa è povertà e sudiciume e misera soddisfazione di sè. Eppure la mia felicità doveva giustificare la sua esistenza!”

L’ora in cui mi direte: “Che importa la mia ragione? È essa avida di scienza come di cibo il leone? Essa è povertà e sudiciume e misero appagamento di sé”.

L’ora in cui direte: “Che importa la mia virtù? Ancora non mi ha reso demente. Come son stanco del mio bene e del mio male! Tutto ciò è povertà e sudiciume e misero a pagamento di sè”.

L’ ora in cui direte : ” Che importa la mia giustizia? Non mi accorgo di essere un carbone ardente. Ma il giusto è un carbone ardente!”.

L’ ora in cui direte : ” Che importa la mia compassione? La compassione non è forse la croce a cui è inchiodato colui che ama gli uomini? Passione non è forse la croce a cui è inchiodato colui che ama gli uomini? Ma la mia compassione non è crocifissione”.

Parlaste già così? Gridaste già così? Ah, vi avessi io già udito parlare così!

Non il vostro peccato, la vostra rassegnazione grida al cielo, la vostra parsimonia anche nel peccato grida al cielo!

Dov’ è il lampo che vi lambisca con la sua lingua? Dove la demenza che bisognerebbe inocularvi?

Vedete io vi rivelo il Superuomo : egli è questo lampo, è questa demenza!…

L’ uomo è una corda tesa tra l’ animale e il superuomo, una corda al di sopra di un precipizio”.

Zarathustra esprime e definisce qualcosa che è oltre l’uomo e che tuttavia è proprio dell’uomo.Che sia oltre l’uomo, significa spesso che l’uomo viene distanziato con disprezzo dal Superuomo: l’uomo, nella sua essenza, e in particolare l’uomo così com’è nella sua realtà attuale, è, secondo la prospettiva del Superuomo, un sottouomo, al di sotto della sua misura. Il confronto con la scimmia non deve far pensare che Nietzsche aderisca all’evoluzionismo e creda che il Superuomo sarà il prodotto di un’evoluzione della specie umana. Al contrario, egli ritiene che vi sia stata una lunga decadenza dell’uomo e il confronto serve semplicemente di sprone all’uomo. Il senso di vergogna di cui parla Zarathustra indica che l’uomo comune, quello che si vede sulla piazza, appartiene in qualche modo al Superuomo. Il rapporto quindi tra uomo e Superuomo non è soltanto negativo: l’uomo, nella sua ridicolezza, fa parte del Superuomo, ma in modo tale che se ne vergogna. Ma anche il Superuomo fa parte dell’uomo. Egli si può e si deve portare alla luce. Egli è “la folgore della nube oscura chiamata uomo”. Il Superuomo è, però, ancora ben lontano poiché il più saggio degli uomini è paragonabile ad un ibrido tra una pianta e uno spettro, cioè devia verso il disumano, visto nell’insensibilità (la pianta) e nella fuga nell’irreale (lo spettro). Zarathustra si propone di far nascere questo “homo novus”, nel quale confluiscono il superamento dell’uomo e l’affermazione dell’uomo fedele all’impegno. La “terra” indica tutto ciò che ha fatto percepire all’uomo l’appello all’impegno. Resta tuttavia vincere il sospetto che la terra stessa costituisca una zona di rifugio rispetto ad un ambito più impegnativo, il “sopraterreno” appunto. Diventa allora importante per Nietzsche chiarire che il Superuomo, nella sua armonia di oltrepassamento dell’umano e di fedeltà alla terra, apre un orizzonte che è in grado di smascherare immediatamente i tentativi di limitarlo. Il disprezzo per l’uomo è suscitato dallo stesso disprezzo che tale uomo ha per le proprie capacità; si tratta infatti di un uomo che si lascia condizionare da tutto ciò che limita prospetticamente la sua potenza. Il primo dei condizionamenti che Nietzsche elenca li comprende potenzialmente tutti: una felicità che nasce dalla limitazione del proprio compito può ben essere giudicata qualcosa di “miserabile”; si tratta di un auto impoverimento, reso possibile da un autoaccecamento circa il valore della vita. La felicità può essere tale solo se nulla della realtà la rende infelice, solo se essa è in grado di dare un senso positivo ad ogni cosa, di “giustificarla”. Il Superuomo è il mare che può accogliere e purificare il fiume immondo, perché toglie l’alienazione che rende immondo l’uomo. Il Superuomo è il fulmine che risolve d’un sol colpo le tensioni accumulate dai comportamenti evasivi. Nietzsche associa l’immagine del fulmine a quella della demenza. I verbi che sono usati per il fulmine (lecken) e per la demenza (geimpfen) denotano che il Superuomo non è una meta sublime e lontana, ma un’iniziativa che incalza dall’interno e dall’esterno l’uomo rinunciatario, non lasciandogli ulteriori motivazioni per sottrarsi all’impegno, costringendolo all’alternativa fra l’autodisprezzo e il rischio integrale per la grandezza.

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