Illuminismo e dispotismo illuminato

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dalla Storia moderna

di Carlo Zacco

Illuminismo e dispotismo illuminato

Il secolo dei lumi

 

La luce della ragione. Le scoperte scientifiche fatte da Galileo, Keplero, Newton e Cartesio nel Seicento contribuirono ad accrescere la fiducia nelle capacità razionali dell’uomo da parte di filosofi e scienziati. Nel Settecento si proseguì su questa strada e nacque l’illuminismo, un vasto movimento secondo il quale il compito degli intellettuali è quello di fare luce, rischiarare la vita dalle superstizioni e dai fanatismi del passato. Strumento principale a questo scopo era la ragione umana. Immanuel Kant, uno dei teorici dell’Illuminismo, sintetizzò questa operazione dell’espressione sapere aude, abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza.

Il cammino verso la civiltà. La ragione è per gli illuministi lo strumento più adeguato per comprendere il mondo e la natura, analizzando e giudicando le verità e i dogmi comunemente accettati, mettendoli in discussione ed eventualmente rifiutandoli. Ciò conduce alla critica verso ogni autorità, compresa quella religiosa, e a una visiona laica della vita. Gli illuministi inoltre ritengono che la ragione sia una facoltà posseduta da tutti gli uomini, che sono dunque tutti uguali e hanno stessi diritti: nascono i principi di uguaglianza e libertà.

 

Riflessione politica

 

Il patto sociale. Uno degli argomenti più dibattuti fu l’origine dello Stato e il modo migliore di amministrarlo. Lo Stato nasce per gli illuministi da un patto tra gli uomini, detto contratto sociale: gli uomini si impegnano a rispettare le leggi in cambio di sicurezza e benessere. Inoltre lo Stato non è un’istituzione naturale o divina, ma è opera degli uomini.

 

Locke. Locke fu tra i più importanti teorici del contrattualismo e introdusse l’esistenza di tre diritti inviolabili dell’uomo: vita, libertà, proprietà. Questi non possono essere contrattati o messi in discussione poiché lo Stato nasce proprio per garantire questi diritti. Il cittadino delega allo Stato una parte dei suoi diritti, quanto è necessario perché quest’ultimo possa svolgere la propria funzione. Questo tipo di Stato è detto Liberale, e i suoi poteri sono sottoposti al controllo dei cittadini i quali possono negare il proprio consenso qualora lo Stato violasse i suoi diritti fondamentali.

 

Montesquieu. Nell’opera Lo spirito delle Leggi Montesquieu esamina le tre possibili forme di governo, monarchia, repubblica, o tirannide, sostenendo che quest’ultimo è da evitare, e che in ogni stato il potere del sovrano deve essere limitato da un organismo costituzionale. Montesquieu introduce inoltre il principio della divisione dei poteri: potere legislativo, esecutivo e giudiziario devono essere esercitati da tre organi diversi. Il modello migliore di governo è la monarchia costituzionale inglese, formatasi dopo la gloriosa rivoluzione.

 

Voltaire. Voltaire invece sosteneva che il modello migliore di governo fosse la monarchia assoluta, purché ispirata ai principi della ragione. Di fatto egli sosteneva una monarchia favorevole alla borghesia allora in ascesa contro i privilegi della vecchia nobiltà, cioè il dispotismo illuminato.

 

Rousseau. La posizione di Rousseau è più radicale: egli sostiene che il contratto sociale non ha affatto eliminato le ingiustizie, anzi ha legalizzato le disuguaglianze poiché il ricco prevale sempre sul povero e il forte sul debole. Rousseau propone dunque un nuovo patto sociale in cui la Sovranità dello Stato sia fondata sulla volontà popolare. In pratica sostiene una forma di Stato repubblicano in cui le disuguaglianze siano ridotte al minimo e non vi sia «un uomo tanto ricco da poterne comprare un altro, e uno tanto povero da doversi vendere».

 

Teorie economiche dell’Illuminismo

 

La Fisiocrazia. La fisiocrazia è una nuova teoria economica il cui teorico principale era il medico Quesnay, secondo la quale l’unica vera fonte di ricchezza è ciò che viene dalla terra, e quindi il settore principale doveva essere considerato quello dell’agricoltura e allevamento. Manifattura e artigianato non creano ricchezza in quanto non fanno altro che trasformare prodotti già esistenti. Sulla base di questo lo Stato dovrebbe emanare leggi volte a promuovere il massimo sviluppo dell’agricoltura, e la circolazione dei prodotti agricoli, eliminando i vincoli feudali. I fisiocrati si opponevano al mercantilismo (secondo il quale la ricchezza dello stato si misurava in base alla quantità di metalli preziosi derivanti dalla vendita all’estero delle proprie merci).

 

Il Liberismo. Altra teoria economica dell’illuminismo era il Liberismo, elaborato principalmente da Adam Smith. Questi indica come vera fonte di ricchezza il lavoro, e vede nel libero mercato la condizione per garantire la crescita economica. Secondo Smith lo Stato NON deve intervenire in alcun modo nell’economia, poiché esisterebbe una specie di mano invisibile, una legge naturale secondo cui l’incontro di domanda e offerta produce naturalmente il massimo dei vantaggi possibili sia per produttori che per  consumatori.

 

Conquiste di civiltà

 

Tolleranza. Dopo il periodo di sanguinosissime guerre di religione, l’illuminismo affermò la laicità dello Stato e lottò contro ogni fanatismo a favore della tolleranza, cioè la possibilità per chiunque di professare la propria fede. Voltaire scrisse il Trattato sulla tolleranza, che parte dal presupposto che le religioni credono in uno stesso Dio, ma che per ragioni storiche ognuna si è fatta un’idea diversa di divinità. La tolleranza è il comportamento più ragionevole.

 

Il dibattito culturale. Il confronto delle idee non riguardò solo pochi esperti ma si estese in tutte le città d’Europa. Luoghi deputati al dibattito culturale erano i salotti di nobili o ricchi borghesi, o i caffè, locali pubblici frequentati da pubblico maschile.

 

La pena di morte. In campo giuridico i tempi più infuocati furono quello sella tortura e della pena di morte. Fondamentale il libercolo di Cesare Beccaria, che dimostravano l’inutilità di queste due pratiche. Gli argomenti più forti erano:

 – la tortura è una crudeltà inutile, che non dà certezza sulle confessioni estorte;

 – la pena deve essere commisurata al delitto, e deve avere come fine il recupero del colpevole;

 – non è la crudeltà della pena che scoraggia i delitti, ma la certezza.

Questo portò alla progressiva abolizione di tortura e pena di morte, che in Toscana fu abolita per la prima volta nel 1786.

 

Le riforme dei sovrani illuminati

 

Dispotismo illuminato. Molti sovrani si resero conto dell’urgenza delle riforme e coinvolsero gli intellettuali illuministi nella loro elaborazione. Il nuovo modello di governo che univa volontà dei sovrani alle idee degli illuministi fu definito dispotismo illuminato. I temi più importanti erano quello giuridico e fiscale, specialmente negli stati cattolici dove la giurisdizione ecclesiastica si sovrapponeva a quella laica e dove la chiesa godeva di privilegi fiscali. Il sistema fiscale venne reso più efficiente, e vennero eliminate molte autonomie ecclesiastiche.

 

Le riforme degli Asburgo d’Austria. Tra i sovrani illuminati spiccò Maria Teresa d’Asburgo, Imperatrice d’Austria, che impose nuove tasse ai nobili e al clero. Più ancora fece il figlio, Giuseppe II il quale:

 – limitò il potere della chiesa;

 – soppresse istituzioni che non si dedicavano all’istruzione o alla cura dei malati;

 – confiscò alla chiesa numerosi beni e istituì ospedali e scuole pubbliche; 

 – eliminò discriminazioni contro protestanti ed ebrei;

 – nuovo codice penale (1787): abolì tortura e istituì pene uniche per tutti, a prescindere dal reddito;

 – abolì la servitù della gleba (1781);

 – tentò di abolire decime e corvée, ma la reazione dei nobili fu troppo forte, e la ritirò.

 

Le riforme in Lombardia. Nel 1714 la Lombardia passò dagli spagnoli agli austriaci, che favorirono lo sviluppo dell’economia:

 – creazione del catasto, un registro dei beni immobili che rese più equa la distribuzione delle tasse;

 – Istituzione di  un sistema di tassazione che premiava quei coltivatori che apportavano migliorie aumentando la produzione dei propri terreni;

 – abolizione delle corporazioni.

 

Le riforme in Toscana. Anche Pietro Leopoldo, secondogenito di Maria Teresa d’Austria, promosse importanti riforme in Toscana:

 – istituì libertà di commercio dei grani secondo le teorie fisiocratiche;

 – emanò un nuovo codice penale dove si abolivano tortura e pena di morte;

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