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IL DOMINIO DELLA NOTTE

Dopo l’invasione dei barbari a scapito dell’Impero Romano nacquero o risorsero , più impressionanti che nel passato, leggendarie paure. Nel settimo secolo, sin dal tramonto, le persone si rifugiavano nelle case fino le prime luci dell’alba, perché si credeva che presenze notturne, che riconoscevano nelle vie e nelle piazze deserte il loro ambiente, incombevano sulla vita degli uomini. Spesso erano demoni pagani trasformati dalla gente in diavoli o angeli che assumevano sembianze umane, animali o mescolando le due. Nonostante le persone cercassero sicurezza nelle loro case, le apparizioni erano richiamate anche qui. Specialmente durante le epidemie, quando le città si spopolavano quasi del tutto, gli abitanti rimanenti , sentendo le porte sbattere, pensavano che due angeli, quello del Bene e quello del Male, percuotevano con uno spiedo gli usci con tanti colpi quanti sarebbero stati i morti all’alba.

La notte era teatro di apparizioni ma anche lo scenario in cui scorrevano attraverso il cielo i messaggi che annunciavano il sangue delle battaglie. Questi segni avevano una gerarchia a seconda della potenza del messaggio. I fenomeni astronomici sconosciuti a quel tempo erano interpretati come segni della fine del mondo.

La Luna era vista come l’essere che guidava le vicende umane e perciò quando era coperta dalle nuvole venivano praticati dei riti per “aiutarla” a riprendersi. Questi riti furono condannati dalla Chiesa, ma non morirono mai. Avevano luogo nelle brughiere desolate e qui si aggiravano gli spiriti delle persone morte nell’infanzia, assassinate, o comunque infelici. Questi luoghi erano predestinati dalla scarsa presenza della vita vegetale e animale a essere teatro di scene notturne paurose. Era l’opposto di quella rigogliosa, sacralizzata da presenze feconde. I morti scendono sulla Terra, spesso anche per compiere un pellegrinaggio al sepolcro di un santo e per pregare per la propria anima.

Oltre che a visioni paurose ve ne erano anche che infondevano gioia nelle persone che ormai confidavano solo nell’altra vita, e costituivano di frequente l’accesso per un mondo ultraterreno. Esseri vestiti di bianco, profumati che intonano melodie soavi, rompono le tenebre accendendo una luce vivissima, insopportabile per l’occhio umano, e si avvicinano al letto dei morenti per condurli nell’aldilà. Spesso i vivi facevano viaggi nell’altro mondo e il confine tra la vita e la morte era dunque molto tenue.

Col trascorrere dei secoli la vita umana si andò allungando e le condizioni migliorarono: ciò contribuì all’inizio dello scollamento tra i due mondi, un processo lungo.

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