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VIVI E MORTI

 

 

 

 

Nel periodo medievale, vari fattori (guerre, carestie, malattie) comportarono un profondo divario tra la percentuale di natalità e quella di mortalità della gente. Si sviluppa una tetra concezione della morte, con tutte le sue caratteristiche, i suoi presagi, i suoi sintomi: la paura, il dolore, il rimorso, l’angosciaNascono numerosi interrogatori sul proprio destino dopo la morte, aumenta l’importanza del cimitero, svanisce il desiderio di contrastare il proprio destino, visto ormai come punto di arrivo di un lungo e doloroso calvario, la vita. La vita viene inoltre accettata come momento di preparazione spirituale alla morte, tramite un comportamento di espiazione che finisce però con l’eccedere all’interno della vita quotidiana delle persone: il peccato viene riconosciuto in quasi ogni singola azione compiuta dall’uomo.

Nascono diversi interrogativi e quesiti a proposito del passato della Chiesa e dei suoi rappresentanti, che vengono spesso legati ad eventi considerati soprannaturali e spesso influenzati dalla superstizione, mania che in questi secoli cambierà moltissimo la mentalità delle masse popolari ma soprattutto delle classi più elevate (tra le quali il clero).

Numerosissimi sono infatti i documenti che ci riportano degli eventi di condanne, persecuzioni, stragi ad opera della superstizione, che spesso portò al sacrificio di persone innocenti prese come capri espiatori delle paure della gente (stregoneria, paura dell’ignoto, timore di un contatto con il demonio.).Svanisce ogni contatto con Dio, contatto che diventa invece un ulteriore legame con il proprio destino. Cambia radicalmente il ruolo dei preti, che da “preparatori alla vita eterna diventano “preparatori e celebratori della morte”. Infatti essi non sono più quel necessario ponte tra l’uomo in terra e Dio nel cielo, ma piuttosto s’impegnano a ricordare all’uomo l’impossibilità di interferire con il proprio destino (avvolto da mistero e, proprio per questo, avvolto dalla superstizione).

Lo scopo della vita dell’uomo diventa il raggiungimento dell’indulgenza tramite la preghiera, tramite sacrifici e anche tramite donazioni materiali alla Chiesa e ai bisognosi (che da opere di bene diventano opere a scopo di lucro).

 

 

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