Italo Svevo


di Stella

Italo Svevo, pseudonimo di Ettore Schmitz, nacque a Trieste nel 1861 da una famiglia ebraica. Il padre era di origine austriaca, mentre la madre di origine italiana. Tuttavia, non furono queste le circostanze che lo indussero a scegliere questo pseudonimo; ma furono le caratteristiche della sua formazione culturale che prese sia da autori italiani che da quelli tedeschi. Lavorò per 18 anni nella Banca di Vienna, a causa del fallimento dell’industria del padre. Il primo romanzo che pubblicò fu Una vita“, dal titolo iniziale Un Inetto“, che venne però sconsigliato dal suo editore perché poco accattivante. Il romanzo non ebbe successo, poiché rappresentava una novità e una rottura con il romanzo ottocentesco. Pochi anni dopo sposò una sua cugina più giovane e di famiglia benestante. Successivamente pubblicò il suo secondo romanzo: Senilità” (deriva da senex= vecchio-senatore). Esso rappresenta una vecchiaia non dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista mentale e rispecchia l’anima del protagonista che, a 30 anni, si sente già vecchio. Anche questo romanzo fu ignorato e, scoraggiato, Svevo si propose di lasciar perdere la letteratura. Per motivi di lavoro viaggiò spesso all’estero e sentì la necessità di conoscere meglio l’inglese; per questo si rivolse a Joyce per avere delle lezioni dinglese. Tra i due nacque un’amicizia, così Joyce lesse molti romanzi dell’amico e apprezzò in particolar modo Senilità, tanto da insistere perché Svevo riprendesse la sua attività.

Tra il 1908 e il 1910 Svevo conobbe le teorie di Freud, poiché in quel periodo si stava diffondendo la psicanalisi. Svevo non credeva nell’efficacia della terapia della psicanalisi, anche perché suo cognato era stato preso in cura da Freud e giudicato inguaribile. Le teorie gli interessavano solo come nuovo strumento per studiare lintrospezione psicologica.

Nel 1923 fu pubblicato La coscienza di Zeno“, che fu accolto con la stessa indifferenza degli altri. Volle in ogni caso interpellare Joyce che trovò l’opera nuova e interessante. Poco dopo, anche Montale elogiò La coscienza di Zeno e finalmente la critica si accorse della grandezza dell’autore. Per il successo ottenuto si risvegliò anche l’interesse per i romanzi precedenti, in cui furono riscontrate le basi della poetica sveviana. Mentre attendeva di comporre il suo quarto romanzo, morì a causa dei postumi di un incidente stradale nel 1928.

 

Nel suo primo romanzo, una Una vita”, è rappresentata la figura dell’inetto: un uomo incapace di vivere la vita come fanno gli altri, poiché afflitto da una malattia interiore. Romanzo d’impostazione verista, che fa una descrizione della realtà ma focalizza l’attenzione sui personaggi. Il suicidio è l’elemento che lo differenzia dagli altri romanzi.

Il suo secondo racconto è intitolato Senilità“, ed è la storia della rinuncia alla vita e al godimento: questa condizione di passività e di autoesclusione viene definita dall’autore senilità“. Questo romanzo rispetto al primo presenta tre coprotagonisti accanto alla figura del protagonista.

L’autore comincia a focalizzare l’interesse verso gli scavi psicologici dei protagonisti, allontanandosi sempre di più dal romanzo naturalista. Lo stesso schema di Senilità” è usato anche per La coscienza di Zeno“. Del quarto romanzo, invece, restano solo poche pagine e doveva essere la continuazione de La coscienza di Zeno“.

Tutti i protagonisti dei suoi romanzi hanno in qualche modo a che fare con la letteratura, che egli considera come un vizio”.

La coscienza di Zeno”

Il nome Zeno è di etimologia greca e forse vuol dire Xeno”= straniero a se stesso, ovvero un processo di conoscenza di se stesso. L’opera è costituita da otto capitoli, in cui seguono le memorie di Zeno che sono divise in nuclei tematici.

Il primo capitolo è costituito da una Prefazione” in cui c’è una finzione letteraria (Promessi sposi“), infatti il romanzo è un diario in cui il protagonista trascrive i suoi ricordi.

Zeno, sotto consiglio del suo psicoanalista, decide di scrivere le memorie della sua vita, come cura psicoanalitica. Egli soffre di una malattia psichica, che gli provoca dolorose somatizzazioni, infatti Zeno a volte zoppica. I suoi ricordi si organizzano intorno ad eventi che sono stati rilevanti per lui, come: il fumo, la morte del padre, il matrimonio, una relazione extraconiugale e un’esperienza lavorativa col cognato. Nell’ultimo capitolo il dottore diagnostica a Zeno il complesso di Edipo, ed egli molto scettico decide, allora, di abbandonare la terapia. Così, il medico per vendetta pubblica il manoscritto di Zeno.

Nel romanzo non c’è una sequenza cronologica, ma c’è sempre una sfasatura temporale. Infatti vi è una continua mescolanza di presente e di passato. Dal punto di vista tecnico questo romanzo psicoanalitico presenta alcune innovazioni:

– il romanzo è scritto in prima persona, e ciò comporta che il punto di vista sia quello interno alla coscienza del protagonista;

– il narratore non è onnisciente e il personaggio si sdoppia in io narrante” e io narrato”.