La canzone di Marinella

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Homo Faber – Omaggio a Fabrizio De André

Recital didattico di Luigi Gaudio

La canzone di Marinella (1964)

Dice De Andrè sulla sua giovinezza: “Ho fatto un po di tutto: ho frequentato un po di medicina, un po di lettere e poi mi sono iscritto seriamente a legge dando, se non mi sbaglio, 18 esami. Quasi laureato dunque […] poi ho scritto Marinella, mi sono arrivati un sacco di quattrini e ho cambiato idea […] dopo che Marinella l’aveva cantata Mina, eravamo nel 65, io ero sposato da tre anni e lavoravo negli istituti privati di mio padre […]. Lavoravo lì non sapendo cos’altro fare, visto che di laurea non se ne parlava perché stentavo molto a studiare, insomma questa Canzone di Marinella, me la canta Mina, mi arrivano 600 mila lire in un semestre (somma davvero considerevole per quegli anni). Allora mi sono licenziato, ho preso armi e bagagli, moglie, figlio e suocero e ci siamo trasferiti in Corso Italia, che era un quartiere chic di Genova […]. Da quel momento ho cominciato a pensare che forse le canzoni mavrebbero reso di più e soprattutto divertito di più.”

L’ispirazione per La canzone di Marinella, è venuta a Fabrizio da un fatto di cronaca. Una ragazza a 16 anni, per motivi familiari, è costretta a prostituirsi, poi gettata in un torrente. Non a caso, per Fabrizio “La donna è simbolo del sacrificio, l’uomo della sopraffazione”.  “La canzone di Marinella”

Questa fu la canzone che rivelò al pubblico il genio di Fabrizio, che in realtà scriveva canzoni sin dal 1957, ma se non ci fosse stata Mina a cantare questa canzone in televisione, sarebbe rimasto probabilmente semisconosciuto ai più. Come dice il testo, la storia è vera. Un articolo di cronaca, una storia triste come tante, il cadavere di una prostituta bambina trovato in un fiume. Ispira una delle canzoni più dolci

La canzone di Marinella

Questa di Marinella è la storia vera
che scivolò nel fiume a primavera
ma il vento che la vide così bella
dal fiume la portò sopra a una stella

sola senza il ricordo di un dolore
vivevi senza il sogno di un amore
ma un re senza corona e senza scorta
bussò tre volte un giorno alla sua porta

bianco come la l’una il suo cappello
come l’amore rosso il suo mantello
tu lo seguisti senza una ragione
come un ragazzo segue un aquilone

e c’era il sole e avevi gli occhi belli
lui ti baciò le labbra ed i capelli
c’era la l’una e avevi gli occhi stanchi
lui pose la mano sui tuoi fianchi

furono baci furono sorrisi
poi furono soltanto i fiordalisi
che videro con gli occhi delle stelle
fremere al vento e ai baci la tua pelle

dicono poi che mentre ritornavi
nel fiume chissà come scivolavi
e lui che non ti volle creder morta
bussò cent’anni ancora alla tua porta

questa è la tua canzone Marinella
che sei volata in cielo su una stella
e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno , come le rose

e come tutte le più belle cose
vivesti solo un giorno come le rose.

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