La disgrazia – di Daniele Sammartino

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Agatha  Christie
Il meglio dei racconti
 La disgrazia – Daniele Sammartino

Trama

Il capitano Haydock e l’ex ispettore Evans, amici e vicini, stavano
discutendo animatamente di una vecchia “cause célèbre”.
Infatti circa nove anni prima, un loro carissimo amico e
vicino di casa,  di nome Anthony morì
avvelenato in circostanze misteriose. Venne accusata e processata l’unica
indagata, la bella e seducente signora Merrowdene, moglie della vittima.
Dalle analisi e dalle testimonianze, si scoprì che Anthony aveva
l’abitudine di assumere dell’arsenico, che gli veniva servito, regolarmente,
dalla sua amata “mogliettina”. Un giorno la vittima ne prese una dose eccessiva,
ma l’errore fu suo o della moglie?
Questo era l’astruso e inquietante interrogativo che si
ponevano l’infallibile segugio Evans e lo scettico Haydock. Evans era l’unico
che non credeva nella disgrazia.
Alla fine del processo, comunque, la donna venne assolta per
mancanza di prove a suo carico.
Tre anni dopo l’incidente, Quest’ultima si risposò e,
casualmente, il nuovo marito, il signor Merrowdene era un appassionato di
chimica, che amava fare esperimenti con l’arsenico e altre sostanze tossiche.
Poteva, forse, essere in pericolo?
Evans era molto preoccupato per la sorte del nuovo marito di
quella donnaccia; Haydock se ne accorse e lo dissuase dal interessarsi a
quella brutta, ma allo stesso tempo, interessante e curiosa faccenda irrisolta.
Ma un vero ex ispettore doveva andare fino in fondo, o
almeno, ci doveva provare.
Fortunatamente, il giorno dopo il colloquio fra i due
protagonisti, Evans ricevette un invito dalla signora Merrowdene, che
stranamente lo sollecitava ad andare nella sua dimora a sorseggiare un po’ di
tè. Era un’ottima occasione per scoprire qualcosa di più su quella insolita
donna.
Evans venne fatto accomodare in salotto, mentre la signora
Merrowdene si recò nel laboratorio di chimica del marito. Tornò pochi minuti
dopo con tre tazzine in mano. Si scusò dicendo che lei e il signor Merrowdene
usavano bere il caffè  in quella stanza .Questa
strana usanza venne confermata anche dal marito, che parlava dal laboratorio.
Evans controllava i movimenti della donna, mentre preparava la bevanda. Una
volta pronto, la donna versò il tè nelle tre tazzine. Ne porse una a Evans, una
la tenne per sé, e l’altra la mise su un tavolino vicino a una poltroncina (era
per il marito ovviamente). Mentre 
portava la tazzina a destinazione, Evans notò un sorrisetto sul visino
della donna, come se fosse compiaciuta da quel semplice gesto. Era molto
astuta; aveva pulito bene due delle tazzine, ma in una c’era sicuramente una
dose di arsenico. Una volta ucciso il marito, avrebbe potuto giustificarsi dicendo
che era stata una disgrazia; dopotutto un po’ di arsenico poteva pur cadere
“casualmente” in una delle tazzine durante gli esperimenti del suo consorte.
Era assolutamente un piano geniale. Il signor Merrowdene era ancora in
laboratorio, era impegnato a fare il suo lavoro.
Evans cercò di sventare il piano della donna, sollecitandola
a bere  il tè dalla tazzina destinata al
marito e facendole capire di sapere del suo ingegnoso piano. Dopo un po’ di
esitazione, la donna la prese e bevve. Evans bevve dalla sua . Entrambi lo
finirono, e si guardarono intensamente. L’ex ispettore era costernato, non era
successo niente alla donna. Eppure era convinto della sua colpevolezza. Era
convinto della presenza del veleno. Tutto a un tratto l’uomo iniziò a sentirsi
male, il suo viso divenne bluastro. Si accasciò a terra senza vita. L’infima
chiamò il marito con voce disperata, urlando che era accaduta una disgrazia.
L’arsenico era nella tazzina di Evans.
Valutazione del criminologo:
il 90% dei serial-killer sono uomini. Dietro il loro
comportamento criminale non vi è apparentemente nessun tipo di movente. Spesso
l’opinione pubblica, pensandola in questo modo, sminuisce il loro piano, che
viene ideato come un progetto di “gran classe”, e che viene realizzato sempre
con lo stesso modus operandi.
Dietro la natura compulsiva del seriale c’è un trauma (abuso,
grande umiliazione), nella maggior parte dei casi avuto in età infantile.
Ecco perché sfidano la società; la sfidano perché spesso li
ha rifiutati.
In questo famoso racconto, il seriale è una donna, più
precisamente una “vedova nera”, ovvero una donna che uccide il proprio partner
per ragioni economiche. Astute e seducenti, le vedove nere fanno parte della
categoria “seriali organizzati”, e questo le rende pericolose e difficili da
identificare.
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