la fine del mondo

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LA FINE DEL MONDO

Non dobbiamo stupirci se, dopo un periodo contrassegnato da continue invasioni barbariche, durante le quali moltissimi villaggi furono rasi al suolo, ritenute lo strumento di dio per punire le persone, uomini e donne credevano che il mondo fosse scosso dalle convulsioni ultime della fine anche per eventi minimamente pericolosi. Tra questi eventi era temuto soprattutto il clima con le alluvioni, le inondazioni che in quel periodo erano molto frequenti. Questi fenomeni distruggevano i raccolti e a causa della malnutrizione si diffondevano le epidemie. Queste preoccupazioni assillanti per le conseguenze dovute al clima erano espresse solo quando si registravano punte massime di dannosità. Infatti l’abitudine a scarse rese faceva sì che ci si spaventasse solo di fronte a situazioni realmente eccezionali. Realtà spaventose per noi erano allora quasi la normalità anche se molti credevano che fosse vicina.

Accanto alla città vi era la città morta, l’area dalla quale gli uomini si erano allontanati. Qui si immaginava vagassero le anime dei morti, di coloro che erano stati trucidati dai barbari, dai pagani, o di coloro che vi riconoscevano il loro paesaggio. Quelle rovine erano il segno del mondo avviato verso la fine, la punizione delle divinità inflitta agli uomini. La voce del popolo dei morti era forte e si faceva particolarmente alta nei momenti di sventura. Si pensava che questi ultimi potevano cessare placando linquietudine dei defunti. Resti di santi famosi venivano fatti giungere da lontano. Queste reliquie furono oggetto di speculazioni, di contestazioni, merce di scambio.

Lombra della morte condizionava la vita quotidiana con apparizioni, sogni, rovine, reliquie. Pietre rossastre nel greto di un fiume sotto l’acqua corrente rivelavano antichi fatti di sangue o martirio di cristiani; chiazze di verde intenso che spiccavano nei prati erano segno di tombe sepolte, presenze sacre. I pastori che inciampavano tra le rovine non riuscivano più a staccare piedi e mani dalle cavità nelle quali dormivano uomini uccisi per difendere la propria fede. Dove le rovine erano tante si immaginava fosse esistita un tempo una città famosa.

Dopo linvasione dei Longobardi, la vita ricominciò dalla campagna, da qui si irradiò un modo diverso di concepire lo stato, la cultura, l’economia. La città era stata vinta dalla campagna, il mondo antico morì lentamente modificato dalle popolazioni che urtarono contro i suoi confini._

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