La forza del bello

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L’arte greca conquista l’Italia

Relazione di Samuele Gaudio sulla mostra allestita presso Palazzo Te  Mantova (visita giugno 2008)

La mostra è composta da oltre cento opere che illustrano la storia dell’arte greca in Italia dal VII sec. a.C. fino all’Ottocento.

Istintivamente noi associamo all’arte greca l’idea di bellezza. Ciò avviene non solo a causa di un fatto estetico, ma perché le opere greche racchiudono determinati valori come l’equilibrio.

In esse sono presenti principi di eleganza, di movimento misurato, questi valori e concetti danno l’idea di qualcosa di armonioso.

Avviene quindi che questi modelli nell’arte vengono trasmessi nei secoli. Questi principi estetici saranno fondamento dell’arte europea; ecco perché l’arte greca è all’origine di quella europea.

La mostra si divide in tre sezioni in base a come l’arte greca si è diffusa e ha influenzato l’Italia meridionale; Roma e il medioevo.

Le diverse parti sono così chiamate:

·        Un’Italia “greca”

·        La Grecia conquista Roma

·        Nostalgia della Grecia

La prima parte parla del fatto che l’arte greca si diffonde nel sud Italia, e si fonde con le culture locali, generando l’arte della Magna Grecia.

Vengono considerati i secoli dal VII al II a.C.: in questo periodo si trasferiscono artisti greci nel Sud Italia, di conseguenza i popoli locali vengono influenzati dalla loro arte.

Nella mostra sono presenti statue di Kuros dell’età arcaica; queste statue racchiudono una eleganza espressa dalla bellezza del corpo. Gli uomini rappresentati erano di ceto elevato, osservandoli sembra che possedessero una energia contenuta, evidenziata dalla rappresentazione dei  muscoli racchiusi in una rigida simmetria; il volto è sereno, arrotondato, sorridente; è rappresentata anche l’idea di giovinezza e il valore della misura che governa i movimenti, l’energia e il vigore giovanile rappresentati sono controllati, trattenuti. Nelle statue successive, delle quali un esempio sono i Sileni, divinità boschive, si accentua quest’ultima idea del controllo mettendolo in rapporto con il suo opposto: la sfrenatezza. I due Sileni hanno la funzione di sorreggere un vaso; sono descritti in ogni minimo dettaglio per evidenziare la tensione dei muscoli e del corpo che grava il suo peso sulle gambe e le espressioni corrucciate ed euforiche dei volti, queste ultime esprimono l’idea di sfrenatezza gli occhi sono molto espressivi e lo sguardo è intenso.

  

A sinistra “Sileno inginocchiato”, 450-400 a.C. da Armento. Bronzo. A destra “Sileno inginocchiato”, prima metà del secondo secolo a.C., probabilmente dl santuario di Industria. Bronzo

Questa idea di sfrenatezza è ben rappresentata anche nelle immagini delle danze dionisiache raffigurate spesso nei vasi.

Un altro tema di questa prima parte è la narrazione dei miti. Esempi di questo sono soprattutto nella pittura dei vasi, dove sono dipinte storie di eroi e dei. Si usa il metodo a figure rosse su sfondo nero, i vasi nella mostra appartengono ai secoli tra il V e il IV secolo a.C. durante questo periodo avviene una evoluzione nei particolari dei vasi,che diventano quindi più dettagliati.

Successivamente le figure diventano policrome e si distinguono dallo sfondo chiaro mediante i colori che sono più luminosi, un esempio è il vaso che narra della storia di bacco. Le storie narrate potevano anche essere collegate al tipo e quindi alla funzione del vaso, per esempio le storie di bacco per il vaso del vino.

Un altro tema importante evidenziato è l’idea e il valore di sensualità del corpo femminile che si diffonde nel V sec. prima nella pittura poi nella scultura. Nella mostra sono presentate statue di piccole dimensioni che rappresentano corpi femminili in diverse posizioni che esprimono questi valori, queste statue dovevano essere policrome in origine.

Una statua di queste raffigura una danzatrice: questa scultura riesce ad esprimere l’idea di sensualità grazie alla resa dei movimenti e della torsione del corpo; le cui forme sono messe in risalto dallo svolazzante e aderente velo. Le linee oblique dell’assetto delle spalle esprimono (rendono) l’idea dell’instabilità del movimento; le braccia aperte, flesse accentuano il senso della danza espresso da ogni dettaglio.

In questa parte si pone l’attenzione anche su come i volti e gli sguardi riescono a rivelare una grande intensità espressiva. In particolare mi ha colpito la testa bronzea di un filosofo (440-30), è impressionante come la resa dell’insieme di alcuni elementi, la fronte ampia, la lunga barba, lo sguardo acuto, possano rivelare l’identità del personaggio raffigurato.

Testa di “filosofo”, 440-430 a.C. dal relitto di Porticello. Bronzo

La seconda parte della mostra vuole soffermarsi su come l’arte greca ha affascinato Roma e su come ha influenzato la produzione artistica romana, vengono considerati i secoli che vanno dal III a.C. al IV d.C.

Infatti quando Roma conquista la Grecia viene affascinata dalla sua cultura e dalla sua arte, vengono importate opere greche e artisti greci si trasferiscono a Roma (ciò succede nel I sec.); questi soddisfano le richieste dei committenti romani. All’inizio non esiste una vera e propria arte romana, gli artisti sono tutti greci e all’inizio i Romani non reputano l’arte qualcosa di strettamente utile, ma in seguito i Romani incominciano ad intraprendere la pratica di copiare opere greche. Queste tecniche di imitazione permisero una ulteriore diffusione delle statue, della cultura e dell’arte greca.

Un esempio della produzione di copie romane da un originale greco è il “Discobolo” del II sec.d.C., copiato da un originale del V sec.a.C. La statua purtroppo è mutilata, ma si riesce comunque a comprendere il modo in cui l’artista rende il momento di massima tensione appena prima dell’esecuzione dell’esercizio atletico. La composizione comunica vigore ed è allo stesso tempo armoniosa, delicata ed equilibrata, essa si sviluppa su una struttura composta da linee ad arco.

Statua di discobolo, metà del secondo secolo d.C., da un originale di Castelporziano. Marmo pario

Altri esempi di copie da originali greci sono le diverse statue raffiguranti la testa di Atena, dea della saggezza e protettrice di Atene

La terza sezione della mostra evidenzia come l’arte greca fu apprezzata anche nel medioevo. La prova di ciò sta nel fatto che moltissimi testi medievali citano artisti greci,i medioevali considerano l’arte greca di irraggiungibile bellezza. Questo succede anche perché leggono testi latini antichi che sono stati ritrovati in cui vengono citati e elogiati artisti greci.

Alcune statue greche ritrovate in Italia furono riutilizzate per decorare chiese o sarcofagi. Si conservarono anche le statue bronzee di Marco Aurelio, della Lupa e dello Spinario, di cui una figura è visibile nella mostra.

 

Due statue di Spinario provenienti da Roma, di autore e data sconosciuta, la prima in bronzo e la seconda in marmo

Su questo soggetto, conservato e tramandato di generazione in generazione, vengono realizzati bozzetti e studi, presentati nella mostra; è presente anche una copia in marmo dello spinario, realizzata nel medioevo.

Le opere greche ritrovate vengono inserite in un nuovo contesto o entrano a far parte delle collezioni private

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Schizzi dello “Spinario” realizzati nel 1470-80  circa (prima figura) da Filippino Lippi o da Davide  Ghirlandaio e nel 1508-9 (seconda figura) da Jan Gossaert

Tutto ciò testimonia come i medievali si interessassero e studiassero l’arte antica. Possiamo quindi dire che in questo periodo è presente una nostalgia per l’antico.

Soprattutto poi, negli anni del rinascimento, in cui l’antico è visto come qualcosa di irraggiungibile e lontano; l’arte rinascimentale infatti si baserà su una imitazione e ripresa dell’arte antica.

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