La leggenda del castello di Lozio – di Morena Scaglia

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La leggenda del castello di Lozio – di Morena Scaglia
Molti anni fa, nel castello di Lozio, quello che oggi è solamente una rovina, la famiglia Guttenfaust viveva insieme alla servitù e ai due figli gemelli Franz e Ludwig.
Avevano 10 anni, ma per la loro età erano molto svegli. Sognavano di diventare abili cavalieri e già da piccoli si allenavano con le spade.
Sapevano anche loro delle continue, misteriose sparizioni che avvenivano a Lozio e nei dintorni ma non avevano paura di niente, tanto che, nonostante i genitori li avessero avvertiti di non andare a giocare nel bosco, loro si sentivano abbastanza sicuri per disobbedirgli.
Anche quel pomeriggio stavano giocando in una radura, era una calda giornata estiva, il vento era debole, ma non portava con se solo frescura: era annunciatore di un’oscura presenza.
Le spade s’incrociavano e il tempo passava, si stavano divertendo a immaginare quale fosse la causa di tanto terrore nei loro amici e compaesani. Non era per irresponsabilità ma per consapevolezza nelle loro capacità che non dubitavano che, se avessero avuto a che fare con quell’essere, avrebbero saputo farsi valere.
Mentre fantasticavano, tra gli alberi qualcosa si muoveva. Scrutava, aspettava il suo momento, non aveva fretta. Era abituata ad avere pazienza. Ultimamente però era diventato sempre più difficile trovare delle prede e la fame iniziava a farsi sentire; trovava divertente che tanta gente lo temesse e la presenza di quei due sfacciati così vicini alla sua tana la innervosiva.
“ahahah bel colpo!” disse Franz.
Pff, una risata. Da quanto tempo non ne sentiva una. Era abituato a sguardi terrorizzati, urla e preghiere, non di certo a tanta dannosa allegria.
Il consueto colpo da mozzare il fiato, il solito dolore al petto nel punto dove sarebbe dovuto esserci  il cuore.
Faceva fatica a comprendere come qualcuno potesse essere felice, dopotutto si era dimenticato da tempo cosa volessero dire gioia e amore.
Un ricordo riaffiora… sua moglie contenta, il calore di un suo abbraccio, il colpo di fulmine appena l’aveva vista, il vuoto che aveva sentito dentro appena l’aveva trovata morta, la causa della sua morte… Gli uomini di Lozio l’avevano avvelenata, ne era certo. Sapeva che pensavano che lui e Cassandra fossero una coppia strana. Patrick era un boscaiolo taciturno e mai di compagnia, lei una splendida ragazza della quale non si sapevano le origini e che, per questo, in paese si diceva essere una strega. È vero, non erano soliti alla vita mondana e vivevano come eremiti da soli nel bosco, ma erano del tutto normali.
Appena l’aveva vista camminare tra i banchi del mercato era rimasto subito incantato dalla sua semplicità e purezza, per questo non riusciva a capire perchè l’avessero uccisa.
Possibile che avessero avuto il coraggio di ammazzare una così indifesa fanciulla?
La boccetta sul tavolo però parlava chiaro… probabilmente qualcuno aveva versato quell’intruglio nella coppa dalla quale aveva bevuto Cassandra.
Ne era rimasta qualche goccia e Patrick non voleva vivere senza di lei, così le aggiunse a un bicchiere di vino e ne bevve.

L’effetto fu immediato e sorpendente. Anzichè far morire anche lui, quell’intruglio l’aveva trasformato… forse non avrebbe dovuto aggiugere il vino. Patrick si ritrovò così senza più un cuore, una tenebra ne aveva preso il posto. E pelo, tanto pelo ora gli era comparso su tutto il corpo. Non era più umano. Ed era così adesso, pieno di odio e di dolore, ad osservare i due gemelli.
Pensò che avrebbero potuto essergli d’aiuto, così, nel silenzio, marchiò i fratelli.
Non fu un’ operazione tanto difficile; semplicemente ora Franz e Ludwig non rispondevano più a loro stessi.  Avrebbe avuto bisogno di qualche esca per attirare le sue vittime e aveva giusto voglia di uno spuntino. Un loro amico era proprio ciò che gli serviva; facile da attirare con l’inganno e abbastanza robusto da sfamarlo.
Franz e Ludwig obbedivano come marionette. Agivano contro la loro volontà, guidati da un potere al quale non sapevano come ribellarsi.
Sarebbero voluti tornare a casa, avevano imparato la lezione: mai disobbedire ai genitori; ma era troppo tardi. Quello che avrebbero voluto che fosse solo un incubo, in realtà, era accaduto veramente: una bestia si era appena divorata il loro amico Abel e loro ce l’avevano condotto. Sarebbero mai riusciti a perdonarsi per il male fatto?
Purtoppo non fu la sola volta che dovettero procurare il cibo a Patrick; sparirono da Lozio il fabbro, la moglie del sarto, alcuni loro amici e il droghiere ma ormai i gemelli stavano cominciando a diventare indifferenti a ciò che facevano.
Un pomeriggio Franz e Ludwig uscirono dal bosco per trovare una merenda abbastanza grande da placare l’enorme fame che aveva colpito il loro padrone. Pensarono a qualche uomo grasso di Lozio anche se, avendone già uccisi molti, non se ne vedevano più tanti in giro, quindi, optarono per una coppia di vecchietti che stavano uno raccogliendo dell’erba medica per le mucche e l’altra prendendo l’acqua al pozzo. Proprio nel momento in cui stavano per colpire però sentirono provenire dal bosco la melodia di una cetra. Avrebbero corso meno rischi ad uccidere qualcuno in pieno bosco piuttosto che in paese così lasciarono le rispettive prede e si diressero verso quella che, a parere di Ludwig, altro non poteva essere che la cetra del giullare di corte.
Si avvicinarono cauti al luogo da cui ora non sentivano solamente provenire il suono della cetra, ma anche la melodiosa voce del loro giullare, Victor, che cantava una buffa ballata su una serata in maschera.
Victor era stato inviato dal re e dalla regina a cercare i loro figli e cantava per farsi coraggio visto che tutte le pattuglie inviate in precedenza non erano più tornate al castello.
Si rendeva conto che se non erano sopravvissuti dei soldati addestrati difficilmente ce l’avrebbero fatta due bambini di 10 anni e aveva cercato di dissuadere i suoi signori dal mandarlo in questa missione suicida ma non c’era stato verso di fargli cambiare idea.
Così proseguiva, sempre più nel folto degli alberi e sobbalzando ad ogni rumore ma mai smettendo di suonare, sebbene sapesse che qualsiasi cosa ci fosse stata nella foresta avrebbe potuto sentirlo e trovarlo con facilità. Sperava che prima dell’orribile creatura che si diceva abitasse nel cuore della selva, lo trovassero Franz e Ludwig; e questa speranza fu esaudita.
I fratelli non avevano più rivisto nessuno del castello e, alla vista del loro vecchio intrattenitore, non poterono non provare una forte malinconia verso i loro genitori e un altrettanto forte odio nei confronti di Patrick così che vollero stare ad ascoltare la sua musica piuttosto che ucciderlo.
La ballata parlava di una principessa che era andata a un ballo in maschera con un principe mascherato da cavaliere e che, dopo aver ballato con un conte, aveva passato la serata con un cavaliere che non era il suo principe e allo stesso modo il principe era stato tutta la sera con una dama che era vestita allo stesso modo della sua principessa ma che non era lei.
I due fratelli erano felici. Era da tanto tempo che non provavano questo sentimento che, un po per la simpatia con cui cantava il giullare, un po per la trama della ballata, un po perchè erano piccoli e, in quel momento, tornati innocenti, cominciarono a ridere di cuore.
Il legame oscuro che li aveva tenuti in pugno fino a poco prima sembrò affievolirsi, scesero dall’albero su cui si erano nascosti e corsero incontro a Victor che, incredulo, smise all’istante di suonare e li abbracciò.
Purtoppo, contemporaneamente a questa piacevole scenetta, dall’altra parte del bosco invece c’era qualcuno di affamato e molto, molto sofferente.
E, si sa, le bestie ferite sono più pericolose che quando sono sane. Con un verso che era a metà tra un ringhio e un ululato, Patrick  uscì dal suo nascondiglio e corse nella direzione dalla quale aveva sentito provenire quella pericolosa risata.
Franz, Ludwig e Victor avevano sentito il richiamo della bestia ma ormai sapevano cosa fare: si trattava solo di ridere.Victor cominciò a fare il comico ma i due fratelli ora dovevano combattere contro la forza interna che stava cercando di convincerli ad uccidere il giullare.
Il loro volere sembrava non contare molto, cercavano di ridere, ma ogni abbozzo di sorriso gli causava fitte di dolore e continuavano a muoversi verso il povero giullare che, anche se moriva di paura, continuava a cantare, raccontare barzellette, aneddoti sui genitori dei bambini e ricordi della loro infanzia. Furono istanti interminabili per il terzetto. Victor parlava e Franz e Ludwig continuavano ad avanzare dimenandosi con tutte le loro forze per resistere ma con scarso risultato.
Il loro cuore ascoltava ma i loro arti e la loro mente sembravano essere strumenti  di un altro corpo.
Ma il loro cuore ascoltava. E dentro di loro entrambi i gemelli cominciarono a ripensare ai loro genitori, a quanto avrebbero voluto rivederli, riabbracciarli. Erano pensieri troppo belli per stare sottomessi a tanto male e cominciarono a fregarsene del dolore che provavano se osavano ridere. L’amore è più forte. La mente cominciò a liberarsi. La voglia di tornare a casa funzionò come una medicina. Non sentivano più sofferenza. Solo gioia. La bestia, dolorante, stava cominciando a mollare il colpo. E risero. Risero tenendosi per mano. Prima i due gemelli, poi anche Victor. Risero insieme, dimenticando la bestia.
Sopraggiunse Patrick ma era troppo tardi. Nessuno aveva mai avuto il coraggio di ridergli in faccia e, nonostante avesse i tre a pochi passi, era come bloccato dalla vergogna e da un potere che non conosceva. Non poteva tirare zampate, ne colpirli. Era immobilizzato da quella magia così semplice e così potente che non poté far altro che contemplare quei due bambini con un odio rassegnato e morire con il pensiero che, finalmente, avrebbe potuto riabbracciare la sua tanto amata moglie.

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