La spedizione in Gallia e la fine del Triumvirato

dalla Storia romana

di Carlo Zacco

3. 25. La spedizione in Gallia e la fine del Triumvirato

I preparativi. L’operazione era stata opportunamente preparata quando Cesare era ancora Console: si era fatto assegnare il controllo per 5 anni di Gallia Cisalpina, Illirio, Gallia Narbonese. Quest’ultima era una regione particolarmente turbolenta, e ciò gli consentì di ottenere anche il controllo di quattro legioni, per poter sedare i continui disordini in quella zona. L’obiettivo, naturalmente, era spingersi oltre i confini, e conquistare tutta la Gallia.

Eliminazione degli oppositori. Prima di partire per la Gallia Narbonese Cesare aveva disposto anche l’eliminazione dei suoi oppositori, in modo che nessuno lo danneggiasse in sua assenza:

a) Catone. Il più facile, lo fece trasferire a Cipro;

b) Cicerone. Più difficile da gestire: per farlo fuori fa varare una legge ad hoc che puniva chiunque avesse fatto condannare un cittadino, senza avergli dato la possibilità di appellarsi, cosa che effettivamente Cicerone aveva fatto con Catilina. Per questo fu esiliato, e i beni confiscati.

Occasione. L’occasione per la guerra gallica si presentò nel 58 a.C. quando la popolazione degli Elvezi, che  si era stanziata in Svizzera, minacciò quella vicina degli Edui, alleati coi romani.

 – Sconfitta degli Elvezi. Gli Edui chiesero aiuto a Cesare, che intervenne, e sconfisse gli Elvezi nella battaglia di Bibracte lo stesso anno. Cesare si presenta come liberatore dei Galli.

 – Sconfitta dei Germani. Ma Cesare non si ferma, e procede verso Nord, attaccando e sconfiggendo il Re dei Germani Ariovisto, e ricacciandolo al di là del Reno. Tutta la Gallia orientale era conquistata.

 – Sconfitta dei Belgi. Intanto la popolazione dei Belgi, temendo l’espansione di Cesare, aveva formato una coalizione antiromana, anch’essa sconfitta da Cesare, che nel 57 a.C. era dunque giunto fino alla Manica.

Secondo accordo di Lucca. Mentre Cesare combatteva in Gallia, a Roma si riaccende lo scontro tra populares e optimates. Inoltre Pompeo, anch’egli allarmato per l’ascesa di Cesare, prendeva accordi segreti con l’Aristocrazia senatoria e fece tornare Cicerone dall’esilio.

 – lottizzazione delle cariche. Visto che la situazione a Roma si faceva difficile, Cesare torna in Italia nel 56 a.C. e stringe con Pompeo e Grasso un nuovo accordo, sempre a Lucca, che prevedeva una vera e propria spartizione delle cariche:

a) Cesare sarebbe diventato proconsole in Gallia;

b) Pompeo/Crasso: consoli nel 55; e poi proconsoli, l’uno in Spagna, l’altro in Siria.

Fine del Triumvirato. Ma Pompeo non solo non rispetta questi accordi, dopo essersi alleato segretamente con la classe senatoria, si schiera apertamente contro Cesare ponendosi come difensore delle istituzioni. Dopo la morte di Crasso nel 53 a.C. durante una battaglia contro i Parti, Pompeo viene nominato Console unico dal Senato, con il compito di reclutare l’esercito e sorvegliare la città. Di fatto quello che aveva attentato alle istituzioni era lui, che ora aveva un potere assoluto, in deroga ad ogni principio costituzionale.

Conclusione della guerra gallica. Cesare torna in Gallia, e nel 53 a.C. attraversa la Manica e sbarca in Britannia, dove stringe alleanze con le popolazioni locali.

 – Vercingetorige. Intanto in Gallia si era formato un gruppo di resistenza antiromana che univa varie popolazioni galliche, e guidato da Vercingetorige, giovane e instancabile nemico dei romani.

 – Fine della guerra. La guerra gallica si concluse nel 52 a.C. con la sconfitta di Vercingetorige e l’annessione della Gallia come nuova Provincia romana. La guerra aveva fatto in Gallia almeno un milione di morti; altrettanti vennero fatti schiavi, e il territorio venne in breve tempo romanizzato.

Audio Lezioni di Storia Romana del prof. Gaudio

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