L’ambiguità del linguaggio in Pirandello

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dalla Metodologia per l’insegnamento del greco e del latino

di Giovanni Ghiselli

L’ambiguità del linguaggio e l’ impossibilità di intendersi viene teorizzata  da Pirandello  nei Sei personaggi: “Ma se è tutto qui il male! Nelle parole!…come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono andate dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro! Crediamo d’intenderci; non ci intendiamo mai!”[1].

Luogo simile si trova nell’ultimo romanzo dell’Agrigentino, Uno, nessuno e centomila [2]: “il guajo è che voi, caro, non saprete mai, né io vi potrò mai comunicare come si traduca in me quello che voi mi dite. Non avete parlato turco, no. Abbiamo usato, io e voi la stessa lingua, le stesse parole. Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto” (p. 39).

 

Giovanni Ghiselli

 

note:

 


[1] Sei personaggi in cerca d’autore  ( parte prima). Parla il personaggio del Padre. La commedia andò in scena la prima volta il 10 maggio 1921 al teatro Valle di Roma.

[2] Pubblicato a puntate sul settimanale “La fiera letteraria” nel 1926.

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